Nicholas Winton: lo “Schindler Britannico” che salvò 669 Bambini dai Rastrellamenti Nazisti

Nicholas Winton nasce a Londra il 19° maggio 1909 ad Hampstead, nel Borough di Camden a Londra, da Rudolf Wertheim, un banchiere, e Barbara Wertheim, nata Wertheimer. Entrambi i genitori sono ebrei tedeschi emigrati a Londra due anni prima della nascita di Nicholas. Per integrarsi più facilmente nella società inglese, i Wertheim cambiano il cognome prima in Wortham nel 1915, durante la Prima guerra mondiale, e successivamente in Winton nel 1938 dopo la morte di Rudolf e si convertono al cristianesimo, facendo battezzare anche Nicholas e gli altri due figli, Charlotte e Robert.

Nicholas frequenta la scuola, ma l’abbandona prima di aver conseguito il diploma. Gira per l’Europa, acquisendo esperienza e competenze in varie banche. È anche un ottimo spadaccino, tanto che si qualifica per partecipare ai giochi olimpici del 1940, poi cancellati per via della guerra. Nel dicembre del 1938, mentre progetta una vacanza in Svizzera, viene invitato a Praga da un suo amico per collaborare con il comitato britannico per i rifugiati in Cecoslovacchia. Una volta a Praga, Nicholas e altri volontari organizzano la fuga per centinaia di bambini.

Ciò è possibile perché il parlamento inglese ha appena approvato una legge sull’accoglienza di rifugiati al di sotto dei diciassette anni, subito dopo la Kristallnacht, la celebre “notte dei Cristalli” del 9 Novembre 1938. Nicholas passa solamente un mese a Praga, durante il quale organizza minuziosamente la fuga dei bambini, poi lascia la città nel gennaio del 1939, sei settimane prima dell’occupazione tedesca. Il salvataggio dei bambini non è però privo di ostacoli. I treni dei piccoli rifugiati si sarebbero dovuti imbarcare in Olanda per raggiungere il Regno Unito, ma dopo la Kristallnacht l’Olanda ha chiuso i propri confini a qualsiasi passeggero ebreo. Qualsiasi clandestino ebreo viene rispedito in Germania. Nicholas ha però dei lasciapassare rilasciati dal governo inglese e i primi due treni carichi di bambini arrivano integri in Inghilterra. Il terzo treno è programmato per il 1° settembre 1939, ma non partirà mai.

M monumento della stazione di Liverpool Street. Immagine condivisa via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0:

Dei duecentocinquanta bambini che sarebbero dovuti partire con quel treno, solo due sopravviveranno alla guerra. In Inghilterra ne arrivano complessivamente seicento sessantanove, tutti con documenti falsi, e la mamma di Nicholas lavora ininterrottamente per trovare loro delle famiglie che li ospitino. Nicholas pubblica anche annunci sui giornali e si mette in contatto con vari capi di stato che possano aiutare l’Inghilterra con i bambini rifugiati, ma solo la Svezia si adopera per accoglierne un numero consistente dentro i propri confini. Questi bambini non rivedranno mai più i loro genitori e familiari, bruciati nelle camere a gas di Auschwitz. Allo scoppio della guerra, Nicholas lavora nella Croce Rossa e successivamente si arruola nella Royal Air Force. Subito dopo la guerra lavora per il comitato per la ricostruzione a Parigi, dove incontra Grete Gjelstrup, che sposa nel 1948. La coppia ha due figli, ma il figlio, Robin, muore di meningite il giorno prima del suo sesto compleanno.

Nicholas ne è devastato e fonda un’associazione per le persone con difficoltà di apprendimento. Nel 1983 riceve la medaglia all’onore dell’impero britannico per i servizi resi durante la Seconda guerra mondiale. Nel 1988, mentre riordina la cantina, Grete trova un baule pieno di documenti, fotografie e liste di nomi. Nonostante siano sposati da quaranta anni, Grete non sa nulla dei viaggi della speranza organizzati dal marito. Di nascosto, Grete scrive al programma della BBC That’s Life, che a febbraio, con la complicità di Grete, invita Nicholas a partecipare tra il pubblico. Lui non lo sa ancora, ma durante la puntata scopre che accanto a lui sono sedute due delle bambine che sono arrivate in Inghilterra sui treni organizzati da lui stesso.

Fotografia di Li-sung condivisa con licenza Creative Commons 3.0 via Wikipedia:

La redazione del programma, infatti, è riuscita a rintracciare due dei seicento sessantanove bambini e lancia l’appello per trovare anche gli altri. Qualche mese dopo, Nicholas partecipa nuovamente a That’s Life e, in un momento emozionante, alla domanda “Chi altro in questa sala deve la propria vita al signor Winton? Per favore, alzatevi in piedi”, Nicholas è circondato dai “suoi” bambini.

Fino a quel momento, Nicholas non ne aveva mai parlato con nessuno

In varie interviste successive sostiene che sia stato così perché sentiva di aver semplicemente fatto il suo lavoro, e non aveva bisogno di particolari riconoscimenti. O forse, più semplicemente, sentiva il rimorso di non averli potuti salvare tutti.

Sotto, un passaggio di un programma della BBC su Winton:

Nel 2003 riceve il titolo di Sir (baronetto) dalla regina Elisabetta II per il suo impegno umanitario. Nello stesso anno riceve il Pride of Britain Award per Lifetime Achievement. Nel 2008 incontra nuovamente la regina a Bratislava, in Slovacchia. Nel 2010 riceve il riconoscimento di eroe britannico dell’Olocausto dal governo britannico. Riceve riconoscimenti anche dal governo ceco, che nel 2008 lo propone per il Nobel per la pace, vinto poi da Barack Obama. Nel 2009, in occasione del suo centesimo compleanno, viene organizzato un treno speciale da Praga a Londra, a cui partecipano molti dei bambini ormai anziani con figli e nipoti. Nel 2014, in occasione del suo cento quinto compleanno, il governo ceco decide di insignirlo del titolo di Leone Bianco, la più alta onorificenza nazionale.

Il 1° luglio 2015, Nicholas Winton si spegne all’età di 106 anni. Per un caso voluto dal destino, Nicholas muore in occasione del settantaseiesimo anniversario della partenza del secondo treno da Praga, su cui sono partiti duecento quarantuno bambini. Complessivamente, i bambini salvati da Nicholas sono seicento sessantanove, e le stime dicono che circa sei mila persone al mondo devono la loro vita a Nicholas. Negli anni ne sono stati ritrovati circa la metà, ma degli altri non si sa che fine abbiano fatto. La BBC ipotizza che molto probabilmente i sopravvissuti non abbiano idea di come siano arrivati in Inghilterra, e non riescono a riconoscersi nella storia.