Andare al ristorante ed ordinare un piatto per poi vedersene portare un altro è qualcosa che può risultare decisamente antipatico. Eppure, a Tokyo, il “Ristorante degli Ordini Sbagliati” ha ottenuto un grande successo proprio grazie a questi errori, che costituiscono la norma invece che rappresentare l’eccezione alla regola. Situato nel quartiere Toyosa, il ristorante temporaneo ha impiegato infatti solo persone con problemi di Alzheimer, naturalmente non in grado di ricordare gli ordini fatti dai clienti.

L’esperienza di camerieri con problemi mentali è stata limitata a 3 giorni di apertura, dal 2 al 4 Giugno 2017 ma, visto l’enorme risalto mediatico ottenuto dall’esperimento, a Settembre, in occasione del “World Alzheimer Day“, si ripeterà l’esperimento, che potrebbe trasformarsi in un vero e proprio ristorante a tema.

Una grande parte del successo dell’iniziativa è stato generato dalla food blogger Mizuho Kudo, che ha raccontato la sua esperienza in un Tweet condiviso oltre 85.000 volte. La Kudo ha raccontato di aver ordinato un hamburger, vedendosi consegnare un piatto di Gyoza, i famosi ravioli giapponesi, che si sono rivelati inaspettatamente deliziosi.

Sotto, il tweet divenuto virale:

L’esperienza ha permesso a persone malate di Alzheimer, spesso purtroppo relegate ai margini della società, di sentirsi membri attivi di un’attività in piena regola, sensibilizzando inoltre un grandissimo pubblico a livello mondiale riguardo il ruolo delle persone con deficit mentali. Il racconto di Mizuho inoltre riporta come queste cameriere fossero piene di sorrisi e di voglia di vivere, e di come mangiare al “ristorante degli ordini sbagliati” sia stata un’esperienza divertentissima e appagante.

Per l’apertura di Settembre è facile che i posti disponibile siano già stati tutti prenotati, ma se vi trovate dalle parti di Tokyo potete fare un tentativo per un tavolo “Last Minute”.

Le fotografie sono tratte da Yahoo Japan.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...