Il 13 maggio 1787, un gruppo di 11 navi, chiamato First Fleet (Prima Flotta) lasciò il Regno Unito alla volta dell’Australia, dove per la prima volta venivano inviati criminali già condannati, per fondare una nuova colonia, il primo insediamento europeo in Australia. Dall’Inghilterra, le navi fecero un lungo viaggio, passando per Rio de Janeiro e Città del Capo, ultimo avamposto occidentale, e poi verso est attraverso lo sconfinato Oceano Indiano, fino a Botany Bay, l’odierna Sydney.

L’arrivo della First Fleet a Botany Bay

La flotta era composta da due navi della Royal Navy, tre navi-magazzino, e sei navi che avevano a bordo i deportati, ma anche alcuni coloni volontari. La First Fleet arrivò in Australia tra il 18 e il 20 gennaio 1788. Insieme ai detenuti, le navi portavano anche conigli.

Un carro carico di pelli di coniglio

Per alcuni decenni, dopo i conigli erano stati introdotti in Australia, non ci furono problemi, perché venivano allevati come animali da cibo, in gabbie, e non in grande numero. Tuttavia, nel 1827, un giornale della Tasmania pubblicò un articolo dove si parlava dell’incredibile boom che stava avendo la popolazione dei conigli, sottolineando che “… il coniglio comune sta diventando così numeroso in tutta la colonia, che su alcune grandi proprietà se ne possono contare a migliaia. Ci rendiamo conto che non ci sono conigli dovunque, nel resto della colonia”.

Entro il 1840 la caccia al coniglio divenne molto comune in Australia, ma il vero problema per l’esagerato numero di questi animali sorse quando, nel 1856, ne furono liberati in natura 24 esemplari, proprio a scopo venatorio. Anche se la popolazione di conigli fu considerata gestibile fino a circa il 1866, le cose cominciarono a diventare fuori controllo l’anno successivo.

Caccia al coniglio in Australia

L’Australia aveva condizioni climatiche ideali per la specie, non era presente alcun predatore, né parassiti dannosi; tutto ciò consentì una rapida esplosione demografica dei prolifici animali, ulteriormente facilitata dalla trasformazione di aree boschive in terreni coltivati con bassa vegetazione, perfetta per i conigli.

La sovrappopolazione di conigli in Australia rappresenta il caso più veloce di incremento demografico di mammiferi mai registrato sulla Terra. L’enorme numero di conigli divenne una maledizione per l’ecosistema australiano.

Recinzioni anti-coniglio

Nel 1887 la situazione era così grave, che il governo del Nuovo Galles del Sud offrì una ricompensa di 25.000 sterline per “qualsiasi metodo di successo non precedentemente conosciuto nella colonia, per lo sterminio efficace dei conigli”. Furono presentate oltre un migliaio di proposte, ma nulla sembrava funzionare.

I conigli selvatici, oltre a devastare le colture, rappresentavano un grave pericolo per le specie autoctone, sia animali sia vegetali. In particolare, divorando le piante locali, rendevano vaste aree di terreno preda dell’erosione. Nel 1893, in molte regioni dell’Australia furono installate delle recinzioni a prova di coniglio, ampliate negli anni successivi, che però risultarono inefficaci.

Tuttavia, verso la fine del 19° secolo, in un laboratorio dell’Uruguay si osservò una malattia virale, fatale per i conigli. Fu chiamata mixomatosi, che provocava tumori della pelle, cecità, febbre, tanto che l’animale che la contraeva moriva nel giro di due settimane.
L’opzione di introdurre deliberatamente la mixomatosi tra la popolazione di conigli apparve come una soluzione fattibile: diffondere la malattia attraverso il contatto diretto con un animale infetto, o anche attraverso pulci che avessero morso un individuo malato.

Nel 1938 furono condotti in Australia i primi test ‘sul campo’, ma solo nel 1950 si introdusse in maniera massiccia la malattia: nel giro di due anni la popolazione di conigli si ridusse da 600 a 100 milioni.

Poi, abbastanza velocemente, gli animali svilupparono una resistenza alla malattia, acquisendo una certa immunità, tanto che, nel 1991, il numero di conigli aveva raggiunto circa i 300 milioni. A differenza dell’Australia, la mixomatosi non fu efficace in Nuova Zelanda, ma si rivelò fatale in altri paesi, come Francia e Regno Unito, dove morì dal 90 al 99 per cento della popolazione di conigli.

La storia dei conigli australiani dovrebbe insegnare che basta poco a distruggere i delicati ecosistemi naturali, ma le soluzioni per rimediare ai danni fatti non si trovano altrettanto facilmente.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.