L’evoluzione tecnologica degli smartphone ha democratizzato l’accesso alla fotografia e reso famoso il concetto di “Selfie”, con la prima macchina fotografica frontale implementata in un cellulare nell’ormai (tecnologicamente) lontanissimo 2003. Nonostante verrebbe da pensare che è da allora che è iniziato il fenomeno dei selfie, la storia delle fotografie con autoscatto è molto più antica. Se la prima foto con un “bastone” sembra risalire al 1925, il primo selfie della storia risale al 1839, realizzato da Robert Cornelius.

Cornelius nacque nel 1809 a Philadelphia, e sviluppò sin da bambino la passione per la chimica. Egli era impiegato col padre nel campo della produzione di lastre d’argento e nella lucidatura dei metalli. Divenuti celebri per il proprio lavoro, i Cornelius vennero contattati da Joseph Saxton, che chiese a Robert di produrre una placcatura d’argento per i suoi dagherrotipi. Il chimico migliorò sensibilmente la resa dei Dagherrotipi, e le immagini che riuscì a produrre furono di una qualità superiore rispetto alle prime lastre usate da Saxton.

Sotto, Dagherrotipo della Scuola di Philadelphia realizzato nel 1839 da Saxton:

Sotto, fotografia di Robert Cornelius che ritrae Philadelphia all’angolo fra la Ottava strada e Market Street, nel 1840. La qualità dell’immagine risulta nettamente migliorata rispetto alla fotografia di Saxton di un anno prima:

Il processo di produzione delle “dagherrotipie” è lungo e complesso. L’immagine si ottiene a partire da una lastra di rame su cui viene applicato elettroliticamente uno strato d’argento. L’argento viene reso fotosensibile con dei vapori di iodio, per poi essere esposto entro un’ora per un periodo variabile fra i 10 e i 15 minuti. Il procedimento poteva esser reso più veloce utilizzando delle luci, che consentivano al materiale fotosensibile di  rimanere “impresso” in un tempo minore.

A causa della necessità di luce, Robert Cornelius lavorò all’aperto, sotto la luce del sole, di fronte al negozio di lampadari di proprietà della sua famiglia. Poiché il dagherrotipo richiedeva un tempo di esposizione dai 3 ai 15 minuti, il fotografo ebbe il tempo di scoprire l’obiettivo, entrare nell’inquadratura e rimanere lì fermo per il tempo necessario ad esser registrato sulla lastra.

Nell’autoritratto, l’immagine di Robert appare fuori centro, mostrando un uomo con i capelli arruffati e le braccia incrociate, che guarda la macchina fotografica quasi con diffidenza

L’immagine di Robert Cornelius è la più antica fotografia scattata a un essere umano negli Stati Uniti. Poco tempo prima, nel 1838, Louis Daguerre realizzava la prima fotografia di Parigi, che è anche la prima in cui compaiono degli esseri umani.

Sotto, il secondo autoscatto di Cornelius:

Dopo il successo delle sue prime immagini, Cornelius gestì due dei primi studi fotografici degli Stati Uniti, fra il 1841 e il 1843. In seguito, mano a mano che la tecnica fotografica divenne maggiormente popolare, chiuse gli studi e riprese il lavoro con le aziende di famiglia.

Categorie: Fotografia

Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...