Il Necromanteion – “Oracolo della morte” – è un antico tempio greco dedicato alla comunicazione con l’aldilà, quello che per gli antichi elleni era il famoso “Ade”. Identificato forse con un edificio nell’Epiro, servì da “porta di comunicazione” verso il regno degli inferi sino al giorno della sua distruzione completa, che venne effettuata ad opera dei Romani nel 167 a.C.. Grazie a manipolazioni sensoriali di tipo visivo e acustico, ma soprattutto a sostanze allucinogene, i visitatori avevano l’impressione di mettersi realmente in comunicazione con i propri cari scomparsi.

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

Il sito che forse era il fulcro delle cerimonie di necromanzia fu scoperto dall’archeologo Sotirios Dakaris nel 1958, e successivamente venne scavato in varie campagne sino al 1977. Durante le ispezioni furono rinvenuti molti semi di fave che, consumate non cotte, sono note per i loro effetti allucinogeni. Effetti di questo tipo sono rintracciabili anche ai semi dei lupini, ritrovati anch’essi nell’area del sito archeologico.

Il rito

Per comunicare con l’aldilà la prima operazione da portare a termine era una cerimonia di purificazione, cui seguiva un sacrificio di animali, generalmente di pecore. I visitatori attraversavano poi un labirinto aperto e una serie di corridoi sotterranei nei quali lasciavano offerte e denaro. Il sacerdote officiante poneva una serie di domande a coloro i quali volevano comunicare con l’Ade, e pronunciava alcune preghiere in grado di rendere tutto il rito ancor più ufficiale, per poi arrivare alla sala centrale dove forse veniva sollevato da una gru simile a quella utilizzata nei teatri (Aeorema).

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Il tempio

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Il sito archeologico noto come Necromanteion dell’Acheronte è costituito da un corridoio labirintico e da alcuni cunicoli sotterranei, anche se l’identificazione con un tempio per la necromanzia è ancora oggetto di controversia storica. Le dimensioni della Camera dei morti mostrano che fu costruito dagli antichi greci sfruttando avanzate conoscenze di acustica. Jessica Doyle, una studentessa dell’University College di Dublino, ha osservato, nella sua pubblicazione “Per le sale umide dell’Ade“, che la manipolazione sensoriale coinvolgeva sia l’udito sia il tatto, e che nell’oscurità sotterranea l’effetto scenico era la componente fondamentale per un riuscito inganno.

Il Dr. Enrico Mattievich, professore di fisica presso l’Università Federale di Rio de Janeiro, ha scritto a lungo riguardo i miti legati all’Ade nell’antica Grecia. Egli descrive nel suo articolo “Cadmo uccide il serpente” l’effetto che il Necromanteion aveva sui frequentatori: “Dopo un lungo periodo al buio, riti magici, preghiere, invocazioni, camminate per corridoi misteriosi e una dieta allucinogena, per i pellegrini non era difficile raggiungere lo stato mentale e psicologico di esser stati messi in contatto con il mondo dei morti“.

Citazioni classiche

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Il Necromanteion viene citato almeno due volte dai grandi autori classici. Nell’Odissea di Omero, l’eroe Ulisse entra negli Inferi attraverso un Necromanteion per cercare lo spirito di un veggente cieco, Tiresia, al fine di trovare la strada per tornare a casa sull’isola di Itaca. L’eroe è assente dall’isola ionia a causa della Guerra di Troia e del suo affronto a Poseidone. La divinità si vendica di Ulisse e dei suoi compagni perché questi hanno accecato il ciclope Polifemo, uno dei suoi figli prediletti.

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Il Necromanteion viene anche menzionato nelle “Storie” di Erodoto, dove si racconta la vicenda di Periandro, il tiranno di Corinto. L’uomo voleva comunicare con lo spirito della moglie recentemente scomparsa, Melissa, in modo da trovare il luogo dove ella aveva nascosto una somma di denaro. Quando venne contattata, la donna si rifiutò di svelare la posizione del denaro nascosto, a causa del freddo che pativa negli inferi, la tremenda conseguenza della mancata bruciatura dei suoi vestiti al momento della morte.

Per provare la propria identità la donna disse una cosa che solo Periandro poteva sapere, affermando che “Egli mise le sue pagnotte in un forno freddo“, una frase sibillina che significava che ella sapeva che l’uomo l’aveva posseduta sessualmente dopo la morte. Quando Periandro udì queste parole fece immediatamente spogliare le donne presenti, bruciandone i vestiti in onore della moglie.

Allucinazioni o poteri paranormali?

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I resoconti storici citano una serie di riferimenti per cui gli avventori del Necromanteion vedevano fantasmi e ombre. Ovviamente gli scettici affermano che queste erano soltanto allucinazioni causate dai rituali e dalle bevande con poteri psicotropi, ma l’Archeologia suggerisce una terza via. All’interno della stanza dei morti furono infatti trovate diverse parti meccaniche in grado di creare effetti scenici convincenti, sopratutto se visti nel buio delle profondità della terra. Gli antichi greci che volevano comunicare con i propri morti potevano forse vedere una messinscena di altissimo livello per l’epoca, una “tragedia” teatrale che veniva interpretata dagli spettatori come la reale manifestazione di forze paranormali.

La storia del sito e i dubbi sull’identificazione

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Il sito identificato come il Necromanteion fu riutilizzato nel XVIII secolo, quando venne edificato un monastero dedicato a San Giovanni Battista. La spedizione archeologica del 1960 concluse che questo era il luogo dove si trovava il portale per l’Ade, ma recenti studi hanno messo in discussione queste affermazioni, suggerendo invece che le rovine potessero costituire la base di una torre agricola, e le camere sotterranee fossero utilizzate come deposito di grano e acqua. Soltanto approfonditi studi storici e archeologici potranno risolvere il mistero su uno dei luoghi più affascinanti, e meno conosciuti, della storia dell’antica Grecia.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...