Il dolore di un padre cui è stato ucciso un figlio può sfociare nella vendetta più violenta. La storia di Nauplio (in italiano si legge Nafplio) e di Palamede, pochissimo conosciute al grande pubblico perché narrate al di fuori dei poemi omerici riguardo le vicende degli eroi greci, è particolarmente interessante perché getta una luce diversa sulle vicende della Guerra di Troia e del pellegrinaggio di Odisseo nel Mediterraneo.

Palamede e Odisseo

Palamede è figlio di Nauplio e Climene, Re dell’isola di Eubea, ed è uno dei più brillanti greci al tempo di Odisseo, Achille, Aiace Telamonio e Agamennone. Le sue invenzioni, fra cui si annovera persino l’alfabeto greco, i numeri, i pesi e le misure e molte altre, sono famosissime, e hanno provocato l’invidia di Odisseo.

Sotto, ritratto di Odisseo. Fotografia di Jastrow di pubblico dominio condivisa via Wikipedia:

Allo scoppio della guerra di Troia il re di Itaca, dopo aver ricevuto la predizione che lo vede tornare dal conflitto dopo vent’anni e senza compagni, tenta di fingersi pazzo arando e seminando sulla sabbia, ma Palamede lo smaschera:

Di fronte al suo carro gli mette Telemaco, e Odisseo si blocca immediatamente

Il tentativo di Ulisse di evitare la Guerra di Troia è fallito, e la premonizione dell’oracolo si rivelerà tristemente vera.

Nel contesto bellico i motivi di invidia nei confronti di Palamede da parte di Odisseo si moltiplicano, e questi medita una tremenda vendetta: introduce nella tenda dell’avversario una grossa somma di denaro e una lettera in cui Priamo ringrazia Palamede per le informazioni fornite riguardo i movimenti dell’esercito greco.

Odisseo va poi da Agamennone a denunciare il Re di Eubea, il quale finisce condannato a morte per lapidazione

La vendetta di Nauplio

Il padre di Palamede, distrutto dal dolore, si dirige al comando dei greci a Troia chiedendo giustizia per il tradimento, ma rimane inascoltato. Indomito, riesce ad escogitare un’articolata vendetta nei confronti non solo di Ulisse ma di tutto l’esercito di Achei, che lo hanno tradito e snobbato. Dapprima insinua fra le mogli dei re che combattono a Troia il dubbio che i mariti siano lontani perché impegnati con delle concubine, che al termine del conflitto porteranno in Grecia. Poi riporta la falsa notizia della morte di Odisseo ad Anticlea, sua madre, la quale si suicida per il dolore.

La conseguenza del dubbio instillato nelle mogli greche porterà, fra le altre, alle nefaste conseguenze del tradimento di Clitennestra, moglie di Agamennone, che lo ucciderà insieme al nuovo amante Egisto

L’obiettivo primario di Nauplio però rimane la morte di Odisseo, reo di aver generato l’uccisione dell’amato Palamede. Così, al ritorno della flotta Achea, l’uomo accende dei fuochi nei pressi del frastagliato capo Carafeo e le navi greche, ritenendolo un porto sicuro, vi puntano direttamente, naufragando fra le acque del Mar Egeo.

Clitennestra come dipinta da John Collier nel 1882. Immagine di Stephencdickson condivisa con licenza Creative Commons 4.0 via Wikipedia:

Nonostante l’astuto tentativo di Nauplio Odisseo si salva e l’uomo, ormai disperato per non esser riuscito a vendicare la morte del figlio, si suicida. Un’altra versione che racconta la vita di Nauplio lo vede ucciso da Zeus il quale, considerate troppo cruente le vendette messe in atto dal padre ferito, gli riserva la stessa fine che egli ha escogitato per i guerrieri greci:

Fa infrangere la sua nave contro gli scogli

Il Toponimo Nauplio

Se le vicende di Nauplio e Palamede sono meno conosciute rispetto a quelle di Odisseo, Agamennone, Aiace Telamonio o Menelao, del padre del geniale Re di Eubea rimane il topomino di una piccola ma splendida cittadina greca: Ναύπλιο (in italiano si pronuncia Nafplio), mitologicamente fondata da Nauplio stesso, che fu in mano veneziana durante il periodo dell’occupazione del Peloponneso da parte della Serenissima, e che divenne la prima capitale della Grecia dopo l’indipendenza dall’Impero Ottomano, dal 1829 al 1834.

Sotto, Nauplio, fotografia di Luu di pubblico dominio via Wikipedia:

Dell’eroe Palamede rimane, all’interno di Nauplio, il toponimo Παλαμήδι – “Palamidi”, che indica la fortezza della città, costruita dai veneziani fra il 1711 e il 1714 e che oggi rimane perfettamente conservata sul promontorio che guarda il centro abitato.

Fortezza di Palamidi. Fotografia di Ken Russell Salvador condivisa con licenza CC BY-SA 2.0 via Wikipedia:

Le vicende di Palamede sono inoltre raccontate nell’articolo “Palamede: la Storia dell’Eroe dimenticato da Omero” di Annalisa Lo Monaco.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...