L’inverno è giunto alla fine e la primavera è appena iniziata: in questo periodo di rinascita molti animali iniziano la ricerca del compagno con cui riprodursi, tra cui il riccio europeo (Erinaceus europeaus), uno dei più caratteristici animali del nostro paese.

Questo piccolo insettivoro, abbastanza diffuso tra campagne e boschi, è caratterizzato da un aspetto molto particolare poiché ricoperto da circa 5.000 aculei presenti sul dorso. Questi non sono altro che peli trasformati in spine nel corso dell’evoluzione a scopo di difesa, e l’animale possiede la capacità di appallotolarsi su se stesso formando una palla spinosa che lo protegge non solo dagli attacchi dei predatori, ma anche da pericolose cadute da altezze considerevoli.

Il Riccio Europeo, fotografia di Jörg Hempel condivisa con licenza Creative Commons 2.5 via Wikipedia:

Il riccio, nel periodo che va da Ottobre ad Aprile, entra in uno stato di ibernazione, durante la quale le funzioni vitali, come battito cardiaco e respirazione, rallentano.

Questo gli permette di sopravvivere al freddo inverno, periodo in cui le loro prede abituali, come vari invertebrati, lucertole e insetti, scarseggiano. Una volta risvegliato da questo stato di torpore il riccio riprende le sue normali attività, prettamente notturne, e si mette alla ricerca di cibo e, nel caso dei maschi, di femmine.

Avendo una vista veramente scarsa, però, il maschio non può far altro che affidarsi al suo olfatto per trovare una compagna e, nel momento in cui ci riesce, inizia finalemente il corteggiamento, che consiste nel girarle attorno cercando più volte di montarla.

Un riccio appallottolato. Fotografia di condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

La fase dell’accoppiamento

Qui si presenta il vero problema per i maschi: il loro ventre è di fatto quasi totalmente glabro, privo di spine, e di qualsiasi altra protezione, cosicché montare sulla femmina per accoppiarsi potrebbe rivelarsi difficile senza farsi del male.

Per fortuna però, la femmina, se ricettiva e propensa a concedersi, rilassa gli aculei e li abbassa, permettendo così al maschio di montarla senza ferirsi

Gli aculei del riccio infatti pungono solo nel momento in cui i muscoli per la piloerezione sono attivi (quegli stessi muscoli che ci fanno venire la pelle d’oca). Essi vanno, di fatto, a sollecitare i follicoli di ogni aculeo, irrigidendoli.

Gli aculei del riccio: ciascun esemplare ne possiede fino a 6000. Fotografia di Peter Halasz condivisa con licenza Creative Commons 3.0 via Wikipedia:

Nel momento in cui l’animale è tranquillo, però, i muscoli piloerettori si rilassano, permettendo loro di accoppiarsi e addirittura, se confidenti con l’uomo come le specie allevate in cattività, di essere accarezzati senza pungere.

Il problema delle spine fin dalla nascita

Dopo 35 giorni di gestazione la femmina partorisce la media di sei cuccioli, che alla nascita sono già provvisti di piccoli aculei ricoperti da una membrana, la quale evita alla madre di ferirsi durante il parto. Questa membrana viene riassorbita poche ore dopo la nascita. Dopo circa 4 settimane i cuccioli sono già indipendenti, assomigliando in tutto e per tutto a degli adulti in miniatura e sono pronti a cavarsela da soli.

Bibliografia:

1. https://animaldiversity.org/accounts/Erinaceus_europaeus/

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Dario Geloso

Studente presso la facoltà di scienze naturali dell’Università di Parma. Sono un grande appassionato di etologia ed aspirante zoologo, vivo e lavoro insieme agli animali fin dall’infanzia. Specializzato soprattutto nel settore cinofilo, operatore cinotecnico riconosciuto, mi dedico attivamente alla ricerca sul campo. Sportivo, amo il trekking e la pesca dedicandomi anche alla divulgazione scientifica.