Il 1933 fu uno degli anni più funesti per la Germania e il mondo intero. Un anno che segnò il passo di tutto il Novecento, il cosiddetto “secolo breve”. Il 30 gennaio, dopo la nomina ricevuta dal presidente del Reich Paul von Hindenburg, si formò il governo di Adolf Hitler; pochi giorni dopo, il 4 febbraio, l’anziano presidente tedesco emanò un decreto che limitava la libertà di stampa. Con queste azioni Hindenburg non si era reso conto del pericolo in cui aveva messo la sua nazione, ma qualcun altro forse sì, qualcuno – probabilmente tra le fila delle SS – che inconsciamente aveva intuito il sentiero buio che stava prendendo la Germania e nella notte del 28 febbraio di quel 1933 dette alle fiamme il Reichstag a Berlino. L’incendio, però, sortì l’effetto opposto, dando il la a violente rappresaglie. L’atto non riuscì a frenare l’avanzata di Hitler. Il 24 marzo, infatti, il neocancelliere ottenne dal parlamento tedesco i pieni poteri coronando una rapidissima scalata al vertice della nazione tedesca.

Quel primo anno del governo Hitler – che durerà per 4.473 giorni, fino al 30 aprile 1945, alla morte del Führer, rimanendo tuttora il più lungo della storia tedesca – fu segnato anche da una particolare crociata: quella contro i libri passata alla storia col nome di Bücherverbrennungen, letteralmente i roghi dei libri.

Roghi a Braunschweig, Dresda, Düsseldorf, Magdeburgo, Lipsia e Monaco. Da nord a sud, da est a ovest una ferocia senza fine, ma le fiamme più note furono quelle accese a Berlino.

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Nei pressi dell’accesso sud della Unter den Linden, il famoso viale alberato che taglia in due la capitale tedesca, e non lontano dalla sede del Ministero degli Esteri, troviamo la Bebelplatz.

Qui, nella piazza che a quel tempo era conosciuta come Opernplatz, la notte del 10 maggio 1933 si consumò il rogo più famoso in cui furono dati alle fiamme circa 20 000 volumi ritenuti pericolosi o comunque non allineati all’ideologia nazista. Tra i libri che finirono tra le alte fiamme naziste in quello che è l’evento campale delle Bücherverbrennungen ci furono quelli di autori ebrei, pacifisti, religiosi, sessuologi, anarchici, comunisti, socialisti e liberali.

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Tra i nomi eccellenti della letteratura mondiale non in lingua tedesca furono bruciati i libri di Lev Tolstoj, Fëdor Dostoevskij, Vladimir Nabokov, Vladimir Majakovskij, André Gide, Victor Hugo, James Joyce e Oscar Wilde. Tra gli autori in lingua tedesca furono eliminati i lavori di Heinrich Mann, Robert Musil, Joseph Roth, Sigmund Freud, Heinrich Heine, Karl Marx, Albert Einstein, Franz Kafka, Hermann Hesse e Erich Kästner; quest’ultimo era addirittura presente mentre le SS bruciavano i suoi libri e raccontò la surreale scena sui suoi diari.

Alla notte più buia della cultura parteciparono oltre 40 000 berlinesi e lo stesso Joseph Goebbels in persona, ministro della Propaganda, che, dall’alto del suo dottorato in letteratura con una tesi sulla letteratura romantica dell’Ottocento, istigò gli studenti nazionalsocialisti a saccheggiare le biblioteche cittadine alla ricerca di tutte le opere inserite nella lista nera del Terzo Reich.

Quello di Berlino fu un rogo badiale che ha fatto della Bebelplatz – intitolata nel 1947 al politico e scrittore August Bebel – il luogo simbolo di quella stagione infernale, di quello schiaffo alla cultura e all’umanità.

Nel 1993, in occasione del sessantesimo anniversario del rogo, fu lanciato un bando per la costruzione di un’opera in memoria del triste evento. Vincitore fu scelto lo scultore israeliano Micha Ullman e nel 1995 fu disvelata l’opera: una lastra di vetro, collocata al centro della piazza, dalle dimensioni di un tombino dalla quale si può vedere, nelle viscere della strada, una camera con degli scaffali vuoti.

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Il monumento, titolato Denkmal zur Erinnerung an die Bücherverbrennung, letteralmente il memoriale ai roghi dei libri, ma conosciuto in Italia come “La libreria vuota”, ricorda i 20 000 volumi “uccisi” nel rogo dei libri del 10 maggio 1933 e tutti gli altri che si consumarono per tutto il paese.

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Accanto al monumento alla memoria è collocata anche una targa che riporta le parole del poeta tedesco Heinrich Heine – tra gli autori dei libri pericolosi che finirono nel fuoco – che, oltre un secolo prima quella drammatica stagione, nella tragedia Almansor (1921), scrisse delle parole che, alla luce di come svoltarono gli eventi per Hitler e il Terzo Reich, hanno assunto una eco profetica: «Là dove vengono bruciati i libri, alla fine si bruciano anche le persone».

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Antonio Pagliuso
Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si vede tra vent'anni come un moderno Mattia Pascal; mal che vada ripiegherà sul personaggio di Raskol'nikov. Autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".