Naia fu una delle prime abitanti delle Americhe, che nacque, crebbe, divenne madre e morì a 16 anni nello Yucatan (Messico), circa 12.000 anni fa. I resti di Naia vennero scoperti in una grotta subacquea tanto enorme, profonda e “scura” che i ricercatori la soprannominarono “Hoyo Negr” – Buco Nero”. La ragazza poteva avere fra i 15 e i 17 anni quando morì, ma non rimase subito immersa nell’acqua, perché il livello del mare era allora inferiore di 91 metri circa.

La fossa racconta la sua storia

Sui pavimenti e sulle pareti dell’Hoyo Negro i subacquei hanno scoperto i resti di molti animali del periodo del tardo-pleistocene, la maggior parte dei quali sono oggi estinti. Le ossa sono ben conservate, e comprendono i famosi bradipi giganti, i gomphotheriidae (simili a elefanti), felini con denti a sciabola, orsi, puma e molti altri animali che caddero nel buco al minimo 8.000 anni fa.

I resti ossei di Naia ci raccontano tantissimo delle prime popolazioni che colonizzarono le Americhe. Le ossa delle sue gambe mostrano che era una camminatrice assidua, mentre l’attaccatura delle ossa e lo spessore di queste indica che non poteva sollevare grandi pesi, ed è improbabile che fosse una lavoratrice impegnata in lavori agricoli o nella lavorazione delle pelli animali. L’articolo su Nature afferma addirittura che la sua costituzione era così gracile che le ossa superiori del braccio erano “sottili quanto quelle di un normale dito umano“.

Si ipotizza che una costituzione tanto esile possa avere causa da deficit nutrizionali prolungati. Le ossa delle ginocchia hanno alcune linee incise che indicano un blocco della crescita, forse a causa della malnutrizione o di problemi di salute come un’infezione parassitaria, che le avrebbe bloccato l’assorbimento delle sostanze nutritive. Le irregolarità della dentatura fanno inoltre pensare agli studiosi che l’alimentazione potesse essere irregolare, certamente molto limitata.

Un Gliptodonte, contemporaneo di Naia:

Una piccola porzione del bacino di Naia è andata perduta cadendo nella fossa, ma le ossa pelviche rimanenti hanno uno spessore che indicano che divenne madre in giovanissima età. L’ispessimento delle ossa è infatti un indicatore fondamentale, che fa sostenere agli archeologi, in collaborazione con gli scienziati dell’Università Autonoma dello Yucatán, che Naia fu probabilmente una madre-bambina.

James Chatters, l’archeologo e ricercatore che ha condotto lo studio commissionato dall’istituto Nazionale di Storia e Antropologia di Città del Messico, afferma che Naia:

“Ci racconta una storia. Era una vita molto dura”.

Naia visse un’esistenza difficilissima, ed ha già aiutato gli antropologi a determinare un ceppo di origine dei primi nativi americani. Lo scheletro venne trovato nel 2007, ma fu solo nel 2014/2016 che venne studiato a fondo, estraendo tutte le ossa dall’Hoyo Negro. Nel 2014, Chatters e i suoi colleghi pubblicarono un articolo nel quale spiegarono che il DNA della ragazza proveniva da un unico gruppo di emigranti asiatici, e sostengono che da questi abbiano avuto origine i moderni nativi americani.

L’articolo fu controverso e messo in discussione dalle associazioni dei nativi, che sostennero che le loro origini siano molteplici (Europa, Asia non solo settentrionale, Africa) e non solo dagli asiatici settentrionali che, circa 15.000 anni fa, attraversarono lo stretto di Bering.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...