Murasaki Shikibu: la vita di una scrittrice alla corte Heian

Murasaki Shikibu è stata una scrittrice giapponese vissuta durante l’epoca Heian (794-1185), nota ai più per aver scritto il leggendario romanzo “Genji Monogatari” (源氏物語), tradotto in italiano come “Il racconto/La storia di Genji”, che è tutt’oggi considerato un capolavoro della letteratura giapponese, e alcuni lo classificano come il primo romanzo moderno della storia.

Murasaki Shikibu (紫式部) nacque intorno all’anno 973 a Heian-kyō, città dalla quale prende il nome il periodo storico in cui ci troviamo, e che corrisponde oggi alla città di Kyoto. Abbiamo poche certezze riguardo la vita di Murasaki, una di queste è che la scrittrice derivava, sia da parte della madre che del padre, dal clan dei Fujiwara, una famiglia molto potente, che tenne le fila della politica giapponese fino alla fine dell’11esimo sec. Nonostante il bisnonno di Murasaki avesse occupato una posizione di privilegio in passato, nell’epoca in cui visse la scrittrice, la famiglia era regredita al rango medio-basso. Questa fetta di nobiltà, veniva di solito mandata lontana dalla corte, ovvero nelle province, a ricoprire cariche poco appetibili. É quello che accadrà al padre di Murasaki nel 996, costretto a trasferirsi a Echizen per lavoro.

Anche sul nome abbiamo non pochi dubbi: Murasaki Shikibu era uno pseudonimo, creato dal connubio di “Murasaki” (in giap. letteralmente “viola”), forse preso dal nome di uno dei personaggi più importanti della sua opera Genji Monogatari, e “Shikibu”, che deriva dal luogo in cui il padre svolgeva il proprio lavoro, il Ministero delle Cerimonie (in giapponese Shikibu-shō).

Si ipotizza che il suo vero nome fosse in realtà Fujiwara Takako, ma non si ha nessuna certezza in merito. In epoca Heian era molto comune attribuire alle donne dei soprannomi, poiché solo i nomi degli uomini venivano registrati. Questa era un’epoca in cui gli uomini governavano indiscussi, e le donne aristocratiche erano relegate a una vita isolata e separata fisicamente da quella del sesso opposto, addirittura, potevano rivolgere la parola solo agli uomini appartenenti al proprio nucleo famigliare. Le donne venivano usate come pedine in matrimoni combinati, dove l’unica cosa che importava veramente era la strategia politica. È vero che avevano il privilegio di vivere nel lusso e nella raffinatezza della corte, ma era comunque una vita precaria, la poligamia era la normalità e ruotava tutto intorno alla ricerca della bellezza, di per se è un qualcosa di fugace.

Murasaki Shikibu, ebbe la possibilità di avere una vita molto diversa e singolare per l’epoca: di solito i figli venivano affidati alle madri, che li crescevano in luoghi separati da quelli frequentati dagli uomini, Murasaki invece visse a casa col padre, forse perché la madre morì in giovane età. La scrittrice aveva due sorelle e un fratello, ma si ipotizza che il padre abbia avuto altri figli dopo la morte della moglie, e Murasaki potrebbe aver vissuto anche con i suoi fratellastri e la/le matrigna/e. In casa, i fratelli studiavano il cinese, una lingua molto importante perché costituiva il linguaggio del governo, ed era riservata solo ed esclusivamente agli uomini, sia nell’uso che nell’apprendimento. Murasaki però, che abbiamo detto abitava nella stessa casa dei suoi fratelli, imparò il cinese classico e letteratura cinese, ricevendo un’educazione dunque, quanto più di lontana dalla convenzionalità di quegli anni. Inoltre, la scrittrice non si sposò giovane come tutte le ragazze erano solite fare, ma visse a casa con suo padre, forse addirittura fino ai 25 anni. Come abbiamo citato precedentemente, sappiamo che nel 996 il padre dovette trasferirsi nella provincia di Echizen per lavoro, e la figlia andò con lui, anche questo un fatto piuttosto inusuale per le donne della media-bassa nobiltà. Di solito non era concesso loro intraprendere viaggi molto lunghi, e soprattutto allontanarsi così tanto dal luogo di nascita. Murasaki tornò a Kyoto forse nel 998 per convolare a nozze con il suo cugino di secondo grado, Fujiwara no Nobutaka (950-1001), anche lui facente parte del clan dei Fujiwara. Come il padre, anche il marito lavorava presso il Ministero delle Cerimonie, ed insieme ebbero una figlia, Katako, nel 999. Il matrimonio durò poco perché Nobutaka si ammalò di colera e morì nel 1001. La scrittrice potrebbe aver incominciato a scrivere il Genji Monogatari prima della morte del marito, ma alcuni studiosi pensano abbia iniziato dopo il suo secondo matrimonio.

Nonostante la reclusione delle donne di cui abbiamo raccontato, queste ultime giocarono un ruolo fondamentale per la letteratura giapponese, infatti la maggior parte dei testi letterari che abbiamo risalenti all’epoca Heian, sono stati scritti proprio da donne. Mentre gli uomini scrivevano rigorosamente in cinese, le donne si dilettavano a scrivere in “Kana”. Il Kana è un sillabario fonetico giapponese che oggi si trova diviso in due: l’”Hiragana”, scrittura priva di ideogrammi, e il “Katakana”, usato per la maggior parte per scrivere parole di origine straniera. Oggi, l’uso esclusivo dell’Hiragana come metodo di scrittura, è riservato ai bambini, che non sono ancora in grado di scrivere e leggere gli ideogrammi (in giap. “Kanji”, 漢字). Ritornando all’epoca di Murasaki Shikibu, il Giappone stava vivendo un periodo di forte nazionalismo, si sentiva sempre di più il bisogno di creare una propria identità giapponese, e ci si voleva staccare dalla Cina che fino a quel momento aveva dominato il Giappone in cultura e scrittura. Possiamo quindi affermare che le donne, che in questi anni si cimentavano nella scrittura di romanzi e diari in Kana, gettarono le basi per la creazione della letteratura giapponese così come la conosciamo oggi.

Quando Murasaki Shikibu entrò in servizio presso il palazzo imperiale, forse intorno all’anno 1005, divenne una delle dame di corte della consorte dell’imperatore Ichijō, Sōshi, figlia di Fujiwara no Michinaga. A Murasaki era stato chiesto, oltre di prendersi cura della sua signora, di intrattenerla scrivendo storie. Probabilmente in quel periodo i primi capitoli del Genji Monogatari erano già diventati molto popolari, ed è proprio per la sua nota abilità nella scrittura, che potrebbe essere stata scelta come dama di corte. Le “Nyōbō” (dame di corte in giapponese), dovevano essere colte ed erudite, ed aver ricevuto un’educazione particolarmente raffinata, e la nostra Murasaki Shikibu insieme a Sei Shōnagon, furono due delle più talentose dell’epoca.
Ma veniamo all’opera più studiata nelle scuole giapponesi e non solo, il “Genji Monogatari”.

L’opera è costituita da 54 capitoli, dove i primi 41 trattano la vita del protagonista, il principe Hikaru Genji, mentre gli altri 13, narrano le vicende del figlio di Genji, Kaoru, e successivamente del nipote.

Genji è il figlio di un imperatore e delle sua concubina preferita che muore quando egli è ancora molto piccolo. Il bambino viene escluso dall’imperatore dalla linea di successione per salvarlo dalle grinfie della sua consorte principale, gelosa dell’affetto che il marito nutre per il figlio della sua amatissima, ma ormai defunta, concubina. Genji allora viene cresciuto a corte da un’altra concubina del padre, Fujitsubo. Il protagonista cresce dotato di qualsiasi qualità: bellezza, intelligenza, cultura, sensibilità, eleganza, raffinatezza; sa suonare divinamente qualsiasi strumento, e sa comporre poesie come nessun altro riesce. Insomma racchiude in se tutte le qualità dei canoni dell’epoca. Per queste sue doti straordinarie, qualsiasi donna si innamora di lui, infatti per tutto il libro, ci vengono narrate le vicende amorose di Genji, che sono tantissime. Il protagonista cercherà per tutta la vita la donna perfetta, ponendo più attenzione sulle donne che hanno una qualche somiglianza con la madre, che sono quelle che conquisteranno un posto speciale nel suo cuore, rispetto alle altre. Per citare alcuni nomi di donne che spiccano in quest’opera menzioniamo: Kiritsubo, la concubina che cresce Genji; Rakujo, una donna molto gelosa che diventerà un demone; e Murasaki, la bambina rapita da Genji, e che amerà di più di tutte le altre. Da sottolineare che i nomi di tutti i personaggi non sono reali, ma solo dei soprannomi, così come si usava anche nella realtà in epoca Heian.

Nonostante si parli per tutto il romanzo di relazioni sentimentali, non si trova nulla di esplicito, il lettore deve usare la propria immaginazione e leggere fra le righe. Fra le pagine del racconto notiamo la presenza frequente di “Waka”, ovvero uno stile poetico giapponese, e molti riferimenti al buddismo, come per esempio il tema della sofferenza. Il Genji Monogatari è considerato da molti il primo romanzo moderno della storia, il classico dei classici, il canone per eccellenza, letto e studiato in tutto il Giappone e nel mondo, trasformato in spettacoli teatrali, in film, manga e anime. La scrittrice usa personaggi inventati, non fermandosi alla superficie, ma andando in profondità nella loro psicologia. Li cala in modo realistico nella quotidianità della corte Heian, presentandoci gli usi e costumi dell’epoca, il tema dell’infedeltà e ci parla dei titoli nobiliari attraverso i discorsi che i personaggi fanno tra di loro.

Un’altra opera di grande valore di questa straordinaria scrittrice, è il suo diario “Murasaki Shikibu Nikki”, (ita. Il Diario di Murasaki Shikibu), molto di quello che sappiamo oggi su Murasaki e sul periodo Heian, è proprio grazie al suo diario. Nonostante a quell’epoca i diari delle dame di corte godevano di scarsa considerazione, oggi sono invece una fonte storica preziosa. Murasaki iniziò a scrivere il diario quando entrò a corte come dama di compagnia al fianco della principessa Sōshi, secondo la tradizione nel 1008, ma si pensa già intorno al 1005. Questo fu un periodo storico piuttosto particolare: per la prima volta, si vedeva la presenza di due consorti ufficiali imperiali al cospetto dell’imperatore Ichijō. Le consorti erano Teishi, figlia di Fujiwara no Michitaka, e Sōshi, figlia di Fujiwara no Michinaga. Murasaki fu scelta come dama di corte di Sōshi, perché la sua famiglia era legata al quel ramo dei Fujiwara rappresentato da Michinaga. A differenza di quello che possiamo pensare oggi, i diari all’epoca, non narravano di fatti giornalieri o recenti. Le dame di corte se ne servivano per narrare di episodi per loro significativi, come per esempio la nascita dei principi ereditari, le relazioni amorose, i riti, le festività, e le cure senza fine che riservavano alla propria signora. Dai Diari, capiamo che le vite delle dame di corte, erano legata e dipendevano da quella della propria signora, ed era loro premura farla sempre apparire bella, colta e raffinata agli occhi dell’imperatore, per far sì che in lui non sfumasse l’interesse nei suoi confronti. Per quanto riguarda Murasaki Shikibu, dal suo diario sembrerebbe che alla scrittrice non piacesse più di tanto la vita a corte, né tantomeno le sue compagne dame di compagnia.

La data di morte di Murasaki Shikibu, è un altro dei particolari che non ci è dato sapere. Alcuni studiosi ipotizzano il 1014, infatti secondo alcuni registri governativi, si intuirebbe come il padre della scrittrice sia tornato a Kyoto all’improvviso, lasciando in pausa il lavoro. Alcuni invece credono che possa essere deceduta in un anno non ben precisato tra il 1025 e il 1031, se così fosse però, la scrittrice avrebbe avuto tra i 52 e i 58 anni, un’età troppo avanzata per l’epoca. Sappiamo per certo che l’imperatore Ichijō morì nel 1011, e una delle sue consorti, Sōshi si allontanò dalla corte ritirandosi in un’abitazione sul lago Biwa, a nord-est rispetto a Kyoto. Potrebbe essere che Murasaki, in qualità di dama di compagnia, abbia seguito la sua signora e sia anche lei andata a vivere al lago, infatti alcuni registri testimonierebbero la sua presenza in quel luogo in data 1013.


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