Dalla fine degli anni ’40 e per i successivi trent’anni nelle strade di New York ci si sarebbe facilmente imbattuti in un personaggio bizzarro che con la sua musica incantava passanti e sbigottiva musicisti come Charlie Parker, Janis Joplin e direttori d’orchestra come Artur Rodzinski e Arturo Toscanini.

Il suo nome era Louis Thomas Hardin ma a tutti era noto come Moondog

Nato nel 1916 in un piccolo centro del Kansas da un predicatore episcopale e un’organista, la sua storia inizia il 4 luglio del 1932, quando, giocando nei campi del Missouri dove si era trasferito con tutta la famiglia, si imbatte in un curioso oggetto cilindrico e inizia a lanciarlo sul prato, ma il giocattolo improvvisato è in realtà un tappo di dinamite che gli esplode in faccia rendendolo cieco per sempre.

Questo episodio, che cambierà irrimediabilmente la sua vita, provoca in lui una profonda sfiducia in Dio e lo spingerà ad allontanarsi sempre più dalla religione a cui è stato educato.

Dopo l’incidente, Louis deve affrontare una serie di difficoltà a cominciare dallo studio del braille passando per il divorzio dei genitori. In questa fase complicata, la sorella maggiore diventa di fatto suo mentore e si dedica a leggere per lui opere filosofiche, scientifiche e mitologiche. In questo modo il giovane Hardin comincia ad avvicinarsi ad altre forme di spiritualità interessandosi soprattutto alla mitologia e alla cultura nordiche.

Abbandonata la fede cristiana egli trova conforto nei suoni e si lascia travolgere dal senso dell’udito, la passione per la musica s’impossessa di lui. È in questo momento che decide fermamente che diventerà un compositore.

Successivamente frequenta la Iowa’s School of Blind dove impara le regole del tempo e della composizione avvicinandosi a diversi strumenti. Continua i suoi studi a Memphis, dove sposa una donna molto più grande di lui che lo introduce nell’alta società procurandogli qualche contatto utile sulla scena musicale.

Il matrimonio dura però appena sei mesi. Louis si ritrova isolato e senza risorse, fa i bagagli e decide di avventurarsi a New York.

Arrivato a New York, senza nessun appoggio e senza il becco di un quattrino, si piazza per strada, in un punto strategico dove è sicuro di poter venire in contatto con musicisti di verio genere:

Il marciapiede davanti alla Carnegie Hall

La gente inizia a notarlo e col passare delle settimane i musicisti della Filarmonica di New York si interessano sempre di più a lui facendo pressioni a Rodzinski e Toscanini perché lo incontrino. Entrambi i direttori rimangono molto colpiti, al punto che Rodzinski gli propone la direzione della Filarmonica con una sua opera se riuscirà a realizzarne una adatta.

Louis però non ha fondi per pagare qualcuno che traduca la sua musica dal braille, quindi rinuncia all’offerta e resta sul suo marciapiede, dove continua a suonare per anni

I suoi vestiti semplici, la barba e i capelli lunghi fanno sì che la gente cominci ad accostarlo alla figura di Gesù, ma per lui è un affronto troppo grande, e decide di fare qualcosa per discostarsi il più possibile dalla sua immagine. Così decide di disegnare e realizzare da sé un mantello con cappuccio e un copricapo cornuto, ispirandosi alla divinità germanica del tuono e della tempesta, Thor.

Fotografia via Wikipedia:

Sulla Sixth Avenue si mette comodo, sistema a terra i suoi bizzarri strumenti musicali artigianali e se ne sta lì in mezzo al traffico per ore, ogni giorno, suonando la sua musica e vendendo le sue poesie scritte a mano. Quando i passanti gli chiedono quale sia il suo nome lui risponde “Moondog”. È il 1947, in tutte le strade e in tutti i circoli artistici diventa una vera e propria icona, tanto che Alan Freed, il leggendario conduttore radiofonico, chiama il suo programma “The Moondog House”, che ha un successo straordinario, senza però riconoscere mai nulla al vero Moondog.

Quest’ultimo si decide infine a trascinare Freed in tribunale

Spinto e sostenuto nella sua causa da leggende della musica come Igor Stravinskij, Arturo Toscanini e Benny Goodman, Moondog vince e Freed è costretto a cambiare il nome al suo programma con la fortunatissima formula “Rock & Roll”.

La produzione musicale di Louis è massiccia: centinaia di opere, ottantuno sinfonie per orchestra, ensemble, opere per pianoforte, ottoni, organi e una cinquantina di canzoni. Molte sono state pubblicate ma molte altre non sono mai state neanche eseguite, come l’opera per tredici celeste, quella per settantasei tromboni e poi “Tree Tone”, un lavoro che richiederebbe per la sua esecuzione otto direttori, e “Cosmos”, immensa opera di nove ore che necessita di migliaia di musicisti e cantanti. Molti altri appunti musicali sono ancora disponibili solo in braille, pertanto, per capire appieno la grandezza del suo lavoro per intero ci vorranno ancora anni.

La musica di Moondog racchiude suoni e influenze profondamente americani: jazz, regtime, ottoni militari, percussioni dei nativi, e poi suoni di strada, voci, rumori del tram, del porto, suono di campane.

Dentro la sua musica si trova l’essenza stessa della musica di strada di New York

“Sono osservatore della vita”, dice di sé, “un non-partecipante che non prende posizione. Sono dentro la società irregimentata ma non ne faccio parte”.

All’inizio degli anni ’20 aveva visitato con suo padre la tribù indiana degli Arapahoe, scoprendo la loro tradizione di ritmi e danze. Questa esperienza lo segnò per sempre determinando il suo tipico stile musicale, lo “Snaketime”, un andamento sinuoso di percussioni e ritmi fuori tempo.

Moondog è talmente ossessionato dalla sincope e dal fuori tempo che spesso dichiara di temere di morire in quattro quarti.

In un’epoca in cui si assiste a un crescente fascino per la musica a dodici toni e per l’atonalità, Moondog rifiuta il rifiuto della tonalità tipico del XX secolo.

“Sono profondamente tonale”, dice, “Quindi mi sento un po’ solo”. Mentre tutti guardano avanti, Moondog resuscita strutture e armonie del passato, quelle usate da Bach, Beethoven e Brahms.

Durante la sua adolescenza aveva letto dell’importanza per un compositore di padroneggiare le regole del contrappunto. Si era messo così a studiare contrappuntistica e a scoprire e amare profondamente Bach, ritenendo comunque di aver trovato nella produzione del grande compositore alcuni errori. “Amo Bach ma sono convinto che non abbia mai analizzato i suoi brani. Sono certo che se avesse avuto tempo si sarebbe accorto che dentro c’erano diversi errori, ma aveva anche moglie e figli di cui occuparsi”.

La genialità di Moondog lo porta anche a inventare strumenti nuovi come l’OO, una piccola arpa triangolare a 25 corde, l’Hüs, uno strumento a corde suonato con un arco, l’Utsu, una tastiera pentatonica, la Trimba, uno strumento a percussione triangolare, e l’Uni, una cetra a 7 corde.

Tomba di Moondog nel cimitero centrale di Münster, progettata da Ernst Fuchs. Fotografia di HAL-Guandu condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Secondo Roberto Scotto, uno dei primi biografi di Moondog, tutti quelli che contavano nella musica erano fan di Moondog. Grazie alla sua scelta di esibirsi in strada davanti a locali, sale concerti, uffici di grandi etichette discografiche, è riuscito a incontrare negli anni i migliori del settore, tra cui Duke Ellington e Charlie “Bird” Parker, il quale più volte gli esprime il desiderio di realizzare un album insieme, ma che purtroppo muore poco tempo dopo. In ricordo del grande sassofonista, Moondog compone quello che è forse il suo brano più celebre: “Bird’s Lament”.

Philip Glass, che da giovane frequenta la Juilliard School of Music, incontra Moondog davanti a un locale in cui deve esibirsi e ne rimane affascinato. Gli offre ospitalità e Moondog andrà quindi a vivere per un anno sotto lo stesso tetto di Glass che a sua volta lo presenta a steve Reich. Entrambi i musicisti affermeranno poi di aver imparato da Louis Hardin molto più di quanto non abbiano fatto dai loro studi alla Juilliard, ritenendolo il fondatore del Minimalismo musicale.

Membro iconico della Beat Generation di NY, stringe amicizia con Burroughs e Ginsberg. Ammirato da Joan Baez, Ravi Shankar, la sua musica ha influenzato anche Frank Zappa e Captain Beefheart.

Dal jazz alla musica contemporanea alle sinfonie per orchestra, la produzione di Moondog è talmente variegata che diviene noto come “The Bridge”, per la sua capacità di unire una moltitudine di generi diversi influenzando tutte le aree della creazione musicale contemporanea.

Nel 1974 realizza il suo sogno di visitare la Germania, grazie all’invito da parte della Hessischer Rundfunks Orchestra per assistere al primo concerto europeo su una sua opera.

La trimba, strumento a percussioni di Moondog. Fotografia di condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Dopo essersi esibito in una serie di concerti decide di non tornare negli USA e di suonare nelle strade di Francoforte, Amburgo e Recklinghausen. A questo periodo risale l’incontro con la studentessa Ilona Goebel, con la quale va a vivere, e che diviene sua agente e produttrice.

Sparito per lungo tempo dalla scena newyorkese, al di là dell’oceano si pensa che Moondog sia morto e il suo nome diventa una leggenda, fino a quando torna a New York nel 1989, per esibirsi al festival New Music America dove viene accolto trionfalmente.

Moondog muore in Germania nel 1999, ma la sua musica continua a diffondersi, a essere scoperta in forme sempre nuove e a guadagnare popolarità col passare degli anni, anche attraverso l’utilizzo della sua musica come elemento costitutivo di nuove e moderne composizioni. Diversi DJ infatti hanno utilizzato e utilizzano parti dei suoi brani campionati. Contro i puritani musicali che gridano al sacrilegio di fronte a operazioni di questo tipo va ricordato che lo stesso Moondog era un fan della tecnologia del campionatore, che aveva scoperto in Germania negli anni ’80, e delle sue grandi potenzialità.

In questo senso uno degli esempi più famosi è quello di Mr. Scruff, produttore e dj inglese che ha utilizzato un campione di “Bird’s Lament” per il suo brano “Get a Move On” del 1999, ottenendo un grande successo e rinnovando ancora una volta l’attenzione per la genialità di Louis “Moondog” Hardin, un artista e un uomo che ha sopportato con grande dignità la cecità, il vagabondaggio e i pregiudizi, diventando quello che in molti definiscono uno dei musicisti più geniali e talentuosi del XX secolo.

(il suo pezzo più famoso)

(in questa la voce dei versi iniziali è quella di Moondog e registrazioni dei rumori di strada originali)

(il pezzo di Mr. Scruff con il brano di Moondog)

Barbara Giannini
Barbara Giannini

Ho studiato Archeologia medievale a La Sapienza di Roma, dopodiché ho intrapreso la strada dell’editoria lavorando per una casa editrice romana come editor e correttrice di bozze. Sono stata co-fondatrice nel 2013 di un’agenzia letteraria per la quale ho continuato a lavorare come editor e talent scout, rappresentando autori emergenti in Italia e all’estero. Attualmente sono iscritta al secondo anno di Lingue e Letterature Straniere all’Università Roma Tre e nel frattempo mi occupo di politiche ambientali. Sono appassionata di letteratura, arte, storia, musica e culture straniere.