Monsieur Verdoux: Charlie Chaplin e l’omicidio in salsa comica

Buonasera. Permettete che mi presenti, Henri Verdoux. Defunto, ma onesto impiegato di banca. Per essere esatti, onesto e impiegato fino alla crisi economica del 1930 che mi lasciò improvvisamente disoccupato. Fu allora che cominciai a specializzarmi ella liquidazione di… di distinte signore. Un lavoro, vi assicuro, strettamente commerciale, impiantato per mantenere la famiglia. Mi si lasci dire, però, che il mestiere di Barbablù è tutt’altro che redditizio, e che per imbarcarsi in simile impresa bisogna essere dotati del più candido ottimismo. Come me, sfortunatamente. Ed ecco la storia”. Comincia così Monsieur Verdoux, forse il film più crudo mai girato da Charlie Chaplin, il film con il quale si liberò definitivamente del personaggio di Charlot.

Il film si ispirò al personaggio di Henri Désiré Landru, noto Barbablù francese, giustiziato nel settembre 1922. L’idea di girare un film su Landru fu dapprima di Orson Welles, che seppur giovanissimo cominciava a imporsi nel cinema americano, anche grazie a “Quarto Potere”, il suo capolavoro. Welles era affascinato dalla storia di Landru, e voleva Chaplin, suo collega e caro amico, come protagonista del film. Anche Chaplin era affascinato dalla storia del Barbablù francese, e nella sua testa covava da anni l’idea di girare una “commedia di omicidi”, perché per lui “reso in modo adeguato, l’omicidio può essere comico”. Chaplin amava tanto l’idea e il desiderio di realizzare il suo sogno più profondo era talmente grande che comprò il progetto da Welles, alla sola condizione di inserire la dicitura “basata su un’idea di Orson Welles” all’inizio del film, nel 1941, al prezzo di cinquemila dollari.

Chaplin lavorò almeno quattro anni alla sceneggiatura. La lavorazione venne rallentata anche dalla guerra, che causò un rigido razionamento in tutti i settori, compreso quello cinematografico. Per la prima e unica volta nella sua carriera, Chaplin dovette lavorare su una sceneggiatura completa e dettagliata, senza la possibilità di improvvisare sul set, e con degli schizzi ben precisi delle scene da girare.

Il film uscì nel 1947 e fu un successo in Europa e un fiasco negli Stati Uniti, dove cominciava la caccia alle streghe che caratterizzò la guerra fredda, e Chaplin fu la sua vittima più illustre. La critica fu spietata nei confronti del film, che si presentava come una “commedia di omicidi”, negli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale, che era stata teatro di atrocità inenarrabili.

Anche se la vicenda è ambientata in Francia, la critica alla società americana è spietata, incarnando tutti i peggiori stereotipi americani nell’antipatica Annabelle, che Verdoux, nonostante i tentativi, non riesce ad uccidere, e accusando, senza mezzi termini, che il vero mostro non è lui che ha ucciso una dozzina di donne, ma coloro che usano armi di distruzione di massa su intere popolazioni, parafrasando una frase di Stalin “una morte è una tragedia, un milione di morti è statistica” in “un omicidio è delinquenza, un milione è eroismo”, sostenendo inoltre che “il numero legalizza”.

Esattamente come fece per Il Grande Dittatore, Chaplin ambientò Monsieur Verdoux pochi anni prima rispetto alla sua contemporaneità, in modo che i suoi monologhi all’interno dei film avessero un’aura quasi profetica, commentando eventi già accaduti nella realtà, ma non nella linea temporale del film.

La sua critica non è tanto verso l’orrore dei campi di sterminio, quanto verso ciò che comportò la bomba atomica sganciata dagli statunitensi. A quell’epoca, con la guerra fredda alle porte, la società statunitense non amava essere criticata, a maggior ragione da un artista straniero che rifiutava di avere la cittadinanza americana, così il film venne boicottato, e in alcuni stati addirittura censurato. Ciò che colpì maggiormente fu vedere l’attore che per anni rese celebre il personaggio di Charlot, omino buffo che rispecchiava lo strato più basso e diffuso della società, diventare ora un freddo calcolatore che uccideva vedove o zitelle facoltose.

Come però svelò uno dei figli, Charlie Jr., diversi anni più tardi, Chaplin era un grande appassionato di gialli e cronaca nera. Nella sua camera da letto teneva diverse riviste che trattavano la cronaca nera, e le leggeva abitualmente prima di dormire. Era talmente appassionato di delitti che durante le tournée promozionali chiedeva di poter vedere musei particolari, come il Madame Tussaud di Londra e, in particolare, la sua Chamber of Horrors, e il museo della polizia di Berlino, dove ebbe grande interesse per le fotografie di cadaveri e suicidi, e di poter visitare le carceri di massima sicurezza. Negli Stati Uniti, già dal 1921, Chaplin aveva chiesto di includere le prigioni come tappe delle tournée promozionali, e durante le visite l’attore si fermava a chiacchierare con i detenuti. Nel 1921, durante il processo a Henri Landru, Chaplin si trovava in Inghilterra per il suo tour nella terra natale. Data la risonanza dei due eventi, i giornali avevano sempre in prima pagina sia Chaplin sia Landru. Già questo potrebbe aver accesso la scintilla nella mente dell’attore.

Sia Verdoux sia Landru hanno tanti punti in comune: entrambi avevano una bottega di mobili antichi, seducevano donne benestanti per poi ammazzarle e impossessarsi del denaro, ed entrambi vennero scoperti quando la famiglia di una vittima decise di cominciare a indagare. Ma tanti sono anche i punti che dissociano i due personaggi: mentre non sappiamo quali fossero i veri motivi che spingessero Landru a uccidere, Verdoux uccideva per poter mantenere la moglie invalida e il figlio in una villetta in campagna. Landru inoltre trovava le sue donne attraverso gli annunci sui giornali parigini, mentre per Verdoux qualsiasi occasione era buona per sedurre una ricca vedova, come la vendita di una casa. Verdoux, inoltre, uccideva per necessità: anche quando aveva trovato una possibile cavia per testare il cloroformio, rimase talmente colpito dalla storia, che decise di risparmiarla e aiutarla, per poi testare il farmaco sul poliziotto che lo aveva arrestato e lo voleva riportare sul luogo del delitto. Infine, Landru non ammise mai la sua colpevolezza, mentre Verdoux non nascose mai la sua colpevolezza, anzi, quando capì che non aveva più niente da perdere si lasciò catturare.

 

Quindi, anche se con Monsieur Verdoux abbiamo la più famosa rappresentazione cinematografica di Landru, portato sul grande schermo anche nel 1963 da Charles Denner diretto da Claude Chabrol, non è sicuramente la più fedele. Le vicende, infatti, sono molto diverse. Chaplin, anche se Charlot è ormai il passato, mette in scena la disperazione umana nella sua massima espressione: uccidere per poter sbarcare il lunario, avendo però la lucidità, scambiata per arroganza, di riconoscere i propri crimini, inquadrandoli in uno scenario più grande, dove pochi potenti organizzano sistematicamente la morte di milioni di innocenti, nell’indifferenza totale della società che invece si scandalizza per il singolo che uccide pochi e in modo molto rudimentale.

Insomma, Chaplin voleva sdrammatizzare l’omicidio, rendendolo quasi comico, ma in realtà ci ha lasciato una pungente satira su un argomento considerato tabù fino a poco tempo fa, mentre ai nostri giorni viene affrontato come semplice pettegolezzo dagli sciacalli televisivi, lasciando lo spettatore a riflettere su come vengano percepiti gli assassini e i potenti dall’opinione pubblica, grazie soprattutto ai mezzi di comunicazione.


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