Monemvasia è un villaggio del Peloponneso sud-orientale, in Grecia, nella prefettura della Laconia. Il paese si trova a circa 400 metri dalla terraferma, a causa di un terremoto che separò un piccolo lembo di terra dal continente durante il 375 dopo Cristo. Il suo nome deriva da due parole greche, “mone” ed “emvassi”, che significa “singolo e ingresso”. Veniva chiamata Malmsey da vecchi scrittori inglesi, Napoli de Malvasia dai Veneziani e Malvasia dai francesi, a causa del famosissimo vino che veniva prodotto in zona ed esportato nei porti di tutta Europa.

Fondata dai Bizantini nel VI secolo, divenne da subito un importante porto dell’Impero, rimanendo Bizantina sino al 1249 quando venne conquistata dai Franchi, dopo un lungo anno di assedio. Soltanto 10 anni dopo, nel 1259, Monemvasia torna nei possedimenti dell’Impero Bizantino, e diviene il porto principale del Despostato di Mystra, la città sorta sulle ceneri dell’antica Sparta.

L’antica Monemvasia, fotografia di Ingo Mehling via Wikipedia:

Quando tutto il resto della regione fu catturata dai Turchi, nel 1460, Monemvasia rimane incredibilmente indipendente, finendo sotto il controllo del papato (1460-1464) e poi sotto i Veneziani (1464-1540). Nel 1540 i Turchi riuscirono infine a prenderne il controllo, dopo che i veneziani abbandonarono la loro guarnigione. Sebbene Monemvasia sperimentò un grande calo, economico e di prestigio, sotto il dominio turco, rinacque velocemente quando tornò fra le mani veneziane, tra il 1690 e il 1715. Durante la guerra d’indipendenza della Grecia, combattuta all’inizio del XIX secolo, Monemvasia fu la prima delle grandi fortezze turche a cadere, a seguito di un assedio di quattro mesi nel luglio del 1821.

Il 1° agosto di quell’anno, sopraffatti dalla miseria e dalla malattia, i turchi accettarono di arrendersi a Demetrio Ypsilantis

Case tradizionali a Monemvasia, fotografia via Wikipedia:

Molto più tardi, durante la seconda guerra mondiale, i neozelandesi della sesta Brigata, con diverse migliaia di uomini, furono evacuati, il 28 aprile 1941. Poco dopo i tedeschi entrarono a Monemvasia, che non fu utilizzata come posizione difensiva, ma piuttosto come un luogo per ricoverare i soldati feriti.

Il centro di Monemvasia, fotografia di Evlahos via Wikipedia:

Oggi una strada rialzata collega la città con la terraferma a Yéfira. Il castello è diviso fra una città alta e bassa. Si possono vedere molti resti delle case originali dell’800, anche se sono sopravvissute solo quattro delle originali quaranta chiese, che si trovano nella parte bassa della città. Tra di loro vi è la Chiesa del Cristo Elkomenos (Cristo Trascinato), che prende il nome da una famosa icona di Cristo, donata nel 1700 alla chiesa da Andreas Likinios, filosofo e medico del principe di Moldavia, Dimitirs Kandimir. La più antica chiesa è quella di San Paolo, che fu costruita nel 956, e che oggi ospita un museo.

Monemvasia dal Mare, fotografia di Pappapi  via Wikiedia:

Più avanti, verso la parte orientale della città bassa e più vicina al mare si trova la Madonna di Hrisafittisa, che fu realizzata nel XVI secolo. In alto, sopra, le mura del castello proteggono la città alta sulla vetta. Si possono vedere i resti delle abitazioni bizantine e degli edifici pubblici, oltre che una vasta cisterna che assicurava un approvvigionamento di acqua in caso di assedio. Un percorso fortificato a zig-zag porta dalla città alta alla Rocca di Goulas, sulla vetta che domina la città. Vi si accede da un tunnel che conserva ancor oggi le sue porte originali di acciaio. Tra rovine di case e cisterne dell’acropoli sorge Santa Sofia, una chiesa bizantina fondata da Andronico II Paleologo su un piano simile a quello di quella di Dafne ad Atene.

Vicolo di Monemvasia, fotografia di Evlahos via Wikipedia:

La piazza centrale di Monemvasia, di fronte alla chiesa dedicata a Christo Elkomenos, fotografia di Chris Kar via Wikipedia:

Dal suo porto, durante tutti i secoli delle diverse dominazioni che la caratterizzarono, partivano le navi con la Malvasia, famoso vino apprezzato dalle corti di tutta Europa. Chi prendeva possesso della città non guadagnava soltanto un territorio, ma anche la possibilità dei guadagni legati alla coltivazione e alla lavorazione dei famosi vitigni di Malvasie.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...