MKULTRA: il progetto statunitense per il controllo della mente umana

Nel corso degli ultimi secoli si sono sperimentate molte tecniche di natura psicologica indirizzate al controllo della mente degli uomini, operazioni utili per superare momenti di difficoltà, pensieri negativi ed esperienze traumatiche che condizionano il presente, ma anche pericolose se condotte con imperizia e intenzioni tutt’altro che di carattere medico e scientifico e di supporto alla comunità.

In linea generale, il compito di queste tecniche è quello di dominare alcuni meccanismi comportamentali e condizionare carattere, usanze, indole e consapevolezze del soggetto che le subisce.

Tra le tecniche di controllo della mente che, con alterne fortune, sono state messe in atto negli anni ricordiamo: l’ipnosi, l’isolamento forzato dai propri affetti, il cambiare le abitudini alimentari e la ripetizione continua di alcuni pensieri, come mantra anche sotto forma di bigliettini appiccicati sulle mura, come il signor Zeno Cosini di Italo Svevo che per costringersi a non fumare tappezzava – inutilmente, è vero – la casa di foglietti con su scritto buoni propositi per levarsi il dannoso vizio.

Le tecniche di manipolazione della mente umana di cui parliamo in questo articolo sono quelle riconducibili al cosiddetto progetto MKULTRA, un programma ordito dalla Cia, con la partecipazione di spregiudicati scienziati ed esponenti del governo, che per due decenni segnò la vita politica e non soltanto degli States.

Come si giunse al progetto MKULTRA?

Alla fine della Seconda guerra mondiale ci volle un po’ di tempo per ritrovare un equilibrio – una parvenza di equilibrio – tra le potenze che fino a pochi anni prima si erano sfidate per i cieli e i mari del pianeta; equilibrio che in breve portò il globo a dividersi in due blocchi: da una parte si distese la massiccia potenza degli Stati Uniti d’America, dall’altra l’altrettanto imponente figura dell’Unione Sovietica, due delle nazioni che vinsero il secondo conflitto mondiale.

Questo scontro, non più principalmente armato, ma psicologico e più sofisticato tra le due superpotenze americana e sovietica, prese il nome di Guerra fredda, una contrapposizione politico-ideologica che durò fino al termine degli anni ottanta, precisamente al 9 novembre 1989 con il crollo del Muro di Berlino, che precedette di un paio d’anni il disfacimento dell’Unione Sovietica e con sé l’intero blocco comunista. Un lungo periodo di tensioni del quale risente anche la nostra società contemporanea.

Il Muro di Berlino in Bethaniendamm, fotografia del 1986

Fotografia di Noir condivisa via Wikipedia con licenza CC BY-SA 3.0

Fu nella prima parte degli anni cinquanta che la CIA (Central Intelligence Agency), il servizio di intelligence statunitense, spaventato dall’infido mostro sovietico del post Stalin – morto nel 1953 – e che questo potesse penetrare nelle istituzioni del Paese, decise di instillare nello spirito del suo popolo e in quello dell’Europa Occidentale quella diffidenza e paura verso l’Unione Sovietica che passò alla storia come maccartismo, dal nome del senatore che lo lanciò: Joseph McCarthy.

Fu in quegli anni che un rinnovato ed esasperato sentimento anticomunista circolò rapido per tutto il mondo – simile nei tratti a quello degli anni a cavallo della Rivoluzione bolscevica – un sentimento che portò alla instaurazione di un progetto, lento e subdolo, per il controllo delle menti, e con esso, anche attraverso uno studiato uso della propaganda, quello di buona parte della popolazione mondiale: il progetto MKULTRA, il Mind Kontrolle Ultra project.

Copertina di un fumetto di propaganda americano titolante: “È questo il domani? L’America sotto il Comunismo!”

Fotografia di Sconosciuto – Catechetical Guild di pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Il programma, voluto dal direttore della CIA Allen Welsh Dulles e chiamato inizialmente progetto Sialia e progetto Carciofo, fu diretto dalla Divisione scientifica dell’intelligence dal già biochimico di origini ebraiche e agente al servizio della CIA Sidney Gottlieb, che per le sue capacità mefistofeliche si guadagnò il soprannome di Stregone nero. Il fine del progetto era quello di ottenere il controllo della psiche attraverso la sperimentazione di svariate tecniche da utilizzare nel corso degli interrogatori, tutte, quale più quale meno, illegali e repressive della libertà dell’uomo.

Verso chi erano rivolte queste tecniche?

Principalmente le azioni sviluppate in seno al progetto MKULTRA erano rivolte a soggetti che si intendeva screditare pubblicamente, facendo loro pronunciare frasi sconvenienti o idee illogiche che ne avrebbero annullato l’autorevolezza, e a militari e membri della stessa intelligence ai quali era richiesto di non spifferare mai e poi mai alcun segreto o informazione qualora fossero finiti in mani sovietiche; in questo caso specifico, lo scopo del progetto era proprio quello di rafforzare la loro resistenza a ogni tipo di tortura fisica e mentale. Obiettivi dei misteriosi test erano anche possibili esponenti politici stranieri, nell’auspicata eventualità che questi fossero entrati a contatto con il governo statunitense.

Per testare queste pratiche, però, vi era anzitutto bisogno di cavie che erano solitamente prese dai gradini più bassi della società – galeotti, prostitute, barboni, minoranze etniche, tossici –, ma non si disdegnava anche di ricorrere a soggetti di rispettabilità sociale generalmente più elevata tra i cittadini di Stati Uniti e Canada. In più, c’è da considerare che in varie zone di Asia e Europa finite sotto influenza americana negli anni del secondo dopoguerra (come Giappone, Filippine e GermaniaOvest) furono costruiti dei centri di detenzione segreti, luoghi di giustizia sommaria e probabilmente anche ideali laboratori in cui mettere a punto ogni genere di tortura psicofisica. 

Quartier generale della CIA a Langley (Virginia)

Fotografia di Carol M. Highsmith di pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Il progetto segreto si avvaleva di una schiera di psicologi con un curriculum non propriamente cristallino, come Donald Ewen Cameron, maestro dei lavaggi di cervello, e di professionisti con pochi scrupoli e comprovati omertà e riserbo. Inoltre, si ricorreva all’utilizzo di vari strumenti di “tortura leggera” come messaggi subliminali, onde sonore, sedute di ipnosi e di elettroshock, abusi verbali e non solo, e anche di numerosi farmaci che venivano somministrati agli individui per far sì che dicessero o non dicessero, ricordassero o dimenticassero, quanto desiderato dai servizi segreti statunitensi.

Tra questi farmaci – una delle pagine più oscure dell’intero progetto – il più celebre fu il cosiddetto “siero della verità”, un composto che veniva iniettato nel soggetto interessato con lo scopo di condurre su di esso un processo di psicoterapia utile a carpire informazioni che altrimenti non avrebbe mai rivelato. Negli anni più aspri della Guerra fredda il siero sarebbe stato inoculato in alcuni membri del KGB, il famoso comitato di sicurezza dell’URSS. Massiccio, per perseguire la medesima finalità, fu pure l’utilizzo di sostanze psicotrope come la potente LSD.

Le sperimentazioni organizzate dai ricercatori e scienziati del progetto MKULTRA emersero soltanto nel corso degli anni settanta. Come prevedibile, la notizia diede vita a una serie di polemiche e soprattutto all’istituzione di due commissioni d’inchiesta, una presieduta dallo stesso vicepresidente degli States dell’epoca, Nelson Rockefeller, nipote del magnate del petrolio John Davison Rockefeller.

Nelson Rockefeller

Fotografia officiale della Casa Bianca di pubblico dominio condivisa via Wikipedia

L’inchiesta fu approfondita e al contempo molto rapida: il rapporto che la commissione Rockefeller pubblicò già nel 1975 parlò di numerose azioni di sorveglianza della CIA sul popolo americano, come il controllo dei dissidenti e la censura della loro corrispondenza privata, e rese note per la prima volta al mondo le trame del progetto MKULTRA.

Le rivelazioni turbarono molto l’opinione pubblica americana, già profondamente agitata dal recente scandalo Watergate, e nel 1977 il senatore Ted Kennedy, fratello di John Fitzgerald e Robert, si trovò costretto a dichiarare apertamente che dagli anni cinquanta ai sessanta “più di 30 università e istituti avevano partecipato a un vasto progetto di test e sperimentazioni che comprendevano test di medicine su soggetti non volontari di tutte le categorie sociali, alte e basse, americani e stranieri. Molti di questi test consistevano nel somministrare LSD a individui ignari in diverse situazioni sociali. Almeno un decesso fu registrato: quello del dr. Olson fu dovuto a queste attività. L’Agenzia stessa ha riconosciuto che questi esperimenti non avevano valore scientifico. Gli agenti che dovevano seguire le reazioni nei soggetti trattati non erano osservatori scientifici competenti”. (Domenico Vecchioni su lindro.it)

Esperimenti svolti da soggetti con poca competenza e senza alcuna ambizione scientifica. Kennedy confermò che il decesso di almeno una persona, ma in quante altre siano morte o abbiano subito cambiamenti da quei test durati per circa vent’anni è impossibile da sapere o darne una stima.

Una copia dei dossier di MKULTRA

Fotografia di Central Intelligence Agency di pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Gli archivi relativi al diabolico progetto MKULTRA sono stati convenientemente distrutti entro la fine degli anni ottanta su ordine diretto del direttore della CIA Richard Helms – dopo lo scoppio dello scandalo spedito dal presidente Richard Nixon a fare l’ambasciatore in Iran –, ma alcuni documenti, classificati come di minore importanza, sono scampati alla tagliola e oggi, grazie alla Legge sulla libertà di informazione, sono stati desecretati.

Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si occupa di editoria e giornalismo. È vicepresidente di Glicine associazione e rivista, autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".