Misteri alla Stazione di Perpignan: da Salvador Dalí al Killer che ne emulò le Opere

Perpignan è una cittadina, in Francia, che non meriterebbe menzioni particolari se non fosse per la sua stazione.

Fonte immagine: Monster1000 via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

Per la verità, Perpignan sorge in un luogo ameno, sui Pirenei Orientali, così prossima al confine spagnolo da considerarsi una città catalana, circondata da aree verdi e terreni coltivati baciati dal sole. La notorietà della cittadina deriva proprio da uno dei Catalani più famosi del modo, Salvador Dalì.

Salvador Dalì nel 1965

Immagine di pubblico dominio

L’artista, un genio controverso che con i suoi atteggiamenti stravaganti irritava perfino i suoi più strenui ammiratori, definì la stazione di Perpignan, nei primi anni ’60, come il “centro cosmico dell’universo”, e confessò che le sue idee più creative erano state concepite proprio in quella stazione, dove addirittura ebbe “una visione esatta della costituzione dell’universo. L’universo, che è una delle cose più limitate che esistono, sarebbe, facendo le debite proporzioni, simile per la sua struttura alla stazione di Perpignan”.

La gare de Perpignan di Salvador Dalì – 1965

Purtroppo, tra il 1995 e il 2001, Perpignan salì nuovamente agli onori della cronaca per dei raccapriccianti episodi di cronaca nera che parevano ispirati da alcune opere di Dalì.

Le vittime di Perpignan

Tatiana Andujar, Marie-Helene Gonzales, Mokhtaria Chaïb e Fatima Idrahou (nella foto in alto, da sinistra a destra) furono uccise nell’arco di quei sei anni, sparite tutte nei pressi della stazione di Perpignan. Le quattro giovani donne, di età compresa tra i 17 e i 23 anni, avevano caratteristiche fisiche simili, e tutte in qualche modo gravitavano intorno alla zona della stazione.

Il primo omicidio, quello di Tatiana Andujar, rimane ancora oggi avvolto nel mistero, così come rimane sconosciuto il luogo dove riposa il suo corpo, ormai dal 1995

Il cadavere di Mokhtaria Chaïb fu ritrovato il 21 dicembre 1997, orrendamente mutilato, così come lo era quella di Marie-Helene Gonzales, uccisa nel 1998. Alla povera Marie-Helene, oltre ai genitali, erano state staccate la testa e le mani. Secondo la stampa locale, “la polizia era sbalordita”, orientata alla ricerca di un serial killer, un predatore sessuale che incredibilmente sembrava riprodurre, con le sue mutilazioni, un dipinto di Dalì, “Lo Spettro del Sex Appeal”, un’inquietante rappresentazione femminile a cui mancano appunto, testa e mani.

Lo Spettro del Sex Appeal di Salvador Dalì – 1934

Gli inquirenti pensavano che le surreali immagini di corpi di donna fluttuanti e talvolta smembrati avessero ispirato il serial killer, forse addirittura indotto un progetto preciso. Secondo il giornale “The Guardian”, nel 2000, quando le indagini parevano a un punto morto, gli inquirenti erano sul punto di chiedere “relazioni analitiche ad esperti d’arte, sull’importanza dei dipinti di Dalì” riguardo al caso specifico.

Poi, grazie ad alcuni testimoni che avevano visto portare via l’ultima delle vittime, Fatima Idrahou, la polizia arrestò Marc Delpech, un barista di Perpignan, che poi confessò di averla uccisa nel febbraio del 2001, e ne fece ritrovare il corpo (non mutilato), nascosto ad appena 500 metri da casa propria. Nonostante sia stato sospettato anche per i precedenti omicidi, e addirittura sul suo computer sia stato ritrovato l’abbozzo di un romanzo giallo che conteneva riferimenti alla scomparsa di Tatiana, non fu mai processato per quei crimini.

E a ragione, perché nel 2014, grazie ad analisi sul DNA, fu individuato l’assassino di Marie-Helene Gonzales e Mokhtaria Chaïb, un uomo più volte condannato per violenza sessuale: Jacques Rançon, cui è stato inflitto l’ergastolo nel marzo di quest’anno. Il “killer della stazione di Perpignan” non può aver commesso l’unico omicidio rimasto irrisolto, perché all’epoca si trovava in carcere. Ci sono tuttavia ancora dei lati oscuri che riguardano l’intera vicenda, e non è escluso che l’opera di Dalì abbia influenzato in qualche modo Rançon. L’avvocato della famiglia Chaïb ad un certo punto dichiarò: “Non sono sicuro di quello che dico, forse è una follia… Ma gli assassini si ispirano ai film, no? Perché non dal dipinto dell’uomo che ha reso famosa questa città?”.


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