“Misericordia e non giustizia”.

Sono parole che ogni savonese, religioso o meno, porta nel cuore dal 1536, anno delle apparizioni mariane al beato Botta.

Sono anni tumultuosi per la storia di Savona, in guerra con Genova da tempo.

Già nel 1521 Genova incominciò la sua guerra a Savona con l’aiuto di Varazze e, nel 1526 anche Noli e Stella si unirono a Genova. Il doge Andrea Doria abbandonò nell’agosto del 1528, l’alleato Francesco I di Francia e si mise al servizio dell’Imperatore Carlo V. Tra le clausole di questa alleanza, la più importante fu l’ottenere il reintegro della Repubblica di Genova, nonché il dominio su Savona. Così Carlo V reintegrò Genova nella sua forma repubblicana e per Savona iniziò un altro periodo buio, venendo nuovamente conquistata. Le mura furono demolite, le macerie caricate su carcasse che vennero affondate per interrare il porto, le torri furono abbattute e la campana del Brandale fatta cadere. Il 20 agosto 1529, Savona perdette la sua autonomia e nel 1535 venne abolita la possibilità di battere moneta.

La città cadde in disgrazia e la guerra tra Francesco I e Carlo V contribuì ad aumentarne il declino

Ma in mezzo a tutto questo dolore per una situazione ormai al limite, trovano posto racconti che in quel periodo diedero nuova speranza alla città.

La storia narra che il 18 marzo 1536, Antonio Botta, un contadino nativo della valle di San Bernardo, stesse andando ad occuparsi del suo orto recitando il rosario come ogni mattina. Mentre si accingeva ad attraversare il torrente Letimbro, Antonio si chinò per bere, e in quel momento gli apparve la Vergine Maria, vestita di luce e splendente come non mai.

Maria gli disse:

Levati e non dubitare ch’io son Maria Vergine. Vai dal tuo confessore e digli che annunzi in chiesa al popolo di fare digiuni per tre sabati e di venire in processione in onore di Dio e della sua Madre. Tu poi ti confesserai e ti comunicherai. Il quarto sabato tornerai in questo luogo

Nel frattempo, il Botta sentì passare per la strada  alcuni mulattieri e, per paura di essere notato, cercò di nascondersi, ma la Visione gli disse “Non ti muovere, che non potranno vedere né l’uno né l’altro”. Così pochi istanti dopo Maria scomparve e con ella il suo splendore.

Senza indugi, Antonio andò subito a riferire tutto al Rettore di San Bernardo in Valle, monsignor Bartolomeo Zabrera, il quale gli credette immediatamente e fece in modo di esaudire le richieste della Vergine, insieme a tutto il popolo savonese. Ma le autorità civili non seguirono altrettanto pedissequamente le indicazioni che portò il Botta, in particolare il podestà genovese Baldassarre Doria, reggente il feudo di Savona per conto della Repubblica di Genova. Quest’ultimo, temendo una possibile rivolta anti-genovese in nome della fede, convocò il contadino al castello per un interrogatorio sui fatti accaduti. Si dice che durante il colloquio tra le autorità e Antonio, alcuni pescatori al largo di Savona, videro sopra la cattedrale e il castello tre fiammelle alte nel cielo.

Come promesso, vi fu una seconda apparizione sabato 8 aprile 1536, alla vigilia della Domenica delle Palme. Antonio Botta tornò nel luogo dove la Vergine Maria si era manifestata la prima volta.

Appena si mise in ginocchio e con le mani in preghiera, l’apparizione si ripetè e disse:

Tu andrai da quelli di Savona che mandarono a chiedere spiegazioni sul mio primo messaggio e dirai che annuncino al popolo di digiunare per tre sabati e facciano fare la processione per tre giorni da tutti i Religiosi e Case di Disciplinanti, e a questi Disciplinanti sia raccomandata la disciplina (flagellazione), soprattutto nel giorno di Venerdì Santo. E in genere che annuncino a tutto il popolo di emendarsi dalle loro iniquità e di lasciare i vizi e i peccati, perché il mio Figliuolo è molto adirato verso il mondo per le grandi iniquità che in esso al presente regnano

Detto questo la Vergine alzò tre volte le mani e gli occhi al cielo ed esclamò, rivolta a Gesù:

Misericordia, Figlio, voglio e non giustizia!

Così ella scomparve nuovamente, lasciando dietro di sé un profumo di fiori che durò a lungo in tutta la valle. Quarantaquattro anni dopo la prima apparizione, il 18 marzo 1580, la Madonna apparve un’ultima volta ad un frate Cappuccino, tale Padre Agostino, durante una processione. L’apparizione avvenne sul poggio che si eleva solitario a nord-ovest del Santuario, fu quasi un gesto di benedizione per la processione votiva che stava giungendo al Santuario edificato in suo onore.

L’apparizione della Madonna, e il suo messaggio “misericordia e non giustizia”, lasciato al beato Botta fece nascere un nuovo fermento, che favorì il lento riprendere della città, così Genova fu di nuovo minacciata.

Ogni 18 marzo si tiene l’annuale processione, che parte dal borgo di Lavagnola e risale la strada lungo il Letimbro, dove si incontrano nove cappelle votive che indicano al pellegrino quanto manca all’arrivo al Santuario.

Il Santuario di Nostra Signora della Misericordia è considerato il più importante centro mariano italiano dopo la Santa Casa di Loreto.

Oggi, ogni savonese si reca al Santuario, in bus, a piedi o in macchina, che sia credente o meno, per rendere omaggio a una parte di storia locale, che rende Savona un po’ speciale, e i savonesi un po’ più uniti.

Tutte le fotografie sono di Eugenia Varaldo, autrice dell’articolo.

Eugenia Varaldo
Eugenia Varaldo

Sono una studentessa di scienze della comunicazione. Durante il mio percorso scolastico al Liceo delle Scienze Sociali e Comunicazione ho avuto il piacere di vedere pubblicati una mia indagine nel libro “Nel Cibo La Vita”, ed un’intervista all’interno della raccolta de “I Quaderni Savonesi”. Vincitrice per due anni consecutivi del concorso letterario indetto dalla regione Liguria “Il sacrificio degli Italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia: mantenere la memoria, rispettare la verità, impegnarsi a garantire i diritti dei popoli”. Appassionata di occulto, paranormale ed arte funeraria dell’epoca vittoriana. Inguaribile nerd, con un amore per la fantascienza e Star Wars che dura da tutta una vita.