“Happy End” è un foto-progetto affascinante che racconta i “miracoli della storia dell’aviazione”, 15 aeroplani che hanno effettuato atterraggi d’emergenza ma che hanno tutti avuto un finale felice, con passeggeri e piloti sopravvissuti al disastro. Gli aerei sono abbandonati in giro per il mondo e hanno una storia lunga dai 10 ai 70 anni. Il progetto è stato realizzato dal fotografo tedesco Dietmar Eckell, il quale sta realizzando, un libro alla volta, tutta una serie di luoghi abbandonati come relitti della guerra fredda, siti olimpici, stazioni ferroviarie, reattori nucleari, parchi dei divertimenti e molto altro, il tutto finanziando i suoi libri mediante la tecnica del crowdfunding via internet.

Il libro sugli aeroplani dimenticati è affascinante ed evocativo, quasi surreale, e racconta la storia di differenti personaggi e situazioni, che il fotografo divide in:

  • Eroi: i piloti che hanno trasformato i disastri in miracoli,
  • Destino: quello di sopravvivere ad un atterraggio di fortuna
  • Tempo: quello che ha fatto schiantare in pochi secondi un aereo e lo ha lasciato praticamente intatto per decenni
  • Spazio: anche degli enormi aeroplani si perdono nella vastità della natura
  • La fine: che ha decretato per questi aeroplani un riposo lontano dalla rottamazione

La storia di questo fotoprogetto nasce dall’interesse del fotografo per gli oggetti tecnologici abbandonati che si perdono nello sconfinato spazio del mondo, ma ben presto è diventato un lavoro di 2 anni in giro per tutto il mondo alla ricerca di relitti con cui narrare la storia.

Il progetto ha ottenuto un tale successo che i fondi necessari alla realizzazione del libro, 4.000 dollari, sono stati enormemente superati, raggiungendo prenotazioni per  ben 57.324 dollari, facendo sì che il libro sia stato stampato in migliaia di copie e la storia di questi 15 “miracoli” sia stata conosciuta in tutto il mondo.

 

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...