Nel 1861, dopo secoli di divisioni l’Italia viene finalmente riunificata. L’unificazione però è più formale che sostanziale; la politica, le leggi e pian piano le istituzioni iniziano ad integrarsi, ma per quanto riguarda la vita dei nuovi italiani la realtà è ben diversa. Tra Nord e Sud del Paese esistono numerosissime differenze, entrambi hanno ritmi e modi di vivere propri. Sul piano di vista sociale e culturale, sarebbero infatti servite delle manovre ad hoc che permettessero una graduale e solida vicinanza tra il settentrione e il meridione del paese. La politica purtroppo si mosse a rilento in questo ambito e aprì le porte a una nuova era di lotte intestine, clandestinità e brigantaggio. I briganti postunitari si differenziavano rispetto a ladri e banditi poiché le loro motivazioni erano di tipo patriottico; i briganti infatti si muovevano in forza di un sentimento di usurpazione politica e culturale da parte del governo centrale.

Le istituzioni da parte loro, risposero con pugno di ferro, cercando di sopprimere in modo deciso la riluttanza di alcuni sparuti gruppi di ribelli all’unità nazionale. Nell’agosto del 1863 venne emanata la legge Pica, che introdusse il reato di brigantaggio, i cui trasgressori sarebbero stati giudicati dai tribunali militari.

Numerosissime furono le donne che decisero di dare il loro contributo alla causa dei briganti

La maggior parte di esse si occupava di aiutate i propri uomini rifugiati sui monti, rimanendo in paese per reperire viveri e notizie, nascondere e curare i feriti. Ma altre donne, si presume intorno ad alcune centinaia, scesero in prima persona in campo partecipando alla lotta armata.

Tra le donne briganti, una delle più conosciute è Michelina De Cesare. La sua fama è tristemente legata ad un’atroce immagine del suo corpo senza vita, tumefatto e martoriato (disponibile a questo indirizzo su Wikipedia).

Di Michelina però, oggi sopravvivono anche altre foto, scattate da un fotografo dei Borbone, nelle quali si può notare la bellezza sfrontata , con i costumi dell’epoca e armata da brigantessa.

Michelina De Cesare nacque a Caspoli, in provincia di Caserta il 28 ottobre 1841, da una famiglia di umili origini. Secondo la testimonianza del sindaco, Michelina fin da piccola aveva mostrato un atteggiamento ribelle.

Dalle ricostruzioni, sappiamo che nel 1861 Michelina sposò un certo Rocco Tanga, che morì dopo poco più di un anno dopo le nozze.

Successivamente incontrò Francesco Guerra, un ex soldato borbonico e disertore della milizia Italiana, che aveva preso il comando di una banda di briganti che operava nella Terra del Lavoro; denominazione con cui allora veniva indicato il territorio agricolo tra l’attuale Lazio Meridionale, la Campania e il Molise.

Michelina decise di seguire il brigante Guerra, di cui divenne consigliera. La profonda conoscenza dei luoghi di Michelina fu fondamentale non solo nella pianificazione degli attacchi ai militari italiani e anche nel segnalare personaggi di spicco del territorio, provvisti di beni, denaro e influenza. Durante la resistenza tra Francesco e Michelina si instaura una relazione sentimentale, dalla quale secondo le fonti, nasce anche un bambino, affidato alle cure di una famiglia di Veroli.

Michelina, come tutte le altre donne votate alla causa, era ben consapevole dei rischi che stava correndo, una tale scelta aveva solo due conclusioni, la carcerazione o la morte.

Michelina, dopo tre anni di dura resistenza, fu presa il 30 agosto 1868 a seguito della denuncia di un massaio di Mignano. Egli, attirato dal compenso promesso a chi avesse passato informazioni utili alla cattura della banda Guerra, aveva avvisato la Guardia nazionale della loro posizione. La Guardia nazionale, dopo tali notizie rivelatorie, avvertì il fratello di Michelina, Giovanni De Cesare. Giovanni, a causa di vecchi rancori mai appianati nel confronti della sorella, condusse la Guardia nazionale e un gruppo di soldati del 27° fanteria agli ordini del maggiore Lombardi, nel posto in cui stava Michelina.

La cronaca della cattura di Michelina venne trascritta nel rapporto del Comando generale.

«… il compagno che con lui (Guerra) si intratteneva, appena visto l’attacco, tentò di fuggire; una fucilata sparatagli dietro dal medico di Battaglione Pitzorno lo feriva, ma non al punto di farlo cadere, che continuando invece la sua fuga, s’imbatteva poi in altri soldati per opera dei quali venne freddato: Esaminatone il corpo, fu riconosciuto per donna e quindi per Michelina De Cesare druda del Guerra».

In questo scritto, Michelina, come altre donne compagne di un brigante, viene indicata con il termine dispregiativo “druda”, tratta dal gaelico. Questo termine significa l’amante disonesta, la femmina di malaffare. Le cronache del tempo infatti erano molto spietate e senza scrupoli nel parlare delle donne briganti, accusandole non soltanto di essere delle fuori leggi, perché contrastavano lo stato nascente, ma anche perché stavano assumendo una condotta non coerente con il proprio ruolo di genere, che le vedeva impegnate nell’accudimento della casa e della prole.

Il corpo di Michelina , dopo esser stato ricondotto in paese, venne spogliato ed esposto nudo nella piazza pubblica di Mignano; le spoglie martoriate di Michelina vennero anche immortalate e pubblicate sui giornali dei tempo, come un monito ai cittadini. Il rapporto ufficiale sull’accaduto riporta come la donna fosse morta per una fucilata, ma le testimonianze e la foto ormai famosa della brigantessa Casertana mostrano, come probabilmente la sua personalità, troppo libera ed indipendente per quel tempo, sia stata strappata barbaramente dai colpi inferti, in quanto donna e in quando fuori legge.

Raffaella Sabato
Raffaella Sabato

Mi sono sempre definita una persona curiosa e affamata di conoscenza. Credo che conoscere la storia, anzi le storie del mondo che sono giunte fino a noi siamo sempre fonte di crescita personale e riflessione; storie famose e non, di uomini e donne illustri o comuni che ci permettono di essere quello che siamo oggi e saremo domani.