I monti sono maestri muti e fanno discepoli silenziosi”: così parlava delle montagne Goethe. E a visitare il “Museo nelle Nuvole“, o “Messner Mountain Museum”, tutto ciò risulta chiaro. Si trova su una cima delle Dolomiti venete, il Monte Rite, a 2181 metri di altezza, ed è uno dei musei più alti in Europa. Voluto da Reinhold Messner, è costruito in una ex fortificazione della Prima Guerra Mondiale. La vista per chi arriva dal sentiero – 2 ore circa di cammino, tutto in salita ovviamente – come per chi ci arriva con una più comoda navetta, è quasi commovente. I profili in vetro del museo, progettati proprio per ricordare le forme delle montagne, creano un contrasto straniante tra naturale e artificiale che fa pensare come ben poche cose umane siano state inventate dal nulla, e quasi tutto invece la Natura l’abbia già creato.

Il Museo si propone di celebrare anni di scalate ed esplorazioni del territorio montano, in particolare di quelle conformazioni uniche che sono le Dolomiti, da molti considerate le montagne più belle del mondo, e inserite tra i siti Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Le origini coralline donano loro il particolare colore rosato, soprattutto al tramonto, che altre montagne non hanno. Messner dice: “Nel corso della mia vita ho scalato 3500 montagne. Durante i miei quasi cento viaggi ho conosciuto molte delle catene montuose e delle cime della terra: dalle Ande alle Rocky Mountains, dai rilievi dell’Antartide a quelli dell’Oceania, del Giappone e dell’Alaska. Eppure non ho mai visto conformazioni rocciose che avessero forme più belle delle Dolomiti”.

Il museo, che fa parte di un gruppo di 5 dislocati in varie località montane tra Veneto e Trentino, è un’esperienza suggestiva per il visitatore perché ricrea al suo interno un’atmosfera da grotta, con opere di soggetto montano che si alternano a finestre che incorniciano montagne vere, in un itinerario storico-artistico-naturalistico di rara bellezza. Il contesto artificiale dell’esposizione non dà l’impressione di alterare lo scenario naturale, anzi: ogni elemento pare amplificato. Sia dentro che fuori, si ascolta il silenzio, si prova il senso dell’infinito, lo stupore e il presentimento che a volte l’uomo ha, di trovarsi di fronte a qualcosa di più grande.