Fin dall’inizio, ancora prima di diventare cancelliere del Reich, Hitler aveva molti oppositori in Germania, che però non seppero trovare un’intesa coerente, finalizzata al rovesciamento della dittatura. Si opponevano al Führer diverse compagini tedesche: comunisti, socialdemocratici e cattolici, ma anche alti ufficiali dell’esercito, che poi organizzarono il più conosciuto attentato contro Hitler, quello del 20 luglio 1944 alla “tana del Lupo”, fallito, come tutti i precedenti tentativi di eliminare fisicamente il dittatore.

La sala conferenze della Wolfsschanze, dopo l’attentato del 20 luglio 1944 (Operazione Valchiria)

Fonte immagine: Bundesarchiv Bild via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

Durante gli anni del regime nazista ci fu anche qualche isolato oppositore che decise di farsi personalmente carico della soluzione del problema, nell’unico modo possibile:

Uccidere il Dittatore

Maurice Bavaud

Immagine di Pubblico Dominio

Maurice Bavaud fu uno di essi. Il venticinquenne svizzero è una figura poco conosciuta, una sorta di Don Chisciotte dimenticato dalla storia. Forse perché era un personaggio strano, ispirato da motivazioni molto diverse da quelle che animavano gli oppositori politici tedeschi.

Bavaud era uno studente cattolico di teologia, nato in Svizzera, che frequentava il Seminario di Saint-Brieuc, in Bretagna. Faceva parte anche di un movimento studentesco anticomunista, guidato da un certo Marcel Gerbohay, che diceva di appartenere alla famiglia Romanov.

Foto scolastica nel Seminario di Saint-Brieuc – Bavaud è evidenziato con il cerchio rosso

Immagine di Pubblico Dominio

Se il regime comunista fosse stato abbattuto, i Romanov sarebbero tornati a governare sulla Russia: questo era quello che predicava Gerbohay, in modo talmente convincente da indurre Bavaud a lottare per quel fine. Come l’eliminazione di Hitler potesse servire alla causa anticomunista venne fuori dopo il fallito attentato, e rimase comunque una motivazione secondaria rispetto alla dichiarazione pronunciata dal giovane studente davanti ai giudici tedeschi, secondo la quale l’assassinio del dittatore doveva essere “un servizio per l’umanità e l’intero cristianesimo”. Perché il Führer rappresentava una minaccia per l’umanità intera, per l’indipendenza della Svizzera e per il cattolicesimo in Germania.

Questo ragazzo, che da solo voleva cambiare drasticamente il corso della storia, aveva preparato un piano semplice: sparare a Hitler durante la parata alla quale ogni anno partecipava, a Monaco, per ricordare il Putsch della birreria, il fallito golpe organizzato dal futuro dittatore e dai suoi sostenitori nel 1923.

Parata commemorativa a Monaco – 9 novembre 1938

Fonte immagine: Archivio fotografico del patrimonio culturale prussiano

Bavaud aveva acquistato una pistola di piccolo calibro a Basilea, e poi una buona scorta di munizioni. Il 31 ottobre 1938 l’eroe solitario arrivò di buon’ora a Monaco, per avere il tempo di procurarsi un posto in prima fila nella tribuna riservata alla stampa, spacciandosi come un giornalista svizzero. Era pronto a sparare Maurice, non appena il Führer fosse stato sotto tiro, ma non aveva messo in conto le tante persone che affiancavano il dittatore, e l’entusiasmo della folla, che al passaggio di Hitler levò le braccia nel saluto nazista, impedendogli di portare a termine l’attentato.

Da quel momento cominciò una sorta di “commedia degli equivoci” che, se fosse stata una trovata teatrale, poteva risultare comica, ma che si rivelò invece tragica per lo studente svizzero.

Con la scusa di dovergli consegnare personalmente una lettera del leader nazionalista francese Pierre Taittinger, Bavaud cercò il Führer a Monaco, nella sede del Partito Nazista, poi al rifugio “Berghof”, vicino a Berchtesgaden, e poi di nuovo a Monaco, per scoprire sempre di averlo mancato per un soffio.

Il Berghof, la casa di Hitler nelle Alpi Salisburghesi

Fonte immagine: Bundesarchiv Bild via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

Il 12 novembre Bavaud si arrese e rinunciò all’impresa, anche perché aveva finito i soldi: quei pochi marchi che gli erano rimasti non bastavano nemmeno per tornare a casa. Salì su un treno per Parigi, senza biglietto. Fermato da un controllore già ad Augsburg, città della Baviera, il ragazzo fu arrestato perché non aveva il biglietto, e teneva ancora in tasca il revolver e 19 cartucce, la falsa lettera di presentazione, e una mappa di Berchtesgaden. Il tribunale locale condannò Bavaud a due mesi di carcere, per il possesso non autorizzato di un’arma e per aver viaggiato senza biglietto. Purtroppo la storia non finì lì. Agli inizi del 1939 lo studente svizzero, interrogato dalla Gestapo, confessò il suo progetto di uccidere Hitler.

Il 18 dicembre Bavaud fu condannato a morte, per aver cercato di assassinare “il salvatore del popolo tedesco”

Nei successivi 17 mesi, Bavaud aspettò la sua fine in una prigione di Berlino, sperando forse, da buon cattolico, in un miracolo. Purtroppo per lui, l’ambasciatore svizzero in Germania si rifiutò di chiedere la grazia, condannando anzi il suo gesto, mentre il suo paese respinse la proposta dei tedeschi di scambiare il prigioniero con una spia nazista.

Maurice Bavaud fu ghigliottinato il 14 maggio 1941, aveva 25 anni.

Solo molto tempo dopo la fine della guerra, qualcuno (a parte la famiglia, che ne aveva già chiesto la riabilitazione) cercò di onorare la memoria di Bavaud, paragonandolo a un moderno Guglielmo Tell. La sua figura però non viene considerata così rilevante come quella di altri attentatori, che ugualmente fallirono l’obiettivo, perché rimane il mistero sul vero motivo che lo spinse a cercare di uccidere di Hitler.

Durante un interrogatorio della Gestapo, ma anche in una lettera d’addio, Bavaud dichiarò che il suo obiettivo era quello di rovesciare il “Principe della pace”, ovvero Hitler (!!), per avere la certezza che la Germania avrebbe scatenato una guerra contro la Russia, per far piazza pulita di comunisti ed ebrei. L’ispiratore di tutto era Marcel Gerbohay. Secondo lo storico Klaus Urner, Bavaud era un pazzo che agiva per conto di un altro pazzo (anch’egli trovato e giustiziato dai nazisti).

Fino a oggi, il tentativo fallito di Bavaud è poco conosciuto e comunque oggetto di controversie. Solo nel 1998 il governo svizzero ha ammesso la cattiva condotta dei suoi diplomatici dell’epoca, commemorando il proprio cittadino: “Maurice Bavaud riuscì a immaginare quale disastro avrebbe portato Hitler nel mondo e soprattutto in Europa. Per questo si merita riconoscimento e un posto nella nostra memoria”.

Sotto, la Stele commemorativa dedicata a Maurice Bavaud – Neuchatel (Svizzera)

Fonte immagine: Chriusha via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

Categorie: Storia

Annalisa Lo Monaco

Annalisa Lo Monaco

Appassionata di arte, romanzi gialli e storia, ha scoperto che scrivere può far viaggiare tutto il mondo da una sedia!