Era la promessa sposa dell’erede al trono d’Italia Umberto di Savoia. Il suo futuro la vedeva prima regina consorte del nuovo Regno, un matrimonio che avrebbe avvicinato le casate reali italiane e asburgiche. Non andò così perché nel suo destino irruppe un drammatico inconveniente, un inconveniente sotto forma di sigaretta.

Questa è la penosa storia di Matilde d’Asburgo-Teschen

Matilde Maria Aldegonda Alessandra d’Asburgo-Teschen era nata a Vienna il 25 gennaio 1849,  dall’arciduca imperiale e duca di Teschen Alberto d’Asburgo-Teschen e da Ildegarda di Baviera, settima figlia del re di Baviera Ludovico I e nipote di Massimiliano I Giuseppe, già re di Baviera, grazie al quale, attraverso il secondo matrimonio di questi con Carolina di Baden, poteva vantare una parentela con l’imperatore Francesco Giuseppe I d’Austria e con sua moglie Elisabetta di Baviera, meglio nota come l’imperatrice Sissi.

Ildegarda di Baviera

Fotografia di autore sconosciuto di Pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Terzogenita della coppia dopo l’arciduchessa Maria Teresa (1845–1927) e Carlo Alberto (1847-1848), morto di vaiolo da bambino prima che Matilde nascesse, i nomi scelti per la ragazza discendevano da quelli delle sorelle della madre Ildegarda, Matilde, granduchessa d’Assia, e Aldegonda, duchessa di Modena, e da quello della principessa Alessandra di Baviera, molto amica di Ildegarda.

Matilde era una ragazza buona d’animo, che non rifiutava mai un sostegno ai più bisognosi e per tal ragione era soprannominata “Engelsherz”, cuore d’angelo. Era anche molto interessata all’arte e alle scienze – amava andare a teatro e visitare gallerie d’arte –, ma come tutti i giovani serbava dentro sé anche dei lati oscuri, tormenti e ambasce propri dell’età. Matilde era una ragazza ribelle e decisamente maldisposta all’autorità paterna: leggeva libri la cui sola consultazione le era proibita, faceva di tutto per andare contro i protocolli della casata e, soprattutto, amava fumare, un vizio che era inconcepibile per una giovane nobildonna asburgica per la quale il genitore stava progettando l’avvenire.

Matilde d’Asburgo-Teschen

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Correva la metà degli anni sessanta dell’Ottocento, il Regno d’Italia era da poco nato con il primo re Vittorio Emanuele II, già sovrano di Sardegna, ma le tensioni con l’Impero austriaco, ormai prossimo all’“Ausgleich” (il compromesso che portò all’unione con la nobiltà d’Ungheria e alla formazione dell’Impero austroungarico), non erano affatto sopite. Stava per scoppiare, infatti, la Terza guerra d’indipendenza, parentesi meridionale della poco più lunga Guerra austro-prussiana tra austriaci e Prussia (14 giugno-23 agosto 1866).

Mentre l’Italia si adoperava per metter le mani sul Veneto, con un occhio al Trentino e a Trieste dove gli animi irredentisti cominciavano a bollire, nella corte asburgica si pensava di alleggerire gli attriti tra i due paesi confinanti con un lieto evento che potesse, se non già far dimenticare il burrascoso presente, lasciar che la concentrazione si focalizzasse su un futuro più sereno e stuzzicante. Distendere i nervi era l’obiettivo e farlo attraverso un matrimonio sarebbe stato oltremodo ben auspicante. Il matrimonio in questione era quello tra la bella Matilde d’Asburgo-Teschen e il principe ereditario Umberto di Savoia, di appena cinque anni più anziano della ragazza.

I giovani rampolli si incontrarono per la prima volta a Parigi, durante un ricevimento, e negli ambienti nobiliari la notizia dell’unione tra i due era già quantomeno ufficiosa. D’altro canto, la famiglia degli Asburgo-Teschen aveva già rifiutato una proposta di matrimonio per l’arciduchessa più giovane, quella che era pervenuta dall’arciduca Luigi Salvatore d’Asburgo-Lorena, quindi un lontano cugino della casata, preferendo per Matilde il progetto italiano.

I piani non andarono come erano stati fantasticati.

Il 22 maggio 1867, l’arciduchessa si trovava nelle sale del Castello di Hetzendorf, maniero viennese in uso alla famiglia imperiale asburgica dalla metà del Settecento. Matilde era in procinto di dirigersi a teatro per assistere a uno spettacolo.

I preparativi – abito, trucco e parrucco – furono sbrigati più rapidamente di quanto previsto, sicché Matilde, vestita con un lungo abito di tulle, si ritrovò con del tempo utile prima di uscire. Decise perciò di spostarsi in terrazza per concedersi, lontana da occhi indiscreti, una sospirata sigaretta.

Quello che accadde negli attimi successivi non è giunto a noi in maniera chiara: si sa per certo che nella terrazza irruppe qualcuno – una dama di corte o il padre, l’arciduca Alberto – e che la giovane nobildonna, colta in flagrante, d’istinto occultò la sigaretta tra le pieghe del fastoso abito.

Un gesto che le costò la vita

La sigaretta infatti entrò a contatto con la crinolina, il tessuto con il quale era fatto l’omonimo accessorio della biancheria femminile, molto à la page nell’Ottocento, che consisteva in una sorta di impalcatura che serviva a donare quell’effetto vaporoso alle gonne delle dame.

La crinolina, oltre a essere tutt’altro che comoda, era anche un elemento altamente infiammabile, sicché, improvvisamente, il vestito della ragazza prese fuoco e Matilde si ritrovò avvolta da spaventose fiamme.

La crinolina


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Prontamente soccorsa per liberarla da sottanine, calze e bustini che andavano in fiamme, Matilde si provocò gravi ustioni di secondo e terzo grado su tutto il corpo, dalle gambe alla schiena. Dopo alcuni lunghi giorni di agonia, preceduti da un illusorio miglioramento delle condizioni, il 6 giugno 1867, alle otto del mattino, la bella nobildonna spirò.

Aveva solo diciotto anni

Moltissime furono le donne che perirono a causa della crinolina in quel secolo, prima che l’utilizzo di questo infausto orpello cadesse in disuso.

La notizia della morte dell’arciduchessa, scomparsa a causa di una ribellione giovanile, fu data con delle modifiche, per coprire l’inaccettabile, anche dopo la morte, vizio del fumo della giovane. Alcuni seppero che Matilde era morta tragicamente perché il suo vestito era stato ricoperto dalle fiamme provocate da una candela che la ragazza, intenta a chiudere una lettera con della cera lacca, stava usando; altri concordarono che il funesto incendio era stato causato da un fiammifero caduto accidentalmente alla base dell’abito della sventurata.

Anche Umberto di Savoia apprese la tragica morte della sua promessa sposa, ma la dimenticò presto. Il futuro re d’Italia – sarà proclamato sovrano nel 1878, alla morte del genitore – convolò a nozze meno di un anno dopo la terribile morte di Matilde con la principessa Margherita di Savoia, che aveva rifiutato in precedenza una proposta di matrimonio arrivata da Carlo di Romania. La donna era figlia di Ferdinando di Savoia-Genova, fratello minore di Vittorio Emanuele II, dunque cugina diretta di Umberto. Il matrimonio (promosso dalla stampa come “le nozze del secolo”) ebbe luogo il 22 aprile 1868 nella cattedrale di San Giovanni Battista a Torino.

La tomba di Matilde nella Cripta imperiale di Vienna

Fotografia di Historyofroyalwomen condivisa via Wikipedia con licenza CC BY-SA 4.0

Le spoglie della povera Matilde d’Asburgo-Teschen furono tumulate a Vienna, nella cripta dei cappuccini, luogo di sepoltura della famiglia Asburgo, vicino ai corpi del fratello Carlo Alberto e della madre, deceduta pochi anni prima l’incidente di Matilde. Nella cripta imperiale sarà sepolto anche il padre, l’arciduca Alberto, dopo la morte avvenuta nel 1895.

Antonio Pagliuso
Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si occupa di editoria e giornalismo. È vicepresidente di Glicine associazione e rivista, autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".