Un delitto dal sapore antico, di un’epoca in cui una grossa fetta di assassine predilige l’uso del veleno in luogo delle più moderne armi da taglio o da fuoco ampiamente sdoganate anche nei crimini “in rosa” della seconda metà del XX secolo.

Tallio, arsenico, curaro:

Armi silenziose le chiamano i criminologi

Le gesta di Martha Marek rientrano appieno in questa tipologia di omicidi. Martha Marek, col cognome di Löwenstein, nasce a Vienna, capitale dell’Impero austro-ungarico, nel 1904. E’ una ragazza in possesso di un bellissimo aspetto, può sfoggiare un’affascinante chioma bionda e fin dalla prima adolescenza attrae gli sguardi bramosi di molti uomini.

Uno di questi è Moritz Fritsch, l’anziano padrone della casa dei genitori. Pare che il vecchio, nonostante sia ultrasettantenne, non limiti affatto le sue avances verso la giovane. Questa un giorno però fa presente ai genitori la faccenda. I signori Löwenstein incontrano l’anziano Fritsch e, per evitare lo scandalo, decidono di stipulare un accordo:

Il loro silenzio in cambio della cessione di tutti i suoi averi a Martha una volta deceduto

Fritsch accetta, con la piccola Martha che assiste con grande interesse alla semplicità con la quale i genitori hanno chiuso la vicenda. Nell’estate del 1923, quando l’anziano muore, la diciannovenne Martha eredita una grande tenuta nella selva viennese, a ovest della capitale, e una buona rendita.

Quel lascito di un passato squallido dà alla giovane un ottimo biglietto di presentazione che le permette di trovare un buon partito con cui fidanzarsi. È lo studente Emil Marek, di cinque anni più giovane. I due si sposano dopo breve tempo e Martha assume così il nome di Martha Marek, con il quale da lì a qualche anno diventerà celebre in tutto il paese.

La giovane coppia, di origini tutt’altro che benestanti, ora può godersi la vita: i due adorano concedersi dei lussi, amano viaggiare e trascorrere le serate in compagnia della bella gente, e nel giro di un paio d’anni tutta l’eredità ricevuta da Marthe è praticamente esaurita.

Il 25 giugno del 1925 una tragedia colpisce la famiglia Marek: Emil, intento a tagliare della legna, improvvisamente si recide la gamba sinistra poco sotto il ginocchio. Una circostanza sventurata, ma che può succedere a chi armeggia con seghe e strumenti meccanici o manuali.

Però c’è qualcosa di strano in quell’incidente: il giorno prima dell’accaduto Martha si è recata negli studi di una compagnia di assicurazione e ha stipulato una polizza sulla salute del marito.

Passano ventiquattro ore ed Emil si amputa una gamba

Una casualità, difficile, ma può succedere. La compagnia assicurativa però vuole vederci chiaro. Così rifiuta di pagare la somma pattuita alla signora Marek dando vita a una lotta legale che coinvolge degli esperti forensi. I periti esaminano nei dettagli la faccenda e la dinamica dell’incidente in cui Emil Marek ha perduto una gamba, nonché tre strani tagli, poco naturali, sulla gamba stessa, e affermano con certezza che l’uomo si è tagliato da sé l’arto.

Inoltre, gli esperti asseriscono che l’uomo sia totalmente succube alla moglie e che sia stato costretto da Martha a mutilarsi. Dunque avanzano una denuncia verso la donna per truffa, avendo in mano delle prove di corruzione che la stessa avrebbe imbastito con gli ufficiali giunti sul luogo dell’incidente quel 25 giugno.

L’opinione pubblica comincia ad appassionarsi alla vicenda: alcuni si schierano a favore del signor Marek, vedendolo come unica vittima della battaglia tra Martha e la compagnia assicurativa; altri parteggiano per entrambi i coniugi contrastando i periti ingaggiati dall’azienda al solo fine di intralciare il cammino che dovrebbe portare alla giusta remunerazione dei poveri Marek.

La battaglia legale si conclude nel 1927, ed Emil e Martha Marek vengono prosciolti dall’accusa di truffa, ma con la donna è condannata a una pena detentiva di quattro mesi per aver calunniato l’ufficiale giudiziario incaricato a dirimere la vicenda. Dal canto suo la compagnia di assicurazione si impegna a pagare le spese legali e a consegnare ai Marek una somma che definiremmo di consolazione.

Caso chiuso. Il tentativo di gabbare la compagnia assicurativa è andato male. Un caso appassionante per un paio d’anni, ma ora i Marek devono riprendere la loro vita insipida e senza particolari emozioni nella selva viennese, una volta che Martha finirà di scontare la breve condanna in galera.

Non sarà così

In carcere Martha fa la conoscenza di una donna che risponde al nome di Leopoldine Lichtenstein, solamente quasi omonima di Leopoldine von Sternberg di Liechtenstein (1733-1809), la principessa consorte di Liechtenstein moglie del Principe Francesco Giuseppe I.

Le due donne fanno amicizia e un giorno Martha pone a Leopoldine una domanda naturale in un contesto come quello: “Come mai sei in carcere?”

Leopoldine Lichtenstein rivela la sua storia. Si trova alle prigioni perché nel 1925 ha avvelenato il marito con un veleno per topi, lo Zelio, contenente una dose di tallio sufficiente a uccidere un uomo. Martha è estremamente interessata alla storia.

Fuori dalle mura del carcere intanto Emil Marek, senza una gamba, è ritornato a lavorare – con scarsissimo successo – e in pochi mesi spende la somma ricevuta dalla compagnia assicurativa. All’uscita di galera ad accogliere Martha si presentano le stesse difficoltà economiche che avevano preceduto la truffa all’assicurazione: è il 1927, e Martha si ritrova al punto di partenza.

I Marek spariscono di scena fino al 31 luglio 1932 quando si sparge la voce che Emil Marek è morto

L’uomo, mai pienamente ristabilito dopo la sventurata amputazione, vive gli ultimi mesi di vita in preda a continui e oscuri dolori allo stomaco e agli arti, e muore lasciando la moglie e due figli piccoli. Le disgrazie non si placano però per la vedova Marek, perché passa un mese e muore anche Ingeborg, la figlia di appena nove mesi (altre fonti riportano che la bambina avesse invece sette anni al momento del decesso).

Un collettivo sentimento di compassione popolare la cinge durante queste tragedie a distanza ravvicinata: in molti le fanno donazioni di cibo e denaro, aiutano lei e il figlio a tirare avanti, le stanno vicino.

In soccorso le arriva nel 1934 la morte di una vecchia zia, Susanne Löwenstein, che poco prima, vedendola in difficoltà economiche, ha firmato un documento in cui la indica come unica erede. La sua morte, preceduta da strazianti quanto misteriosi dolori allo stomaco, assai simili a quelli che hanno preceduto anche la morte di Emil, le lascia una discreta eredità.

Presa una boccata d’ossigeno, Martha Marek affitta una nuova casa a Hietzing, nella periferia di Vienna, e comincia a guardarsi attorno. Ha trent’anni, è ancora abbastanza giovane e bella per trovare una persona che possa badare a lei e al bambino. Non conosce però un uomo, ma una donna.

Si tratta di Felicitas Kittenberger, una sarta viennese, che in breve tempo riesce a convincerla ad andare a vivere nella sua nuova casa come pigionante. È di Martha il carattere più forte nell’alloggio, e non passa troppo che la vedova persuade la sarta a far stipulare un’assicurazione sulla vita, naturalmente a suo favore.

Ormai abbiamo capito la strategia di Martha Marek

La sarta viene trovata cadavere poco tempo dopo la firma sulla polizza. Questo nuovo improvviso decesso, preceduto come tutti gli altri da mesi di dolori allo stomaco e agli arti, insospettisce il figlio della signora Kittenberger, che non è convinto della diagnosi di tubercolosi dei medici. L’uomo è inoltre al corrente degli strani malesseri che la madre accusava tutte le volte che desinava alla tavola di Martha.

Chiede dunque di effettuare l’autopsia sul corpo della madre. L’esame autoptico sulla donna è chiaro quanto sorprendente per i medici:

La sarta ha ingerito veleno, del tallio, tipo Zelio

Così parte una prima accusa contro la signora Marek. Troppe morti successive alla stipulazione di un contratto o una polizza assicurativa. Troppi decessi che avrebbero potuto portare vantaggio economico alla donna. Iniziano le indagini anche sulle altre tre morti sospette e i corpi di Emil Marek, della neonata figlia della coppia e della zia Susanne vengono riesumati.

Come in quella della signora Kittenberger anche nelle loro pance vengono trovate tracce di tallio, tipo Zelio

Ora è chiaro: Martha Marek ha ucciso tutti i suoi parenti e conoscenti con il tallio, facile da reperire e disponibile a un prezzo stracciato. Viene ascoltato anche un farmacista di Vienna che afferma di aver venduto varie volte quel veleno alla donna, ufficialmente per uccidere i topi che abitavano in casa. Quando Martha viene arrestata gli ufficiali trovano il figlio a letto, gravemente malato. Portato in ospedale verrà salvato dai medici: anche il ragazzo da tempo stava avendo forti dolori dopo aver consumato i pasti preparati dalla mamma.

E anche a suo nome, naturalmente, viene trovata una polizza sulla vita

Al processo a suo carico Martha è costretta ad assistere su una apposita sedia a rotelle, a causa di una serie di convulsioni che la portano a uno stato di paralisi. Nonostante il disagio fisico, dai banchi del tribunale la donna urla la sua innocenza. I suoi parenti e conoscenti sono morti per la tubercolosi e non è stata lei ad avvelenarli.

Il 9 maggio 1938 arriva la sentenza: Martha Marek è condannata alla pena di morte per l’uccisione per avvelenamento di quattro persone

Una pena che in Austria non esiste da oltre trent’anni, ma è il periodo in cui avviene l’Anschluss, l’invasione tedesca dell’Austria per formare la Grande Germania, e l’annessione alla Germania ha ripristinato dalle parti di Vienna anche la pena di morte. La domanda di revisione della sentenza perciò non viene presentata al governo austriaco ma ad Adolf Hitler.

Il Führer rigetta la richiesta

Ormai paralizzata, Martha Marek, la serial killer del tallio, viene ghigliottinata all’alba del 6 dicembre 1938 dal celeberrimo boia della Germania nazista Johann Reichhart, noto per il record di 3.165 esecuzioni effettuate in carriera tra il 1924 e il 1947.

Martha Marek sarà la prima donna a subire l’esecuzione capitale in Austria nel Novecento. La condanna a morte le eviterà di vivere le sofferenze austriache della Seconda guerra mondiale.

Categorie: Misteri

Antonio Pagliuso

Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si vede tra vent'anni come un moderno Mattia Pascal; mal che vada ripiegherà sul personaggio di Raskol'nikov. Autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".