Lei desiderava essere la grazia, la bellezza, l’eleganza. Quello che è divenuta è però andato ben oltre ogni aspettativa. Divenire la musa di un brand di moda è privilegio di pochi, ma essere capaci di entrare nell’immaginario collettivo divenendo icona della femminilità mediterranea è circostanza più unica che rara.

Parliamo della modella Marpessa Hennink; un nome che rimanda subito al mito della Marpessa figlia di Eveno, contesa da Ida e Apollo. Eveno, non volendola concedere ad alcuno, aveva ideato una corsa ai cocchi contro ogni suo pretendente; sfida risultante sempre nella sconfitta del malcapitato. La giovane, fu infine rapita da Ida ed Eveno, in preda alla disperazione, si gettò nel fiume che da quel giorno prese così il suo nome. Nella contesa tra Apollo e Ida, fu infine dato a Marpessa di scegliere il suo sposo. Ella scelse Ida, conscia che Apollo l’avrebbe potuta abbandonare allorquando fosse invecchiata.

Questo il mito, ma anche la nostra Marpessa ha in questo caso molto di speciale.

Chiamata “la contessa” per il magnetismo del suo sguardo e l’incedere flessuoso ed elegante del suo corpo, per coloro che conoscono il suo volto il nome Marpessa fa balzare subito al cuore i fotogrammi di una rappresentazione affascinante ed indimenticabile; le sensazioni di una Sicilia che si fa arte e che con l’arte dialoga, dietro la patina che sottile attraversa moda, fotografia e realtà.

Tutto accadde per caso.

Ancora giovanissima infatti, la sua storia si intreccia con quella degli ancora sconosciuti Dolce e Gabbana, che la scelsero quale modella per uno dei primissimi set fotografici nella Sicilia che aveva ispirato i loro abiti.

Erano gli anni d’esordio del duo Dolce e Gabbana. E sempre il caso o il fato vollero che a cogliere la versatile interpretazione di sicilianità di questa modella, non fosse un fotografo qualunque bensì uno dei più celebri ed acclamati fotoreporter italiani: Ferdinando Scianna.

Scianna è di fatto il primo fotografo italiano ammesso all’agenzia fotografica internazionale Magnum. Nato a Bagheria nel 1943 il pupillo di Henri Cartier-Bresson, è stato e continua ad essere uno dei primi nomi italiani ad aver raggiunto un posto d’onore sulla scena fotografica internazionale.

L’intensità evocativa del suo tratto appare da sempre precisa, potente, inequivocabile. La sua tecnica sa imprimere in ogni immagine l’anima di un messaggio vibrante, emozionante. La sua è una fotografia ardente, nutrita da un’ispirazione vivace e intensa: la Sicilia. Con essa egli ha sempre avuto d’altronde un canale comunicativo preferenziale, intimo.

Una sua citazione ben coglie l’essenza della sua vocazione:

«Non diventi fotografo perché vuoi fare delle foto, fai delle foto perché qualcosa te lo chiede. E la Sicilia era là. Ma voleva essere vista in un certo modo. Tanti hanno fotografato la Sicilia, ma i fotografi del nord l’hanno sempre vista piena di sole, abbacinata. Per noi che ci siamo nati, il sole è bello perché produce l’ombra. Una scrittrice francese ha detto di uno dei miei primi libri: “ma com’è nera la Sicilia di Scianna!”, e aveva ragione. Dov’è finito il sole? È lì, dall’altra parte dell’ombra. Questa è la “cadenza” del mio accento fotografico siciliano».

E chi avrebbe mai immaginato che quegli scatti rubati al suggestivo quadro di una Sicilia sfuggente, fatta di squarci approssimati, avrebbero fatto storia per un marchio, una modella ed un fotografo?

L’incontro tra moda e fotografia porta infatti nella fattispecie ad una delle collaborazioni artistiche più riuscite.

È il 1987 e tra Bagheria, Palermo e Caltagirone, il fotografo rievoca i sapori di spazi a lui ben noti.

La sua esperienza di fotoreporter lo rende capace come pochi di inserire un tema come la moda nella verità di un contesto sociale e culturale. Nel suo pittoresco mondo di sensazioni, odori, feste e rituali, la Sicilia riaffiora quale polla di un’ispirazione fervente e imprescindibile.

Egli impugna quei racconti persi tra le viuzze e le strettoie rumorose, mostrandoci quasi come in un film gli attimi di una donna totalmente aderente all’immaginario di donna siciliana cui Dolce e Gabbana ambivano.

L’intensità di quelle atmosfere, la capacità espressiva di quegli sguardi, sono frammenti di un estro che dilaga e si riversa su ogni soggetto interpellato rendendolo partecipe di quel racconto di moda in cui Marpessa fa da protagonista.

Il suo è “uno sguardo verde, splendente ma inquieto, imbarazzato” come lo descrive Scianna.

La spontaneità del caso, l’ambiguità tra realtà e finzione, unita alla versatilità di Marpessa fanno il successo di quelle foto.

Ecco dunque incastonata in immagini improbabili e fortuite, una Marpessa che diviene essenza di quell’immaginario di donna siciliana. Ma è curioso scoprire che la sicilianità di questa modella non risiedeva altrove che negli occhi del fotografo, degli stilisti e nella capacità della modella di incarnarne l’essenza.

Figlia di madre olandese e di padre del Suriname, Marpessa è più che mai perfetta nella sua siciliana interpretazione. Tanto che ancora oggi gran parte della gente la pensa realmente siciliana.

Ad ella Scianna chiede di interagire con quella che lui definisce materia prima: la curiosità e il caso.

Il risultato è un’opera inaspettatamente evocativa.

Ne è da esempio uno scatto fatto a Modica nell’87, dove la modella trasmette il suo istintivo imbarazzo. Con le braccia conserte, quasi come una bimba imbronciata, ella è gettata nel mezzo di una tipica composizione di donne intente nel chiacchiericcio della sera.

Un simpatico aneddoto accompagna questa storia. E pensare che quando gli stilisti si rivolsero a Scianna, lo fecero credendo che alcune delle foto da essi visionate sulla Sicilia, fossero di sua produzione. Fu solo anni dopo che si scoprì che le fotografie sulla Sicilia, che qualcuno aveva detto a Dolce e Gabbana, essere di Scianna, erano state in realtà realizzate da un altro fotografo (il caso o il fato).

Ma questo destino imprevisto non fece che dare l’opportunità al fotografo di scoprire la cosiddetta “fotografia di moda” ed ai due stilisti di incidere l’impronta di un marchio nel terreno fertile della loro immaginazione e struttura primaria: la Sicilia.

Con questa serie di foto, Scianna produce un libro. Il libro, (edito da Leonardo Mondadori nel 1993) dal titolo “Marpessa, un racconto” andò esaurito pochissimi mesi dopo la pubblicazione ed è tuttora difficilissimo da trovare.

Oggi Marpessa vive a Ibiza dove lavora come decoratrice d’interni.

La sua è stata una storia di successi, ma quella stagione raccontata dalle foto iconiche, potenti e grandiose di Scianna, la inseriscono per sempre nell’identità di un marchio e di una realtà precisa ed indimenticabile.

Giada Costanzo
Giada Costanzo

Appassionata di arte, letteratura, cinema e fotografia, esprimo la mia creatività fra pittura, design e produzione di abiti. Amo le “antichità” sotto ogni forma e sfaccettatura. Ricerco le storie dimenticate della gente più comune e ammiro l’umanità che è nella persone più semplici.