L’anno è il 1940, il luogo è Great Whale Cay, una paradisiaca isola delle Bahamas, dove sbarcò, da un idrovolante, un pilota statunitense. Dovette ripartire in tutta fretta, perché era improvvisamente comparsa una donna con un fucile, e non aveva esitato a sparare.

Great Whale Cay

Sempre nel 1940, alcuni turisti americani attraccarono con la loro goletta al largo di quella stessa isola, e arrivarono a riva remando su una scialuppa. Li accolse un gruppo di nativi con i volti dipinti e inquietanti machete in mano. A guidarli, brandendo una grossa sciabola, c’era sempre la stessa donna che aveva fatto scappare il pilota dell’idrovolante: Marion Barbara “Joe” Carstairs, la Regina di Whale Cay, la “donna più veloce del mondo sull’acqua”, ovvero campionessa di corse su motoscafo, omosessuale dichiarata, ricchissima ereditiera della dinastia di petrolieri della Standard Oil.

Marion Carstairs – 1928/29

Non la conoscevano gli ignari turisti americani, e certo non passarono una notte tranquilla, dopo esser stati legati con le mani dietro la schiena, e tenuti prigionieri dentro al faro. All’alba furono liberati e spediti via, senza nessuna spiegazione né tantomeno alcuna scusa.


Marion Barbara Carstairs era, secondo Kate Summerscale, autrice di una sua biografia, “allegra, coraggiosa, disinteressata, imperiosa e impermeabile al giudizio della società”.


Lei si vantava di “aver fatto funzionare un paese” (l’isola delle Bahamas, più altre tre acquistate in seguito), fumava sigari e ostentava tatuaggi sulle braccia, cambiava fidanzate con molta frequenza (pare siano state più di 120), ma soprattutto amava la velocità, e ancor di più la propria libertà.

Marion era nata a Londra nel 1900, da un certo capitano Albert Carstairs (che probabilmente non era il suo vero padre) e da Frances Evelyn Bostwick, ereditiera americana che vantava una lunga schiera di mariti e amanti, dipendente da alcol ed eroina. L’ultimo patrigno di Marion, Serge Voronoff, era un chirurgo franco-russo che pensava di rinvigorire la virilità maschile trapiantando testicoli di scimmia in uomini non più giovani. Evelyn sostenne il marito nelle sue ricerche e pubblicazioni scientifiche, così come negli esperimenti, che fallirono miseramente.

Si può comprendere quindi Marion “Joe”, che non nutriva alcuna ammirazione per la madre, né tantomeno per Voronoff, che lei addirittura riteneva colpevole dell’omicidio di Evelyn. Il suo idolo era la nonna, Nellie Bostwick, una donna che definiva “dura, dura, che andava per la sua strada. Una persona meravigliosa… Aveva un grande potere”.

Fu proprio la nonna che le consentì, a soli 16 anni, di unirsi alla Croce Rossa Americana, per guidare le ambulanze durante la Grande Guerra. Poi fece parte del Corpo di servizio dell’esercito reale in Francia, e quindi, a Dublino, della Sezione di trasporto meccanico della Legione delle donne, che aveva il compito di trasportare gli ufficiali britannici durante la guerra d’indipendenza irlandese. Grazie a quest’ultima esperienza, nel 1920 avviò a Londra un’attività di noleggio auto, “X Garage”, composta da uno staff (autisti e meccanici) esclusivamente femminile.


Intanto, nel 1918 Marion “Joe” si era sposata con un amico d’infanzia, al solo scopo di accedere al suo fondo fiduciario, senza il tramite della madre, che la minacciava di escluderla dall’eredità se non avesse interrotto le sue relazioni omosessuali. Inutile precisare che non rivide mai più il marito, dopo le nozze…

Dolly Wilde


Dolly Wilde, nipote di Oscar Wilde, le fece conoscere le gioie del sesso: “Mio Dio, che cosa meravigliosa. E’ stato un peccato aver aspettato così tanto tempo.” Dopo ci furono un’infinità di fidanzate, dalle colleghe dell’X Garage, ad attrici molto famose come Greta Garbo, Tallulah Bankhead e, la prediletta, Marlene Dietrich.

Marlene Dietrich

Ebbe una sola compagna che rimase con lei per tutta la vita: “Lord Tod Wadley”, una bambola donatale da una delle sue amanti, che vestiva con abiti di Savile Row e scarpette fatte in Italia. Lord Tod fu cremato insieme alla sua padrona, nel 1993, e le loro ceneri furono sepolte insieme.

“Joe” Carstairs e Lord Tod Wadley

Fonte immagine: Wikipedia – Giusto uso

Quando le gare di velocità in motoscafo cominciarono ad andare male, Carstairs trovò un’altra passione: l’isola di Whale Cay, di cui divenne la “regina”, sovrana di una popolazione di circa 200 persone che la chiamavano “boss”.

Costruì una grande casa per sé e per i numerosi ospiti che andavano a trovarla (famosi personaggi del cinema, artisti, i Duchi di Windsor…), ma anche strade, il faro, una chiesa, un negozio, e poi impiantò dei frutteti e un conservificio.

Fu in quel periodo che iniziò la relazione con Marlene Dietrich, che lei chiamava “babe” e alla quale avrebbe voluto regalare addirittura l’isola… più tardi nel tempo però la definì “una vecchia malvagia, una stronza”.

Marion “Joe” Carstairs con i Duchi di Windsor

Nonostante la stessa Carstairs affermasse di aver vissuto come “un’esiliata”, lontana da una società che non accettava la sua omosessualità, cercò sempre di fare la sua parte: dal guidare le ambulanze durante la prima guerra mondiale, a offrire le sue navi sia alla Marina degli Stati Uniti, sia a quella britannica durante la seconda, fino a salvare personalmente 47 marinai statunitensi che erano alla deriva da 30 giorni. Quei giovani sopravvissuti non potevano credere di dovere la propria vita a una donna di 42 anni che aveva navigato a luci spente tra gli U-Boot tedeschi…

Nel 1975, molto a malincuore, “Joe” Carstairs vendette Whale Cay e si trasferì in Florida.
Oggi, l’isola è in vendita: un paradiso che costa 20 milioni di dollari…

Categorie: Storia

Annalisa Lo Monaco

Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.