Quando scappò in Messico, per fuggire alla dittatura del generale Franco, Juan Guzman divenne il fotografo preferito di molti artisti, come Frida Kalho e Diego Rivera. Prima di allora però, Guzman aveva partecipato alla Guerra Civile Spagnola, volontario delle Brigate internazionali. Le sue oltre 1.300 immagini, conservate nell’archivio della Agencia EFE, testimoniano il conflitto fratricida che insanguinò la Spagna tra il 1936 e il 1939.

La sua foto più famosa tuttavia, considerata il simbolo della Guerra di Spagna, non è una cruenta immagine di sangue, ma ritrae una giovanissima donna che domina la città di Barcellona dall’alto dell’Hotel Colon (che oggi non esiste più): Marina Ginestà, una militante dell’organizzazione giovanile del Partito Comunista spagnolo. Potrebbe essere scambiata per una ragazza qualsiasi, se non fosse per il fucile Mauser M1916 che porta a tracolla, in quel drammatico luglio del 1936, quando la rivolta delle forze armate mise fine al governo del Fronte Popolare e segnò l’inizio della dittatura del generale Francisco Franco.

Aveva 17 anni Marina, quando posò orgogliosa sulla terrazza di Barcellona, con i capelli al vento, un sorriso appena accennato sul volto, e il sogno di una rivoluzione nel cuore. Quel giorno, l’unico in cui imbracciò un fucile, la ragazza era felice, perché il popolo in armi aveva riportato una vittoria contro i militari golpisti.

Quando scoppiò l’insurrezione, Marina iniziò a lavorare prima come traduttrice di Mikhail Koltsov, corrispondente del giornale sovietico Pravda, e poi come reporter. Partecipò alla guerra dalle retroguardie, scrivendo per molti giornali repubblicani e cercando in tutti i modi di mantenere alto il morale dei suoi compagni.

Come molti altri iscritti, anche Marina Ginestà rimase delusa dalla direzione stalinista che aveva preso il Partito comunista, ma continuò a lottare, durante quasi tutta la guerra, militando in altri gruppi, come il POUM, un’organizzazione marxista anti-stalinista, a cui era iscritto anche il famoso scrittore George Orwell.

Marina Ginestà con il fratello – 1936

Marina fu ferita prima della fine della guerra civile, e fu costretta a rifugiarsi nella città francese di Montpellier, dove era nata (da genitori spagnoli). Mentre attraversavano i Pirenei, il suo fidanzato morì, a un passo dalla salvezza: i suoi sogni di ragazza cominciavano a infrangersi contro l’amara realtà. Quando la Francia fu occupata dai nazisti, Marina e la sua famiglia fuggirono con una nave diretta in Messico, deviata poi nella Repubblica Dominicana. Fu durante l’esilio che Marina seppe della vittoria del generale Franco:

la guerra civile era perduta, i sogni erano morti

In un’intervista del 2008 ha dichiarato: “La giovinezza, il desiderio di vincere, gli slogan… li presi sul serio. Pensavo che se avessimo resistito, avremmo vinto. Abbiamo avuto la sensazione che la ragione fosse con noi e che avremmo finito per vincere la guerra, non avremmo mai pensato di finire le nostre vite all’estero.”

Forse per questo suo esilio Marina, che tornò in Europa negli anni ’60, non aveva mai visto la sua immagine sulla terrazza di Barcellona, ormai famosa in tutto il mondo, usata anche come copertina per il libro di Carlos Fonseca Trece Rosas Royas (Tredici rose rosse).

Marina Ginestà nel 2008

Solo nel 2006 lo scrittore Garcia Bilbao, grazie a un’altra foto in cui Marina è a fianco di Mikhail Koltsov, identificò la ragazza sulla terrazza, indicata da Guzman solo con la lettera J, come la Marina Ginestà che viveva a Parigi ormai da molti anni, traducendo testi francesi.

Marina è morta a Parigi il 6 gennaio del 2014. Aveva 94 anni.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.