Marie Laveau: la vera storia della “Regina Voodoo” di New Orleans

New Orleans è una città unica negli Stati Uniti. Moderna ma ancorata alle proprie radici europee, rappresenta un mix culturale fra arte, musica e leggenda. Fra le storie cittadine più affascinanti viene annovera Marie Laveau, la donna che fu definita:

La Regina Voodoo di New Orleans

Marie visse durante l’800. Madame Laveau, come veniva chiamata, esercitò un notevole ascendente sulla comunità locale, e il culto del suo mito si è protratto sino a oggi, e la sua tomba è stracolma di monete e messaggi di richieste.

I rituali che praticava Madame Laveau erano Voodoo, compresi anche quelli di Magia Nera, e la resero celebri non solo per gli schiavi liberati statunitensi, ma soprattutto per la comunità di bianchi di New Orleans. La religione vudù, originaria dell’Africa, era praticata come un segno di appartenenza alla propria terra d’origine dalle persone di colore, ma veniva vista come una trasgressione dai bianchi a causa della sua messa al bando da parte della chiesa cattolica. Il Voodoo moderno, praticato da Madame Laveau, è una commistione di due principali culti, quello vudù originale e la religione cristiana degli immigrati statunitensi, che imposero ai propri schiavi la conversione al cristianesimo.

La storia di Madame Laveau

Marie Laveau nacque nel 1801 circa, da una schiava liberata, Marguerite, e un uomo libero mulatto, Charles Laveaux, che svolgeva attività imprenditoriali come il commercio di schiavi e di terreni.

Marie fu la prima della sua famiglia a nascere come persona libera

La bisnonna giunse come schiava dall’Africa occidentale nel 1783, mentre la nonna, Catherine, fu comprata da Francoise Pomet, una donna imprenditrice di colore che possedeva diverse schiave e le utilizzava per i suoi commerci.

Sotto, dipinto di Marie Laveau di Frank Schneider, basato su un dipinto del 1835 (perduto) Di George Catlin:

Nel 1795 Catherine, a 42 anni, riuscì a pagare l’esorbitante somma di 600 pesos in cambio della propria libertà, e costruì la casa che sarà resa famosa dalla nipote. La figlia Marguerite, madre di Marie, era libera già dal 1790, e intratteneva relazioni con diversi uomini. Da uno di questi, Henri D’Arcantel, ebbe 4 figli, mentre Marie nacque nel 1801 da una fugace relazione con Charles Daveaux, che poco più tardi sposò un’altra donna di colore libera.

Marie si sposò presto, a 18 anni, con un uomo bianco di nome Jaques Paris. La coppia ebbe due figli, che però morirono nell’infanzia. Della relazione con il marito non si conoscono i particolari, e dal 1824 di questi non si trova già più traccia, morto o semplicemente sparito dalla vita della donna.

Dopo il primo matrimonio, Marie ebbe una lunghissima relazione con Louis Cristophe Dumesnil de Glapion, uno statunitense di nobili origini francesi che commerciava in schiavi e terre, e dalla quale nacquero sette figli, di cui solo due raggiunsero l’età adulta, Marie Eloise Euchariste e Marie Philomène. La coppia visse insieme sino al 1855, anno della morte dell’uomo, ma non poté sposarsi a causa delle leggi contro la mescolanza razziale, in vigore negli Stati Uniti sino al 1967.

Sotto, presunta fotografia di Marie Laveau, anche se è molto più probabile si tratti della figlia della Donna, anch’essa sacerdotessa Voodoo:

Durante tutto questo periodo Marie Laveau divenne un’importante figura pubblica della città di New Orleans. Si produsse in attività benefiche, in particolar modo nei confronti di schiavi ed ex-schiavi di colore, confortò diversi condannati alla pena di morte nell’ultima ora prima dell’esecuzione, e fu una devota cattolica assidua frequentatrice della Cattedrale di St. Louis, dove venne battezzata e si sposò, nel 1819, e poi divenne madrina di nipoti e bisnipoti.

Pur non abbandonando la fede cattolica scelse di diventare una predicatrice Voodoo

A New Orleans in quegli anni si creò l’unica comunità di fedeli Nord-Americana devoti a una religione comune all’America del Sud e ad Haiti. I rituali cattolici e quelli africani erano in parte comuni, e alla pomposità delle cerimonie cristiane furono uniti balli e danze africane, un mix di religioni che affascinò gli abitanti di New Orleans.

Marie divenne la più famosa sacerdotessa Voodoo della città, apostrofata dai giornali dell’epoca come:

“La Regina del Voodoo, Sua Maestà, La predicatrice dei Voodoo” e via dicendo…

Il cottage costruito dalla nonna divenne il luogo perfetto per officiare i riti voodoo. All’interno si trovavano altari coperti di candele, immagini sacre, ragazze che cantavano inni e naturalmente, al centro, Madame Laveau.

Ai riti erano presenti più bianchi che persone di colore, e si svolgevano solitamente il venerdì sera.  I partecipanti non pagavano in denaro ma facevano un’offerta costituita da liquori, cibo e monete, lasciate sopra un panno al centro della stanza. La predicatrice recitava una preghiera, poi salutava in direzione dei quattro segni cardinali e diceva:

In nome del Padre, del Figlio e dei Santi Spiriti (Holy Ghosts)

Poi, la folla di fedeli iniziava a cantare e ballare, e il rito si concludeva.

Marie Laveau incontrava anche singoli fedeli, e gli dava consigli riguardo ogni problema, dalle vittorie legali a problemi di cuore. Il pubblico cui si rivolgeva era orizzontale riguardo tutte le classi sociali, e il suo necrologio sul New York Times recitò, anni dopo:

Avvocati, legislatori, latifondisti e commercianti sono venuti a rendere omaggio e cercare i suoi uffici

La predicatrice introdusse diversi elementi cattolici nella religione, come la Madonna e molti santi, e trasse lauto profitto da amuleti e consulti riguardo praticamente ogni problema dei fedeli che frequentavano il suo santuario.

Sebbene persone di ogni colore visitassero Madame Laveau e partecipassero alle cerimonie che guidava, la comunità bianca non accettò mai pubblicamente il voodoo come religione legittima (il motivo per il quale oggi la si associa a riti sacrificali e mondo dell’occulto). Il razzismo e la naturale tendenza dei giornali a raccontare storie sensazionalistiche fecero descrivere le cerimonie di Madame Laveau come “orge ubriache” occulte.

Il Voodoo di New Orleans fu caratterizzato da una complessa teologia, e un pantheon di divinità e spiriti.

L’obiettivo del Voodoo era trovare un equilibrio fra la comunità, gli dei e l’ambiente naturale

Il Voodoo, allora come oggi, non ha dei riferimenti nell’autorità, e non prevede gerarchie o capi. Madame Laveau fu quindi una delle tante predicatrici dell’epoca, probabilmente la più famosa in assoluto degli Stati Uniti.

L’evento più importante per i fedeli era la Festa di San Giovanni Battista, il 23 Giugno, che si svolgeva sulle rive del lago Pontchartrain. La cerimonia, che coincide col solstizio d’estate, fu introdotto dai coloni spagnoli e francesi negli Stati Uniti, e venne assorbita dalla comunità di fedeli al Voodoo in anni successivi. Durante l’evento Madame Laveau riuscì a raccogliere attorno a sé una folla di decine di migliaia di persone, che pregavano insieme per il benessere proprio e degli altri.

Il culto Voodoo fu però ben presto avversato dalle autorità statunitensi, che vedevano come pericolose le associazioni di schiavi e persone libere. Negli anni ’50 del XIX secolo iniziarono i raid di arresti contro i partecipanti alle cerimonie di Madame Laveau, mentre negli anni ’60 si giunse ad arrestare moltissime persone nei riti che vennero definiti “satanici e orgiastici” per la festa di San Giovanni Battista.

Di lì a poco sarebbe scoppiata la guerra civile americana, un confronto, fra Sud e Nord, favorevoli e contrari alla schiavitù, che lascerà un segno indelebile nella cultura statunitense. In breve tempo, e in odore di guerra, il Voodoo divenne un culto da tenere segreto, e così cessarono le cerimonie pubbliche di Madame Laveau, che morì ricca e in pace, il 5 Giugno del 1881.

Sotto, una cerimonia di Madame Laveau immaginata nel telefilm “American Horror Story”, naturalmente frutto della fantasia, ma che interpreta la credenza, reale, degli Zombie nel mondo del Voodoo:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...