Mariano Fortuny y Madrazo nacque a Granada nel 1871 e morì a Venezia nel 1949. Proveniva da una famiglia catalana (la pronuncia del cognome è Fortùni) e il padre era un pittore di fama.

Sotto, Autoritratto:

Dal 1889 Mariano si stabilì a Venezia nella casa-laboratorio di Palazzo Pesaro Orfei, oggi sede del Museo di Palazzo Fortuny. Mariano, fin dall’infanzia a contatto con le tendenze artistiche d’avanguardia, era di temperamento eclettico, si interessò a diversi campi tecnici e artistici e fu un innovatore sotto molti punti di vista.

Sotto, la Lampada Fortuny:

A lui si devono due idee che ancor oggi sono prodotti e apprezzati in tutto il mondo, diversissimi fra loro:

La lampada Fortuny e il moderno plissè

La lampada Fortuny (oggi prodotta da Pallucco e in vendita a partire da 2500 euro circa) fu brevettata nel 1903 ed è composta da un cavalletto di sostegno che deriva dal treppiede della macchina fotografica (Mariano era un eccellente fotografo) e da una cupola, che modifica i paralumi dell’epoca per creare un nuovo sistema di illuminazione indiretta e diffusa. La lampada Fortuny ebbe successo sulle scene teatrali e sui set fotografici per i quali era stata ideata, e in un secondo momento divenne un oggetto di design anche per altri ambienti di vita.

Modella con abito Delphos, 1920 ca. foto di Mariano Fortuny

Nel 1909 viene brevettato da Mariano Fortuny il vestito Delphos, una tunica di seta fittamente pieghettata formata da più teli uniti da cordoncini fermati da perle di vetro di Murano.

Mariano dichiarò che l’ideazione di questo abito fu merito di sua moglie, Henriette Negrini Fortuny

Henriette a Parigi, 1902, foto di Mariano Fortuny (Museo Fortuny)

Modella in Delphos e sopravveste stampata, foto di Mariano Fortuny (Museo Fortuny)

 
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Il Delphos era stato immaginato come un’elegantissima veste da casa, che seguiva audacemente i contorni del corpo e liberava la donna dalla schiavitù di corsetti e bustini. Le donne più intraprendenti, come la danzatrice Isadora Duncan e l’attrice Eleonora Duse, lo indossarono anche in pubblico, a volte con una sopravveste di garza semitrasparente sempre prodotta dalle manifatture Fortuny.

Sotto, Peggy Guggenheim nel suo palazzo di Venezia in un abito Fortuny degli anni ‘70

Per l’ideazione del Delphos, Mariano Fortuny si ispirò alle tuniche greche e in particolare al chitone dell’Auriga di Delfi, una statua rinvenuta in Grecia nel 1896.

L’abito Delphos era prodotto in molti colori, dalle tonalità più neutre e tenui a quelle più accese, sempre in monocromo, resi brillanti e cangianti dal materiale utilizzato, la seta, e dalla particolare lavorazione. Le sopravvesti, invece, di linea molto semplice, aperte davanti e indossate sopra il Delphos, erano decorate da motivi dorati che si ispiravano alla tradizione catalano moresca e orientale.

Sotto, le tre figlie adottive di Isadora Duncan, tutte con un Delphos:

La tecnica della plissettatura Fortuny è basata sull’uso di stampi di cartone (o di rulli di ceramica) tra i quali viene inserita la stoffa pieghettata che viene poi cotta in un bagno di vapore. I particolari tecnici della plissettatura Fortuny, tuttavia, sono ancora oggi segreti.

Sotto, la signora Condé Nast vestita con l’abito da sera Delphos:

Oggi sono visitabili il Museo Fortuny (casa laboratorio, nell’antico palazzo Pesaro Orfei) e una parte della manifattura Tessuti Artistici Fortuny alla Giudecca. Oggi il plissè è proposto da molte case di moda, anche nelle versioni low cost: un omaggio alla creatività di Mariano Fortuny, ancora fantasticamente attuale dopo oltre cento anni.

Modella con abito Delphos e scialle Cnosso, foto di Mariano Fortuny 1925 ca (Museo Fortuny)

Paola Moro
Paola Moro

Vivo in un paese di campagna, dove l’orizzonte piatto fa sembrare il mondo senza confini. Insegno italiano e latino in un Liceo. Amo i gatti. Leggo qualunque cosa, cammino e d’inverno nutro i pettirossi. Scrivo per condividere ricerche, pensieri, curiosità.