Maria Letizia Bonaparte: Principessa anticonformista di Casa Savoia

I nobili natali, gli amori e i disamori, le scelte imposte e accettate più o meno volontariamente: sono tutti ingredienti che fanno spesso parte di un copione comune per giovani donne (e anche uomini) di sangue reale, mai libere di vivere la vita secondo le proprio inclinazioni. E quando, a dispetto di rigide norme di etichetta, una nobildonna di rango più o meno elevato decide di condurre un’esistenza conforme al proprio modo di essere, subito viene etichettata come “ribelle”, in qualche modo a ragione, visto che esprime “ribellione” a norme consolidate, difficili da cambiare se non nel trascorrere di molte generazioni.

E se di principesse ribelli oggi ne esistono diverse in giro per il mondo (come non ammirare la principessa giapponese Mako, che per sposare un borghese qualunque ha rinunciato ai titoli imperiali e persino – per sua espressa volontà – all’appannaggio che comunque le sarebbe spettato, pari a 1,2 milioni di dollari?), in un tempo non poi così lontano, appena un secolo fa, chi faceva scelte anti-conformiste rappresentava sempre un motivo di scandalo.

Come Maria Letizia Bonaparte, poi duchessa d’Aosta, nata a Parigi nel 1866, quando il secondo impero francese retto da Napoleone III sta volgendo al termine.

Maria Letizia Bonaparte, duchessa d’Aosta

Maria Letizia, come sua madre Maria Clotilde di Savoia – donna agli antipodi per carattere, scelte di vita e consapevolezza del proprio ruolo – è un personaggio non molto ricordato nelle vicende dinastiche dei Savoia, forse proprio per quel suo temperamento indipendente e poco incline ad accettare le regole della casa reale.

Maria Letizia Bonaparte intorno al 1888

Probabilmente eredita, oltre a una fisicità prorompente, anche il carattere esuberante del padre, il Principe Napoleone Giuseppe Carlo Bonaparte, detto Girolamo. Il generale Bonaparte, quello della disfatta di Waterloo e dell’esilio a Sant’Elena, è suo zio, mentre l’imperatore Napoleone III è suo cugino.

Il Principe Napoleone Giuseppe Carlo Bonaparte, detto Girolamo, nel 1860

Il Principe Girolamo ha convinzioni ben radicate: liberale, ateo e anticlericale, convinto repubblicano, accetta poi di collaborare con il cugino divenuto imperatore – Napoleone III prende il potere con un colpo di stato nel 1851 – per contrastare l’ala più conservatrice e autoritaria del movimento bonapartista, tanto che viene soprannominato il “principe rosso”.

Oltre che politicamente liberale, Girolamo è libertino nei costumi e piuttosto restio al matrimonio, tanto è vero che a 37 anni non è ancora sposato, ma ha collezionato un bel numero di amanti, tra le quali figura l’attrice tragica più famosa dell’epoca, Rachele Félix. Tuttavia nemmeno lui, che è pur sempre un Bonaparte, può sottrarsi a nozze combinate per ragion di stato.

Napoleone III e il Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno di Sardegna, Camillo Benso conte di Cavour, stringono un’alleanza in funzione anti-austriaca: la Francia si impegna a sostenere la seconda guerra d’indipendenza in Italia in cambio dei territori di Nizza e della Savoia, oltre che del trono a un principe francese in un futuro regno del Centro-Italia, nel nuovo assetto geo-politico che sarebbe seguito, ma che in realtà non si realizza. Gli accordi tra i due, raggiunti in gran segreto a Plombières nel luglio 1858, sono solo verbali e siglati da una stretta di mano, che certo allora valeva più di molte firme di oggigiorno, e tuttavia sia l’imperatore francese sia il ministro piemontese ritengono opportuno cementarli con un bel matrimonio.

Napoleone III vuol maritare il cugino Girolamo, ed eventualmente metterlo sul trono del futuro regno centro-italico, mentre in casa Savoia c’è una sola opzione: la principessa Maria Clotilde – primogenita di Vittorio Emanuele II – che all’epoca degli accordi non ha ancora compiuto 15 anni. Troppo giovane e troppa la differenza d’età con lo sposo designato, troppo mal assortita come coppia: tanto è anticlericale e libertino lui quanto è devota alla Chiesa e ligia ai propri doveri lei. Tanto ligia, l’assennata principessa, da acconsentire a quelle nozze (il padre non gliele impone) che comunque destano scandalo tra la severa nobiltà sabauda e pure in quella francese. Tutti compiangono la piccola, minuta e (apparentemente) fragile Clotilde, sposa-bambina di un uomo non più giovanissimo e massiccio nel fisico: pare che i due fossero paragonati, per la loro incompatibilità, ad una gazzella e un elefante.

Maria Clotilde di Savoia e il Principe Girolamo, novelli sposi

Ritratto di Napoleone, Clotilde di Savoia, 1859 – Accademia delle Scienze di Torino

Come tutte le premesse lasciano intendere, il matrimonio non è felice: in assoluto contrasto con l’assai mondana corte parigina, Clotilde si dedica a opere di beneficenza per poveri e ammalati, mentre il marito prosegue la sua vita come aveva sempre fatto, tra feste e amori fugaci. Per la verità ce n’è anche qualcuno di meno fugace: ha una lunga relazione – tra il 1868 e il 1874 – con la cortigiana più nota dell’epoca, Cora Pearl, alla quale regala addirittura un palazzo, poi mette al mondo due figli con Marie Scheppers, marchesa di Canisy, che divorzia dal marito per lo scandalo suscitato da quella relazione.

Cora Pearl

Immagine di Themadchopper via Wikipedia – licenza CC DI 2.0

Dal matrimonio di Maria Clotilde e Napoleone Girolamo nascono tre figli: Victor, Luigi e Maria-Letizia. Dopo la caduta del secondo impero, la principessa sabauda si ritira prima in Svizzera e poi, senza il marito, nel castello di Moncalieri, nei pressi di Torino. Con lei c’è sempre la figlia Letizia, tanto simile al padre, e che quindi fatica ad adattarsi alla vita quasi conventuale imposta dalla madre, divenuta nel frattempo terziaria dell’ordine di San Domenico.

Maria Letizia con la madre Maria Clotilde, 1910 circa


Forse Letizia ricorda con nostalgia la scintillante Parigi, forse sente la mancanza del padre e dei fratelli, e certamente cerca vie di fuga dalla noiosa vita a Moncalieri. Poco le importa del giudizio della nobiltà sabauda: lei, allegra e vivace, ama mettere in mostra la sua femminilità con abiti provocanti e gioielli che attirano lo sguardo sul florido decolleté, mentre alle opere pie preferisce lunghe cavalcate in libertà.

Maria Letizia verso la fine degli anni ’90 dell’800

Comunque anche lei, come ogni principessa dell’epoca, deve assoggettarsi a un matrimonio conveniente, e in un primo tempo sembra destinata a diventare la moglie del cugino Emanuele Filiberto di Savoia, che incontra a Firenze proprio in vista delle nozze.

Ma, per un qualche motivo, non si conclude nulla. Poi qualcuno mette in giro la voce che sia promessa a un cugino del ramo Bonaparte, ma anche in questo caso non se ne fa niente. Poi, come un fulmine a ciel sereno, si conclude un matrimonio che scandalizza l’opinione pubblica di tutto il mondo (ne parla anche il New York Times): la giovane Maria Letizia sposa, nel 1888, lo zio materno Amedeo duca d’Aosta, di 22 anni più anziano di lei e peraltro padre di Emanuele Filiberto.

Amedeo d’Aosta

Amedeo, sposato per amore a una nobildonna piemontese – cosa che non gli impedisce di tradirla ripetutamente, tanto da suscitare le rimostranze di lei, che si lamenta con il suocero e viene subito tacciata, ahimè, di non essere all’altezza del suo rango – è vedovo ormai da molti anni e si invaghisce della nipote (forse per questo era saltato il matrimonio tra i due cugini) così giovane e bella, allegra e piena di vitalità. Lei, dal canto suo, accetta la proposta probabilmente – almeno così insinuano i giornali dell’epoca – per scappare dall’opprimente ambiente del castello di Moncalieri. Comunque sia il matrimonio si celebra, dopo la necessaria dispensa papale, l’11 settembre del 1888, ma meno di due anni dopo Maria Letizia è già vedova: Amedeo muore a 45 anni per una polmonite, a pochi mesi dalla nascita del figlio Umberto.

Maria Letizia nel 1901 circa

Il carattere di Letizia, ribelle ai doveri del suo rango, si manifesta del tutto proprio dopo la morte di Amedeo: non si risposerà mai più perché sceglie di vivere la sua vita libera da legami matrimoniali e vincoli legati ai protocolli di corte, che comunque frequenta assai poco. Tanto che fino al 1902 non è ancora stata mostrata una foto ufficiale del figlio Umberto, cosa che darà adito a vari pettegolezzi: forse il bambino ha qualche problema fisico e viene tenuto nascosto? Niente di tutto questo, il ragazzo è sano anche se col tempo si rivelerà uno scavezzacollo (viene espulso dall’Accademia Navale di Livorno per avere commesso alcuni piccoli furti), e morirà presto, nel 1918, durante l’epidemia di spagnola.

In realtà Maria Letizia preferisce ancora andare a cavallo in libertà, ma anche frequentare i circuiti delle prime corse automobilistiche, oltre che concedersi amori passeggeri, senza preoccuparsi troppo degli inevitabili pettegolezzi. Tanto è vero che vive alla luce del sole un amore scandaloso – e duraturo – con un ufficiale più giovane di lei di vent’anni, un certo Norbert Fischer. Lei ha già una cinquantina d’anni – più o meno l’età nella quale un’altra donna trasgressiva, la Contessa di Castiglione, copriva gli specchi per non vedere riflesso il suo decadimento – ma non si preoccupa della differenza d’età: rimane legata al giovane ufficiale fino alla sua morte, che la coglie il 25 ottobre del 1926, a Moncalieri.

Maria Letizia verso la fine degli anni ’90 dell’800

Maria Letizia, la principessa dimenticata di casa Savoia, potrebbe ancora oggi essere considerata una ribelle? Difficile dare una risposta, ma poco importa, perché si tratta di un’etichetta ambigua, applicata a una donna che in realtà aveva solo scelto di vivere la propria esistenza come meglio credeva.


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