Maria Hardouin di Gallese (Roma 30 gennaio 1864 – Gardone Riviera 18 gennaio 1954) figlia del duca Giulio di Gallese e di Natalia Lezzani, figlia di Luigi Lezzani, poeta e traduttore italiano, conobbe Gabriele d’Annunzio nel 1883. Lei apparteneva alla nobiltà romana, viveva una vita agiata nel palazzo Altemps di Roma e, come tutte le nobili fanciulle dell’epoca, fu seguita da precettori che le impartirono un’adeguata istruzione. Amava lo studio delle lingue, francese, inglese, tedesco, ed era continuamente stimolata dalle frequentazioni nel salotto di famiglia di artisti e letterati.

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

La madre di Maria era una donna molto bella, elegante e raffinata, e amava circondarsi di intellettuali con cui si intratteneva in lunghe conversazioni. Sposò Giulio di Gallese , vedovo e venti anni più anziano di lei, e da questa unione nacquero due figli; Luigi il 17 giugno 1862 e Maria.

L’incontro fatidico tra la duchessina e il poeta, all’epoca da poco arrivato nella capitale e già assiduo frequentatore dei salotti romani, avvenne sabato 3 febbraio 1883. Maria nelle sue memorie ricorderà quel tardo pomeriggio di molti anni prima quando il suo sguardo incontrò per la prima volta quello di Gabriele. Ricorderà anche i colori buffi ed accesi dell’abbigliamento del poeta che ebbe l’ardire di chiederle quella sera stessa un ballo. Possiamo immaginare cosa potè sussurrare alla piccola ed innocente Maria durante il ballo, tenendola tra le sue braccia, e lei in men che non si dica si innamorò follemente di lui. La frequentazione del palazzo Altemps e del salotto della duchessa Natalia permise all’intraprendente poeta di instaurare un rapporto di fiducia e amicizia con madre e figlia.

Gabriele D’Annunzio nel 1890:

Il corteggiamento della duchessina fu perfetto, fiori, lettere appassionate, incontri a concerti, visite a musei e chiese della capitale, incontri ai vernissages, spesso con la complicità della balia. Maria dedicò queste parole al suo Gabriele

Oramai mi ha vinta, conquistata e sottratto ha il mio cuore. Le ore sono tutte per lui… E’ diventato per me tutto ciò che è vita, colore, luce, verità

La chiesa di Sant’Apollinare divenne per il poeta il luogo delle veglie notturne, in attesa di una candela accesa, segnale che il duca Giulio dormisse per poter accedere alle stanze della sua amata. L’inesperienza e l’amore fecero il resto, e Maria ben presto si rese conto di essere in dolce attesa. Cosa fare, lasciare il suo bel poeta? Separarsi per sempre e con in grembo il frutto del loro amore appena sbocciato? Ma il duca Giulio non avrebbe mai acconsentito a quel matrimonio, e allora per i due innamorati la scelta di optare per una fuga d’amore sembrò l’unica soluzione possibile.

La città prescelta come luogo di arrivo fu Firenze, e il 28 giugno un treno preso quasi all’alba segnò per sempre la vita della fanciulla. L’Hotel Elvetia e Bristol fu il loro nido d’amore per due giorni, ma il 30 giugno i due amanti furono raggiunti dal prefetto, senatore Clemente Corte e dal deputato Federico Colajanni e Maria fu riaccompagnata a casa. Tutta Italia parlò per lungo tempo della fuga d’amore del poeta e della duchessina, le testate nazionali versarono fiumi d’inchiostro dell’accaduto.

Per la duchessa Natalia fu impossibile nascondere la situazione al marito, e ormai era divenuto inevitabile il matrimonio, che fu celebrato il 28 luglio 1883 nella chiesa di Sant’Aniceto e della Beata Maria Vergine della Clemenza. Fra i pochissimi invitati vi furono la scrittrice Matilde Serao con Edoardo Scarfoglio, testimoni il pittore abruzzese Francesco Paolo Michetti e Baldassarre Avanzini direttore del “Fanfulla” (quotidiano pubblicato dal 1870 al 1899), ed erano assenti i genitori del poeta che si limitarono a spedire a parenti ed amici una partecipazione dove annunciavano l’avvenuto matrimonio.

L’atto di matrimonio:

Gabriele e Maria trascorsero la luna di miele nelle Marche, a Porto San Giorgio, successivamente si trasferirono a Villa del Fuoco, frazione di Pescara dove la famiglia d’Annunzio possedeva una casa colonica. Il 13 gennaio 1884 nacque Mario, il primogenito, che ben presto verrà affidato ai nonni materni con cui trascorrerà buona parte dell’infanzia prima di essere iscritto al collegio Cicognini di Prato, dove aveva studiato anche il celebre genitore.

Il comunicato dei coniugi d’Annunzio:

Nel novembre del 1884 i due sposi fecero ritorno nella capitale. Maria era una donna appagata dalle gioie del matrimonio e della maternità anche se i problemi non mancavano. Il padre non la voleva più vedere, la madre era stata cacciata di casa e i problemi economici attanagliavano il poeta che non riusciva a mantenere l’alto tenore di vita che sentiva necessario per la sua creatività e per la sua vita.

Gli ingenti debiti che il marito accumulava costrinsero Maria a bussare alla porta del duca Giulio, suo padre

Un intendente a nome del duca la cacciò in malo modo, ella era in attesa del suo secondogenito, Gabriele Maria (detto Gabriellino) che nacque il 10 maggio 1886. Mentre il marito dissipava i pochi denari che riusciva a guadagnare la giovane duchessina si rese ben presto conto che il suo Gabriele incominciava a nutrire interesse per altre nobili dame e la passione dei primi anni di matrimonio lasciava sempre più spazio a vuote giornate, silenzi e assenze del poeta, il quale ben presto si innamorò della bella Elvira Fraternali Leoni, detta Barbarella, sua musa ispiratrice almeno per un lustro.

Ma Gabriele pur folle di passione per la sua Barbarella continuava ad amare a modo suo anche la moglie, che il 22 settembre 1887 partorì il terzogenito. Il poeta non fu presente alla nascita e si limitò a scegliere il nome del piccolo, Ugo Veniero.

La nascita del terzogenito non rinverdì l’amore e la passione di Gabriele per Maria, anzi. Stanco della routine familiare decise di trascorrere lunghi periodi lontano dalla moglie e dai figli, lasciandoli spesso nella più totale indigenza. Inoltre, nella sua produzione letteraria, il poeta menzionava altre muse ispiratrici e non più Maria, la quale viveva in una sconfinata infelicità certa che l’uomo a cui aveva dedicato tutta se stessa, rinunciando ad una vita di agi e ad un matrimonio consono alla famiglia in cui era nata, ormai era soltanto un pallido ricordo. Le vite dei coniugi d’Annunzio ormai erano a tutti gli effetti due vite separate, e anche i figli non rappresentavano un richiamo alla vita familiare.

Il 6 giugno del 1890 Maria incontrò il padre per caso in via del Corso, a Roma, e pensando di poter scalfire la dura corazza del duca gli mandò incontro il figlio Veniero. Ma il duca, scansando il piccolo, raggelò la figlia dicendole

Che volete? Chi siete? Io non vi conosco

La sofferenza provata dalla giovane duchessina la spinse a un gesto estremo: voler porre fine alla sua esistenza. Salvatasi dall’insano e disperato gesto Maria Hardouin di Gallese decise di separarsi definitivamente dal marito. Ormai tra i due coniugi l’incomunicabilità era totale, il poeta continuava a frequentare ed avere altre compagne al suo fianco e quindi si rese necessario formalizzare un accordo di separazione.

Ugo Veniero d’Annunzio, figlio del poeta e Maria:

Nel 1891, alcuni mesi dopo il tentativo di suicidio di Maria, d’Annunzio iniziò la stesura di uno dei suoi capolavori, “L’Innocente”. Non c’è dubbio che Giuliana la protagonista del romanzo abbia molti tratti in comune con la moglie, e Tullio Hermil ricalchi le vicende amorose del poeta. L’insano gesto della giovane ebbe l’effetto di fare breccia nel cuore del duca Giulio che decise di riavvicinarsi alla figlia, permettendole di andarlo a trovare. Giulio Hardouin, decimo duca di Gallese, si spense il 7 ottobre 1905, e il titolo nobiliare passò al fratello di Maria, Luigi. Dell’eredità paterna ella ebbe ben poco, un lascito, alcuni valori azionari, due vigne a Colonna e una a Zagarolo.

Dopo la separazione i rapporti tra Maria e Gabriele furono sempre di affetto e stima reciproca. Maria sarà per lui fino alla fine sua amica, confidente, consolatrice, un sentimento sincero che cesserà solo con la morte del poeta, il 1° marzo 1938 al Vittoriale, l’ultima dimora, luogo in cui d’Annunzio dopo la sua avventurosa vita, che lo aveva visto anche protagonista della scena politica italiana, deciderà di ritirarsi sino alla fine dei suoi giorni.

Sotto, Eleonora Duse, musa e amante di d’Annunzio fra il 1894 e l’inizio del ‘900:

E lì, proprio nell’ultima dimora, Maria di Gallese lo andava a trovare soggiornando a villa Mirabella (cioè “Maria bella” questo il nome scelto da d’Annunzio per la dimora destinata ad ospitare Maria durante i suoi soggiorni al Vittoriale) poco distante dalla prioria dove risiedeva il poeta con la sua piccola corte di fedeli (tra cui l’ultima compagna Luisa Baccara). Molti degli arredi e suppellettili di pregio che ancor oggi si possono ammirare al Vittoriale sono stati scelti dalla moglie, su commissione dello stesso d’Annunzio che conosceva bene il gusto raffinato della “sua” Maria.

La vita alla duchessa non risparmiò nessun dolore, dopo l’infelice matrimonio, gli anni di povertà e l’indifferenza del padre, nel gennaio del 1925 si spense la madre, la donna che più le era stata vicino nel corso della sua vita e del suo difficile e turbolento matrimonio. Anche due dei suoi tre figli si spensero prima di lei. Veniero il 18 gennaio 1945 vittima a 58 anni di un male incurabile e l’8 dicembre dello stesso infausto anno Gabriellino morì per trombosi cerebrale, lo stesso male che portò al decesso Gabriele d’Annunzio.

Maria al funerale:

Anche la vita di Maria Hardouin di Gallese, principessa di Montenevoso, si avviava alla conclusione, una vita lunga, travagliata ma vissuta intensamente a fianco di uno degli uomini più famosi del XX secolo. Lui, Gabriele d’Annunzio, il Vate, l’Immaginifico, il poeta, il soldato, aveva amato, anche se a suo modo, la dolce Maria, musa ispiratrice degli anni della giovinezza e discreta figura, ma sempre importante, dei suoi ultimi anni. E siamo all’epilogo, la campana che sovrasta la doppia cancellata del Vittoriale degli italiani alle 13.50 del 18 gennaio 1954 batté alcuni rintocchi, Maria si era spenta, le sue ultime parole “Gabriele, Gabriellino, Venier, eccomi”.

Fra le fonti: Giuliana Vittoria Fantuz, “Il peccato di maggio Maria hardouin di Gallese e Gabriele d’Annunzio”, Ianieri Edizioni, Pescara, 2017.

Gabriella Puleo
Gabriella Puleo

Nata ad Acireale, in provincia di Catania, dove vive. Laureata in giurisprudenza con una tesi dedicata all’impresa di Fiume e alla carta costituzionale fiumana dal titolo “La Carta del Carnaro dello stato libero di Fiume 1920”. E’ giornalista pubblicista. Da sempre appassionata di storia e specialmente delle dinastie reali europee, nel corso degli anni ha approfondito per passione e poi per lavoro studi in merito ad interessanti e controverse figure di regnanti europei del passato. Dal grande amore per la poesia e per gli scritti dannunziani è nata la scelta della sua tesi di laurea e di innumerevoli visite, anche per ricerche e studio, alla cittadella monumentale del Vittoriale. Appassionata viaggiatrice, da oltre un ventennio compie viaggi in giro per l’Europa prediligendo le mete poco turistiche e visitando con vivo interesse castelli, palazzi, chiese e tombe celebri. E’ tra i fondatori dell’Accademia letteraria e fotografica acese, associazione culturale nata alcuni anni fa e operante nel territorio catanese. Con i membri soci organizza ogni anno un premio letterario e fotografico a carattere nazionale. Collaboratrice di testate giornalistiche della sua città si occupa prevalentemente della pagina culturale seguendo con vivo interesse gli avvenimenti culturali e le innumerevoli proposte editoriali sia di affermati scrittori che di giovani emergenti. Su “Agorà” rivista trimestrale di cultura ha pubblicato l’articolo dal titolo “L’epistolario della famiglia Pennisi di Santa Margherita”.