Maria Beatrice di Savoia: l’altra Principessa Ribelle

Negli anni ’60, erano passati in fondo solo una quindicina di anni dalla fine della monarchia, il ricordo dei Savoia era ancora vivo, come erano vivi ancora gli ultimi sovrani e le loro vicende familiari erano seguitissime dai rotocalchi, più o meno seri che fossero, e una principessa Savoia si contendeva i servizi e le copertine con la principessa Margaret. I giovani probabilmente non sanno neppure chi sia. La chiamavano Titti, nomignolo che lei sostiene di aver sempre odiato.

Maria Beatrice di Savoia era nata a Roma il 2 febbraio 1943, ultimogenita di re Umberto II e di Maria Josè, aveva solo 3 anni quando la famiglia reale fu costretta all’esilio. A Cascais in Portogallo, luogo dell’esilio dei Savoia, la famiglia si separò presto. Il matrimonio di Umberto e Maria Josè era in crisi da anni, o per meglio dire da sempre, e senza più gli obblighi di regno l’ex Regina di Maggio si trasferì quasi subito a Merlinge, in Svizzera, con il figlio Vittorio Emanuele.

Maria Beatrice di Savoia

Le figlie restarono con il padre in Portogallo, la maggiore Maria Pia si sposò a Cascais nel 1955 con Alessandro di Jugoslavia, Maria Gabriella si trasferì per gli studi in Svizzera e poi in Francia dove si stabilì e dove sposò Robert Zellinger de Balkany nel 1969. Entrambe divorziarono, Maria Pia nel 1967, e si risposò nel 2003 con Michele di Borbone Parma, Maria Gabriella divorziò nel 1990.

Maria Beatrice, prima a sinistra, poi Umberto, Vittorio Emanuele, Maria Gabriella, Maria José e Maria Pia al Quirinale, poco prima dell’esilio

A Villa Italia con Umberto restava quindi solo Maria Beatrice, che crebbe con l’istitutrice e la governante sempre lontana dalla madre. Qualcuno sostiene sia stata poco amata e molto trascurata, e che questo abbia segnato il suo carattere. Beatrice restò col padre fino ai 20 anni quando si trasferì a Londra e visse i primi anni fra Inghilterra e Svizzera. Era una ragazza degli anni ’60, principessa ma senza regno, insofferente alle regole, scapestrata, molto corteggiata, sicuramente fuori dalle righe e per questo particolarmente presa di mira dai giornalisti che non le davano tregua.

Gli ambienti che frequentava e le sue notti brave erano il pane che i pettegoli cercavano e con “Titti” in copertina i giornali vendevano

Beatrice cominciò presto a condurre una vita molto sregolata, già a 21 anni beveva molto, troppo, e le sue storie sui generis per una principessa spinsero Umberto a tagliarle i fondi. Dopo aver convissuto per 3 anni con Gianni Tosetti, uno studente che intendeva sposarla, mise fine alla storia perché non voleva legami troppo stretti.

Nel 1966 a Madrid si innamorò del torero Victoriano Valencia, avvocato e playboy oltre che torero, che considerava la loro relazione solo una delle tante, e alla quale dopo 6 mesi decise di mettere fine. Beatrice non si rassegnò alla fine della storia e il 18 marzo 1967 tentò il suicidio sparandosi un colpo di pistola al cuore, fortunatamente mancandolo, ma perforandosi un polmone. La famiglia cercò di far passare l’episodio per un incidente per evitare un dolore al padre (e ovviamente anche per evitare le chiacchiere) ma nessuno credette alle invenzioni diffuse per distrarre la stampa.

Maria Beatrice e Victoriano Valencia

Dopo un lungo ricovero e convalescenza Beatrice rivide Maurizio Arena, attore italiano che lo stesso Valencia le aveva presentato. La relazione con l’interprete di “Poveri ma belli”, il romano di borgata, iniziò nell’estate del ’67 e fece scandalo. La favola al contrario non piacque, soprattutto ai Savoia, che quando cominciarono a sentir parlare di matrimonio minacciarono di far interdire Beatrice ritenendola plagiata da Arena che sfruttava l’infatuazione e la dipendenza dall’alcool della principessa.

Per fortuna dei Savoia non fu necessario arrivare a tanto perché la relazione finì all’inizio dell’anno seguente, e in seguito la stessa Beatrice parlò in modo caustico riguardo questa storia, disse di non aver rimpianti per le sue scelte del passato, tranne due: la dipendenza dall’alcool e la sua storia con Arena.

Beatrice sostenne di essere stata plagiata dall’attore, già in declino, che cercava solo notorietà. Queste dichiarazioni le valsero la querela da parte della famiglia Arena, che peraltro vinse la causa. Nel 1968 Maurizio Arena girò un film sulla sua relazione con Beatrice.

Beatrice dovette ancora lottare, e tentò nuovamente un il suicidio quando a Ginevra si buttò dalla finestra, cadendo fortunatamente su un tendone che attutì l’impatto. Di quell’evento si ricordò perché si ruppe il bacino e iniziò il suo percorso di disintossicazione dall’alcool, e nel 1969 si aprì uno spiraglio di luce quando conobbe Luis Reyna Corvalan, un professore argentino che in quel periodo lavorava a Ginevra nella diplomazia presso l’ambasciata.

Maria Beatrice nel 1969 con Luis Reyna

Beatrice e Luis si sposarono il 1° aprile 1970 in Messico con rito civile, lei era incinta del primogenito Raffaello Umberto che nacque il 21 settembre 1970. Nel gennaio 1971 si sposarono con rito religioso a Cordoba in Argentina. Nel 1971 nacque il secondogenito Patrizio, che visse solo pochi giorni, e poi nel 1973 la figlia Asaea.

Si stabilirono a Villa Lupo a Curnavaca in Messico dove Luis aveva ripreso la docenza universitaria di Diritto Internazionale. Era stato lo stesso Umberto a suggerire a Beatrice di trasferirsi lontano dall’Italia per mettere fine ai pettegolezzi e così fu, da quel momento la principessa venne lasciata in pace, una vita normale non era più così interessante per gli amanti del gossip. Nel 1991 li raggiunse anche Maria José, che visse con loro fino al 1996 per il clima che favoriva la sua già precaria salute.

Era bello vedere finalmente le foto di una Maria Beatrice sorridente e felice, sembrava proprio che le cose si fossero aggiustate, si occupava della famiglia, della lega anti alcolismo e di beneficenza.

Nel 1983 la famiglia si riunì a Ginevra dove Umberto era in fin di vita e dove morì il 18 marzo. I rapporti fra fratelli non erano mai stati molto buoni ed erano destinati a peggiorare per la sparizione di intere casse di documenti di famiglia relativi al XX secolo. I documenti, conservati a Cascais da Umberto, vennero esaminati da Maria Gabriella, accusata di averne sottratto una buona parte. Non si saprà mai che fine abbiano fatto, se sia stato Umberto a bruciarli, se siano stati rubati o fatti sparire o trasferiti il altro luogo per volere dell’ex Re, ma ci furono fuoco e fiamme fra i Savoia.

Negli anni ’90 i rapporti fra Beatrice e Luis peggiorarono, ma il colpo di grazia al matrimonio lo diede la tragica fine del figlio Raffaello, suicidatosi il 29 Aprile 1994 a Boston all’età di 23 anni, morto sfracellato lungo il marciapiede Commonwealth avenue. Luis ebbe un ictus mentre Beatrice sprofondò in una pesante crisi depressiva. Anche Maria José non fu più la stessa, era il suo nipote preferito. Le indagini si conclusero avvalorando l’ipotesi di suicidio e non di incidente, anche se nessuno riusciva a spiegarsene la ragione dato che era un ragazzo tranquillo e studioso. La sua stessa ragazza Margaret Tyler, che gli aveva confidato pochi giorni prima di essere incinta, lo aveva trovato tranquillo e sereno. La figlia di Margaret e di Raffaello, Uriel Tyler, nacque il 16 novembre 1994.

Beatrice e Luis si separarono nel 1995 e divorziarono nel 1998. Anche la figlia Asaea divorziò nel 1998, dopo aver reso nonna Beatrice nel 1996 con la nascita della piccola Maria José. Beatrice e Maria José lasciarono il Messico nel 1996, mente Luis continuò a vivere a Villa Lupo. Beatrice visse gli anni seguenti fra la Svizzera e gli Stati Uniti, e fu in vacanza alle Bahamas che apprese che l’ex marito Luis era stato trovato morto a Villa Lupo, completamente nudo, strangolato con la cintura dell’accappatoio, con un laccio da scarpe stretto intorno ai genitali, a simulare forse un omicidio a sfondo sessuale.

L’assassino doveva essere qualcuno di conosciuto dato che non c’erano segni di effrazione ma erano stati rubati molti oggetti di valore. Le indagini durarono parecchio tempo fino all’arresto del tassista che Luis utilizzava abitualmente. La morte di Luis colpì profondamente Beatrice e Maria José, che era molto affezionata al genero, e Beatrice decise di mettere in vendita Villa Lupo e tutti gli arredi, vennero battuti all’asta da Christie’s non senza polemiche, con i fratelli Savoia che li giudicavano beni di famiglia essendo in buona parte ricordi di Umberto.

Come in ogni famiglia i dissidi per i beni di famiglia sono all’ordine del giorno. I Savoia si incontrarono in seguito quasi esclusivamente d’obbligo, per funerali, come quello di Maria José nel 2001, o per i matrimoni. Difficile scrivere una considerazione finale su Beatrice, che ora è serena, ma che aveva sempre sostenuto che il nomignolo Titti lo odiava per quelle tre croci che conteneva.


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