Fèlix Faure fu presidente della Repubblica Francese dal 17 gennaio 1895 fino al 16 febbraio 1899, il giorno della sua morte, noto per le sue “particolari” circostanze.

Faure era chiamato il “Presidente Sole” a causa della sua vanità esacerbante; come a ricordare un altro più noto personaggio storico: Luigi XIV. Un campanello speciale annunciava le visite delle numerose amanti con cui s’intratteneva il Presidente, il quale corroborava la sua passionalità con l’assunzione di pillole di afrodisiaco. Questi particolari divennero noti alla sua morte che si potrebbe definire “profumata”, a causa delle circostanze che la provocarono.

Marguerite Steinheil, detta Meg, era una trentenne di notevole avvenenza, i cui familiari erano piccoli industriali di provincia. La donna intrattenne una relazione con il Presidente per ben due anni, e grazie alla notorietà raggiunta per le sue particolari “doti” aveva aperto un salotto letterario di cui fecero parte artisti importanti, tra cui Émile Zola. La donna raggiunse un certo potere nella Francia dell’epoca, e all’Eliseo furono diverse feste in suo onore.

Il 16 febbraio 1889, il capogabinetto del Presidente Feure, verso le sette di sera, sentì delle urla provenire da salottino azzurro in cui un’ora prima era entrata Madame Steinheil. Davanti al presidente, che era semivestito, la donna fu trovata in ginocchio urlante e disperata, con i capelli impigliati nelle ormai rigide mani del Presidente Fèlix Feure morente.

Per liberarla le furono tagliate alcune ciocche di capelli…

Madame Steinheil venne fatta uscire rapidamente da una porta secondaria. La notizia della morte del Presidente colpì la Francia intera e tutta l’Europa, e ovviamente si sorrise un po’ ovunque per la “felice morte” che colpì il Presidente. Gli aneddoti si susseguirono senza controllo, come si può prevedere quando una personalità di tale rilevanza politica viene colta in “flagranza” in atti sessuali. Una voce in particolare riguardò gli afrodisiaci: si raccontò che il Presidente quel giorno ne avesse presi ben due, in attesa del suo incontro galante ma che, ritardato nei suoi intenti da una serie di visite istituzionali, tra cui quella del vescovo di Parigi, fu costretto a prenderne altri due dato che la prima dose aveva ormai esaurito i suoi effetti.

La vedova del Presidente restò sempre fedele a un ricordo casto riguardo al marito morto così sfortunatamente

Madame Steinheil non mancò altri appuntamenti con circostanze misteriose di morti assai sospette.

Si guadagnò l’alone della “donna vampiro” anche per la tragica fine di suo marito e di sua madre. Quasi 10 anni più tardi, il 31 Maggio del 1908, la polizia trovò i corpi dei due: uno morto strangolato e l’altra apparentemente deceduta per un collasso. Marguerite Steinheil invece fu trovata legata e imbavagliata. Lei raccontò che tre uomini e una donna, vestiti di nero, erano entrati in casa e li avevano assaliti. All’inizio si pensò che qualcuno stesse cercando qualcosa che il Presidente poteva aver lasciato alla sua nota amante; in realtà non furono rinvenuti segni di effrazione… ma vennero a galla solo numerosi debiti accumulati dalla coppia.

Sotto, il giorno del processo:

Il processo fu celebrato con il divieto di accesso al pubblico femminile, una discriminazione bizzarra visto il 1° decennio del XX secolo. La bella e minuta Marguerite incantò pubblico e giuria con la sua voce affascinante e suadente. Per nulla in imbarazzo, non mostrò fremiti o indugi, e tutti i suoi numerosi (e potenti) amanti vennero resi noti durante il procedimento. Il suo fascino e il suo ascendente sul sesso maschile le fecero anche guadagnare, addirittura, una testimonianza a favore da parte del suo primo amore.

“Meg” si conquistò l’assoluzione e si trasferì in Inghilterra, dove scrisse delle memorie difensive e nel 1917 sposò un barone. Visse a lungo in un castello e portò con sé i segreti che le fecero accostare il curioso, e inquietante, nomignolo di “pompa funebre”.

Sotto, il video del suo matrimonio da parte di British Paté, dove la si nota in primo piano:

Fonte: Giuseppe Scaraffia, Femme Fatale, Firenze, Vallecchi, 2010.

Francesca Lucidi
Francesca Lucidi

Sto a gambe incrociate tra lo Zen e il Rock n’ Roll: tra la ricerca del vuoto illuminato e la passione per un rumoroso “Tutto” da cui farmi avvolgere. Dopo tutti gli studi comandati, ho incorniciato al muro la mia grande voglia di “Incontrare”.