Margot Wölk: l’assaggiatrice di Adolf Hitler

“Il mio corpo aveva assorbito il cibo del Führer, il cibo del Führer mi circolava nel sangue. Hitler era salvo. Io avevo di nuovo fame.”

Rischiò la vita ogni giorno, più volte al giorno, per oltre due anni, per proteggere quella di Adolf Hitler, capo del Terzo Reich. Quella che raccontiamo è una storia che rischiava di essere dimenticata perché la sua protagonista la rivelò soltanto settant’anni dopo gli eventi, nel 2012, all’età di novantacinque anni.

Margot Wölk nacque nel 1917 a Wilmersdorf, un quartiere di Berlino – dal 1920 la “Grande Berlino” –, da un padre già condannato per non aver aderito al Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori. Anche la ragazza fu protagonista di un primo rifiuto, quello di entrare nella Lega delle ragazze tedesche, il movimento della Gioventù hitleriana riservato alle sole giovani ariane di età compresa tra dieci e i diciotto anni, e cominciò a lavorare come segretaria.

Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale la casa berlinese dei Wölk fu bombardata e la giovane dovette fuggire assieme al marito Karl a casa della suocera, in Prussia orientale, a Gross-Partsch, l’odierna cittadina polacca di Parcz.

La Germania aveva bisogno continuamente di uomini per affrontare il conflitto mondiale, sempre più arduo e sanguinoso col passare delle settimane, e il marito di Margot Wölk dovette partire per il fronte.

Rimasta sola, la ragazza decise perciò di trovare un nuovo impiego: ancora come segretaria, oppure come domestica.

Il mestiere che le riservò il futuro fu però lungi da ogni sua possibile ipotesi

Nel 1942, all’età di venticinque anni, la Wölk fu scelta, assieme ad altre quindici giovinette, come assaggiatrice ufficiale del Führer Adolf Hitler nella cosiddetta Wolfsschanze, la Tana del Lupo che si trovava a Kętrzyn, a pochi chilometri da Gross-Partsch. Un mestiere rischiosissimo dato che voci circa il tentativo di avvelenare il cancelliere circolavano da qualche tempo.

Il Führer Adolf Hitler

Fotografia di Bundesarchiv, Bild 146-1990-048-29A condivisa via Wikipedia con licenza CC-BY-SA 3.0

Il dittatore tedesco, in guerra contro il mondo già da tre anni, aveva cominciato a temere per la sua vita, ma non da parte di Stalin o Churchill, i rivali più ostici nel corso della Seconda guerra mondiale, che avevano gradualmente guadagnato terreno e cominciavano ad avvistare quella vittoria che fino al 1940 appariva impossibile; no, il Führer temeva possibili cospiratori interni, il fuoco amico, i tanti gerarchi e sottoposti che avevano iniziato a dare segni di insofferenza verso il capo.

D’altronde un attentato diretto a Hitler, con tutta probabilità nato tra le fila delle SS, era già stato compiuto molto tempo prima.

Era il 28 febbraio 1933 quando fu dato alle fiamme il Reichstag con l’intento di uccidere il dittatore, da appena un mese nominato dal presidente del Reich Paul von Hindenburg per dar vita al nuovo governo. Hitler si salvò, rispondendo all’attentato con violentissime rappresaglie contro la società e la cultura – memorabile il Bücherverbrennungen, il rogo dei libri che ordinò in tutto il Paese – e ottenendo dal parlamento poteri ancora più forti.

Come detto, le selezioni delle assaggiatrici di Hitler si svolsero nella Tana del Lupo, uno dei quartier generali più famosi del dittatore tedesco, nei pressi dell’attuale cittadina polacca di Kętrzyn, al tempo facente parte della Prussia orientale.

La Tana del Lupo era collocata nel mezzo di una isolata foresta di conifere circondata da acquitrini; una struttura che ricordava più un misterioso monastero che un quartier generale. Era composta da ottanta piccoli bunker, tutti collegati tra loro attraverso una sofisticata ragnatela di gallerie. Attorno al quartier generale erano stati costruiti un piccolo aeroporto e una stazione ferroviaria, accuratamente occultate dalla fitta vegetazione della foresta.

Nelle stanze della Tana del Lupo, Hitler si era trasferito nel 1940, in previsione dell’aggressione dell’Unione Sovietica (Operazione Barbarossa, partita il 22 giugno 1941), e trascorreva le giornate assieme ai suoi gerarchi studiando strategie di guerra e ascoltando, in serata, le musiche di Ludwig van Beethoven e Wilhelm Richard Wagner. Qui ricevette in visita vari capi di stato e leader politici tra i quali i generali Italo Gariboldi, Rodolfo Graziani e Galeazzo Ciano, genero di Benito Mussolini, e chiaramente anche il Duce in persona, che si spinse nell’impervia foresta prussiana per far visita al potente alleato.

Come si svolgeva la giornata di lavoro di Margot Wölk?

La ragazza veniva prelevata quotidianamente dalle SS dalla casa della suocera e condotta nel quartier generale per assaggiare i manicaretti che i cuochi del Führer preparavano e appurare che questi non fossero avvelenati. Colazione, pranzo e cena: un lavoro con la morte sempre accanto, col terrore di vedere la compagna di fianco strabuzzare gli occhi e accasciarsi a terra in preda a lancinanti dolori, diventare blu in volto e poi spirare.

Dettaglio di Banchetto di Bartolomeo Colleoni in onore di Cristiano I di Danimarca (1467)

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Il menù di Hitler – che, come è stato acclarato, osservava una dieta strettamente vegetariana – prevedeva pasta, verdure, salse varie e frutta esotica assortita. I piatti, prima di essere posizionati sulla tavola del dittatore, passavano da uno stanzino in cui la squadra di assaggiatrici assolveva il lavoro per il quale era stata istituita.

Trascorsero due anni e il dittatore tedesco, oramai sempre più accerchiato dalle forze nemiche, fu vittima della congiura che tanto temeva. Fu però una congiura non a base di stricnica o arsenico occultati nella minestra, ma segnata da un esplosivo al plastico a base di ciclotrimetilentrinitroammina e tetranitrato di pentaeritrite. L’attentato, ordito dal colonnello Claus Schenk von Stauffenberg e passato alla storia come Operazione Valchiria, non andò a buon fine – morirono tre ufficiali e uno stenografo, mentre l’obiettivo principale dell’attentato subì soltanto delle lievi ferite – per un incredibile errore del colonnello che scelse una bomba assai potente ma completamente inadatta per una struttura di legno come la Tana del Lupo. Era il 20 luglio 1944; il colonnello von Stauffenberg fu giustiziato il giorno seguente insieme a tanti altri innocenti – lo storico britannico Ian Kershaw parlò di circa duecento persone uccise per punizione.

La Tana del Lupo dopo l’attentato

Fotografia di Bundesarchiv condivisa via Wikipedia con licenza CC-BY-SA 3.0

A seguito dell’attentato le misure furono rafforzate e le assaggiatrici non poterono più far ritorno a casa, ma dovettero restare nei pressi del bunker per non rischiare che entrassero in contatto con altri potenziali attentatori. Furono dunque trasferite tutte in una scuola dismessa a pochi passi.

Quel periodo non durò molto perché Hitler, ormai appurata la poca sicurezza della Tana, sul finire del 1944 fece sgomberare la foresta di Kętrzyn.

Margot Wölk ritornò a Berlino ad assistere all’avanzata dell’Armata Rossa e al crollo del Terzo Reich.

I resti della Tana del Lupo oggi

Fotografia di Przemyslaw ‘Blueshade’ Idzkiewicz condivisa via Wikipedia con licenza CC-BY-SA 3.0

Secondo quanto detto dalla stessa donna ai microfoni della “Berliner Zeitung” nella inedita intervista rilasciata nel 2012, alla veneranda età di novantacinque anni, la Wölk fu catturata dai sovietici e violentata per giorni, tanto che non riuscì ad avere alcuna prole una volta riunitasi al marito, ritornato vivo dalla guerra, nel 1946. Dichiarò anche di essere stata l’unica delle quindici assaggiatrici di Hitler a uscire viva dal conflitto mondiale.

Margot Wölk morì due anni dopo aver rotto il lunghissimo silenzio, nel 2014

Alla storia di Margot Wölk e delle altre assaggiatrici di Hitler è dedicato il romanzo dell’autrice italiana Rosella Postorino “Le assaggiatrici”, premio Campiello nel 2018, da cui è tratta la citazione in cima all’articolo.

Sulla vicenda della Wölk, nel 2019, è stato girato anche un cortometraggio “Guest Of Honor” del regista Justin Robinson, disponibile di seguito:

Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si occupa di editoria e giornalismo. È vicepresidente di Glicine associazione e rivista, autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".