È il 1931 quando Marcel Griaule, etnologo francese con cattedra di etnologia alla Sorbona, parte alla volta dell’Africa, per una ricerca antropologica che durerà fino al 1946. Mèta dei suoi studi è l’odierno Mali, situato in Africa Occidentale. Tra le principali tribù che Griaule incontrerà, una in particolare lascerà un segno indelebile nella storia dell’antropologia e nella vita dell’etnologo: i Dogon.

Era il 1900 quando, per la prima volta, la tribù veniva in contatto con l’uomo occidentale

Sotto, alcune persone del popolo Dogon – fotografia di Devriese tratta da Wikipedia e condivisa con licenza CC BY 3.0:

Dediti principalmente all’agricoltura e all’allevamento di bestiame, i Dogon presentavano caratteristiche comuni a tante altre micro-aggregazioni antropiche del territorio africano. A capo del villaggio vi era l’Hogon; egli aveva funzioni sacerdotali e pedagogiche, in quanto maestro di grandi saperi. Tra questi, la lavorazione del legno, col quale i Dogon scolpivano, e tutt’oggi scolpiscono, maschere cerimoniali, veri e propri simboli religiosi. Durante la ricorrenza ‘Sigui’, avente luogo ogni sessant’anni, una nuova maschera viene scolpita, raffigurante un serpente, da loro chiamato ‘Inama’.

Sotto, Cacciatore Dogon con un fucile Flintock nel 2010 – fotografia di J. Drevet tratta da Wikipedia e condivisa con licenza CC BY 3.0:

Sigui è particolarmente importante per ciò che andremo a trattare; la ricorrenza viene celebrata in onore di Sirio, stella bianca della costellazione del Cane Maggiore. Quando l’etnologo si recò presso la tribù, incontrò un vecchio saggio di nome Ogotemmeli. Egli rivelò a Griaule la storia della cosmogonia Dogon. A partire dai dettagli, apparentemente, più trascurabili, sino a più precise e misteriose informazioni. (Il resoconto della testimonianza di Ogotemmêli arrivò fino a noi grazie a ‘Dio d’Acqua’, libro che Griaule pubblicò nel 1948).

Dio d’acqua. Incontri con Ogotemmêli

Sotto, Toguna Dogon decorata con opere d’arte – fotografia di Dario Menasce tratta da Wikipedia e condivisa con licenza CC BY 2.5:

Furono queste che permisero all’etnologo francese di scoprire che i Dogon sapevano che quello di Sirio era un sistema ternario, formato perciò da una stella principale e da altre due gravitanti attorno ad essa (oggi note come Sirio B e Sirio C).

Sotto, Resti di un antico villaggio Dogon – fotografia di JialiangGao tratta da Wikipedia e condivisa con licenza CC BY 3.0:

Ogotemmeli raccontò a Griaule di “po-tolo”, tradotto “stella-cereale piccolo e denso”, ovvero Sirio B. Questo nome le venne assegnato poiché era meno grande e luminosa di Sirio. Ciò che sorprende è la corrispondenza tra il significato di ‘tolo’ e il fatto oggettivo che Sirio B sia una stella nana molto densa.

Sotto, Sirio A e Sirio B (il puntino in basso a Sinistra) fotografato dal telescopio Hubble – Fonte immagine: NASA condivisa con licenza CC BY 3.0:

Sorprendente fu constatare che i Dogon fossero a conoscenza di una terza stella, Sirio C, la quale non venne ufficialmente scoperta dalla scienza fino al 1995, quando due astronomi francesi la osservarono al telescopio per la prima volta. Fu inoltre raccontato e mostrato, attraverso pitture rupestri raffiguranti il presunto sistema ternario, che Sirio B, ogni 50 anni, compiva un gesto rituale (rivoluzione) attorno a Sirio, inscrivendo attorno ad essa un’orbita ellittica.

Sotto, un graffito Dogon mostra, secondo alcuni studiosi, l’orbita di Sirio B rispetto a Sirio A – Fonte Wikipedia di pubblico Dominio:

Sirio B e la Terra raffrontati per dimensioni – Fonte immagine Wikipedia di pubblico dominio:

Alla luce di rivelazioni di tal peso, quando “Dio d’Acqua” venne pubblicato, molti furono gli scettici che considerarono la possibilità che, in un recente passato, uomini occidentali avessero erudito la tribù con nozioni di astronomia, non sapendo tuttavia ben motivarne lo scopo. Furono davvero molte le incongruenze ed i dubbi che attanagliarono studiosi e lettori.

Sotto, la traiettoria di Sirio A e B negli schemi Dogon (presunti) a sinistra e in quelli dei moderni astronomi a destra:

Continuando i suoi racconti, Ogotemmeli rivelò che i Dogon erano inoltre a conoscenza di una sorella di Sirio, “emme-ya-tolo” tradotto “stella del sorgo”, la quale accompagnava Sirio B nel suo moto rivoluzionario attorno ad essa. Essa era Sirio C, che venne scientificamente riconosciuta solo nel 1997, considerata dai Dogon la dimora delle anime dei morti. Questa stella venne rilevata dagli astronomi in seguito alle perturbazioni da essa esercitate sulle orbite dei due corpi principali. Essa compie un’orbita di sei anni attorno a Sirio, ed è una nana rossa molto meno luminosa di Sirio B e Sirio, perciò semi-invisibile ad occhio nudo.

Sotto, le traiettorie dell’orbita di Sirio B comparate fra gli schemi (presunti) Dogon e quelli dei moderni astronomi:

Ma non si fermava qui la conoscenza astronomica di questa sorprendente tribù: Ogotemmeli raccontò a Griaule che era loro noto che la Terra fosse sferica, e che orbitasse attorno a un’altra stella (Sole). Sapevano che la Luna apparisse ‘secca e morta’, e che l’universo fosse popolato da infinite galassie e, secondo loro, anche da forme di vita intelligenti. Il saggio parlò anche dell’antica conoscenza del movimento a spirale compiuto dalla nostra galassia, informazione attestata scientificamente solo nel XX secolo.

Sotto, un tipico Villaggio Dogon – fotografia di Dario Menasce tratta da Wikipedia di dominio pubblico:

Il vecchio saggio non si soffermò soltanto sul racconto delle loro conoscenze astronomiche; descrisse a Griaule la leggenda dei Nommo, i maestri dei Dogon venuti dal cielo. La tribù considera i Nommo esseri superiori venuti da altri mondi, per metà umani e per metà anfibi. Questo è ciò che i Dogon dissero a proposito: “Il dio dell’universo Amma, aveva mandato sulla terra il Nommo, il primo essere da lui creato. Il Nommo atterrò nella valle della Volpe. Mentre la sua arca scendeva, un’enorme nuvola di polvere si alzò dal terreno. Il Nommo era rosso come il fuoco, ma quando atterrò, divenne bianco. Intanto, una stella era apparsa nel cielo, ma sparì quando il Nommo se ne andò“.

Sotto, Totem del Coccodrillo – fotografia di Senani P tratta da Wikipedia e condivisa con licenza CC BY 2.5:

Per gli appassionati di teorie misteriose, questo breve racconto altro non sarebbe che la descrizione dell’atterraggio di una navetta spaziale, e la stella fissa in cielo quella di un’astronave madre, alla quale la navetta avrebbe fatto ritorno dopo aver lasciato la Terra. Uno di questi teorici fu Temple, che nel 1978 osservò un’interessante incongruenza; la Valle della Volpe si trovava in Egitto, mentre i Dogon erano e sono tutt’ora situati in Mali.

Com’era quindi potuto verificarsi l’incontro tra la tribù e la fantomatica popolazione delle stelle?

Sotto, Scultura Ancestrale Dogon – fotografia di Marie-Lan Nguyen tratta da Wikipedia di pubblico dominio:

A questo poté rispondere la storia, poiché è noto che i Dogon migrarono e si stabilirono in Mali solo a partire dal 1200-1500 dopo Cristo. Temple tuttavia volle compiere ulteriori ricerche: riuscì a risalire a dei presunti antenati del Mediterraneo dei Dogon, i Garamanti, i quali avrebbero avuto contatti diretti con Egizi e Assiro-Babilonesi all’epoca della Mezzaluna fertile. Per lo studioso fu interessante notare che entrambe le popolazioni riportassero leggende contenenti esseri mezzi umani e mezzi anfibi, proprio come veniva narrato dai Dogon.

Sotto, un dipinto nella “cava della circoncisione” – fotografia di Senani P tratta da Wikipedia e condivisa con licenza CC BY 2.5:

Sono molti e controversi i dettagli presenti nell’opera di Griaule, la quale sollevò dubbi e polemiche. Se in un primo momento venne acclamato e ammirato per il suo lavoro, in seguito venne aspramente criticato, in quanto “mistificatore” di racconti di ben altra natura, secondo gli scettici. Griaule avrebbe forse inconsapevolmente influenzato Ogotemmeli, raccontandogli di astronomia, e quest’ultimo avrebbe “approfittato” delle nuove nozioni per arricchire di fascino e mistero le sue informazioni.

Sotto, insediamento Dogon presso la scarpata di Bandiagara – fotografia di Olivierkeita tratta da Wikipedia e condivisa con licenza CC BY 3.0:

Se per alcuni queste critiche possono sembrare più o meno opinabili, di minor discutibilità sono le testimonianze di numerose spedizioni avvenute, a fine del diciannovesimo secolo, in Mali da numerosi astronomi, i quali vi si recavano regolarmente per documentare e studiare eclissi solari, o semplicemente da viaggiatori, missionari e uomini di cultura, i quali avrebbero potuto trasmettere loro le altrimenti eclatanti conoscenze riguardo il sistema ternario di Sirio.

Sotto, un Hogon – fotografia di Senani P tratta da Wikipedia e condivisa con licenza CC BY 2.5:

Autentica o meno, influenzata o genuina, l’opera di Griaule rimane una pietra miliare per gli studi antropologici e per chi desidera venire a conoscenza della tribù dei Dogon e delle loro affascinanti usanze e conoscenze.

Cecilia Fiorentini
Cecilia Fiorentini

Ho studiato lingue e sono una studentessa di Conservazione dei Beni Culturali, ho 24 anni e una grande passione per l'editoria e la scrittura. Mi diletto nella lettura di saggi sull'archeologia misterica, sulla spiritualità e sulle credenze di antichi popoli come Egizi, Vichinghi o Nativi Americani.