Nei mesi scorsi il primato di uomo più ricco del mondo è stato conquistato da Jeff Bezos, fondatore di Amazon: il suo patrimonio supera i 100 miliardi di dollari.

Eppure, una così grande ricchezza ancora non può competere con quella dell’uomo considerato il più ricco di tutti i tempi, il re africano Musa Keita I, o Mansa (parola che si può tradurre con sultano o imperatore) Musa, che fu il nono imperatore del Mali, e primo della sua dinastia, incoronato nel 1312.

Mansa Musa ritratto in una mappa del XIV secolo

Immagine di pubblico dominio

Durante il suo governo, Mansa Musa allargò enormemente i confini del proprio impero, che arrivò a comprendere vaste aree di Mauritania, Senegal, Gambia, Guinea, Burkina Faso, Mali, Niger, Nigeria e Ciad.

Ma com’era diventato imperatore Musa Keita?

Di consuetudine, ogni sovrano del Mali nominava una sorta di vice-re, prima di partire per il tradizionale pellegrinaggio alla Mecca, o per un qualsiasi altro viaggio. L’imperatore Abubakari II nominò Musa suo reggente, prima di intraprendere l’esplorazione che doveva portarlo “all’estremità dell’oceano (l’Atlantico) che circonda la Terra”, dalla quale non sarebbe più tornato. Abubakari II non aveva certo scelto a caso: Musa era nipote di Sundiata Keita, il fondatore dell’impero del Mali, che fece onore alla memoria del prozio. Conquistò molte città (tra cui la leggendaria Timbuktù) e territori dell’Africa Occidentale, che nascondevano enormi ricchezze, in particolare oro e sale.

Un altra mappa su cui compare Mansa Musa

Immagine di pubblico dominio

Musa era un sultano illuminato, che investì molta parte della sua ricchezza nella costruzione di moschee e scuole. Nel Mali, dove sorgevano “almeno 400 città”, secondo lo studioso Sergio Domian “è stata gettata la fondazione di una civiltà urbana”. L’Università di Timbuktù divenne un centro culturale prestigioso, dove insegnavano i migliori studiosi musulmani, provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente.

La Moschea di Djingereber, fatta costruire da Mansa Musa a Timbuktù

Quando Mansa Musa fece il suo pellegrinaggio alla Mecca, nel 1324, la sua immensa ricchezza divenne evidente anche al resto del mondo: viaggiò con una carovana di decine di migliaia di persone, tra soldati, schiavi e civili. 500 araldi impugnavano aste d’oro e indossavano vestiti di seta; 80 cammelli trasportavano un enorme carico d’oro, che il sultano usò per aiutare i poveri incontrati durate in viaggio, e per far costruire, pare, una nuova moschea ogni venerdì.

Fonte immagine: Wikimedia Commons/Historynmoor – licenza CC BY-SA 4.0

L’oro regalato, e quello usato per comprare merce di ogni genere, provocarono un effetto stranamente negativo: il metallo prezioso si svalutò, e non riprese il suo valore se non dopo un decennio. Per ovviare a questo effetto collaterale, provocato dalla sua generosità, Musa, tornando dalla Mecca, prese in prestito dalle banche tutto l’oro che potè trovare al Cairo, pagando alti tassi d’interesse.

L’imperatore del Mali è stato l’unico uomo al mondo nella storia che ha potuto controllare personalmente il prezzo dell’oro nell’area del Mediterraneo

L’impero di Mansa Musa

Fonte immagine: Wikimedia Commons/Gabriel Moss – licenza CC BY-SA 4.0

Mansa Musa governò per circa 25 anni: probabilmente morì nel 1337, lasciando il trono al figlio, che pur essendo un pessimo governante, non riuscì a dissipare l’enorme patrimonio del genitore.

Secondo il cambio corrente, pare che la ricchezza di Mansa Musa ammontasse all’incirca a 400 miliardi di dollari, una cifra che nessun altra persona al mondo ha mai accumulato (solo John D. Rockfeller si è avvicinato, con 336 miliardi di dollari). Tutto sommato però, non è così importante quantificare la reale portata dell’eredità lasciata da Musa, quanto apprezzare il suo modo di usare la ricchezza, anche a parziale beneficio del popolo.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.