Charles Darwin, lo scienziato che nel XIX secolo rivoluzionò la Biologia ben al di là del significato della sua già rivoluzionaria Teoria dell’Evoluzione (fu infatti il primo a intuire che le leggi naturali non operano sui singoli individui ma sulle popolazioni), fu tormentato per tutta la sua vita adulta da problemi dovuti a una salute cagionevole.

Sotto, Darwin da giovane:

Si sono versati fiumi di inchiostro sull’influenza della salute sul suo lavoro. Darwin stesso, poco prima di morire, affermò che il suo maggiore rimpianto era lo spreco di almeno metà delle sue giornate per via della salute non buona. Da un altro punto di vista, quasi tutti i suoi biografi concordano sul fatto che la salute malferma, costringendolo a una vita piena di attenzioni e riguardi, lo tenne lontano da ogni sorta di vizi che avrebbero potuto farlo morire prematuramente, mentre invece raggiunse l’età di 73 anni, molto avanzata per la realtà dell’Inghilterra ottocentesca (in cui la vita media era di 55 anni per i benestanti come lui e 22-24 per i lavoratori manuali). Allo stesso modo, avendo grandi difficoltà a spostarsi lontano da casa, non perse tempo in interminabili e pericolosi viaggi con i lenti e insicuri mezzi del tempo, guadagnandone per il lavoro.

Sotto, Darwin in età adulta:

Sia per la sua celebrità, sia per le dimensioni del suo lavoro, imponente nonostante tutte le difficoltà, il “caso Darwin” è stato sempre molto studiato dai cultori della Paleopatologia, interessati a scoprire di cosa soffrisse esattamente. Anche perché il suo è uno dei casi più difficili da risolvere, che si presta a moltissime ipotesi senza che una sola prevalga sulle altre.

Darwin in età avanzata:

Si sa che già durante la gioventù mostrò qualche problema. Nato il 12 febbraio 1809, da adolescente fu iscritto all’Università di Edimburgo, Facoltà di Medicina, per seguire la stessa carriera del padre, il brillante e facoltoso medico Robert Darwin. Ma, qui, ebbe un sacco di problemi, culminati negli svenimenti che lo colsero due volte mentre seguiva altrettanti interventi chirurgici (va detto che, a quel tempo, non era stata ancora inventata l’anestesia e che, come “assistente” del chirurgo, probabilmente gli toccò mantenere i pazienti mentre questi si dimenavano). Il padre lo spostò allora a Cambridge a studiare Teologia, con l’intenzione di farne un parroco di campagna. A suo dire, Darwin studiò senza nessuna voglia, dedicando molto più tempo e molto più interesse alla caccia, agli sport e alla raccolta di campioni naturalistici, dei quali era già molto appassionato. Riuscì tuttavia a prendere il M.A., la laurea magistrale, in Teologia con ottimi voti, nel 1831.

La Down House, residenza dello scienziato. Fotografia di English Heritage:

Per quanto possa sembrare incredibile, fu proprio grazie a questa laurea che ottenne il suo primo incarico scientifico, che lo avrebbe poi portato a diventare uno scienziato importantissimo. Il capitano e scienziato (autore di diverse geniali invenzioni e pioniere della meteorologia) Robert Fitzroy, che doveva guidare una spedizione scientifica sul brigantino “Beagle” durante una circumnavigazione il mondo ed era un fervente creazionista, cercava un naturalista capace di confutare le idee messe in giro dal francese Lamarck sulla possibilità che gli organismi viventi fossero capaci di evolversi nel tempo producendo nuove forme viventi, e Darwin gli sembrò la persona adatta, sia per gli studi da prete, sia per il suo aspetto: infatti, Fitzroy era anche un seguace della Fisiognomica, una sgangherata pseudoscienza che pretendeva di dedurre il carattere di una persona dal suo aspetto e aveva molto seguito a quel tempo, e osservò che Darwin aveva una protuberanza sulla fronte (il “bernoccolo della religione”) di dimensioni sufficienti da bastare per dieci preti (è lo stesso Darwin a raccontarlo).

Il brigantino Beagle:

In effetti, Darwin avrebbe letteralmente fatto a pezzi la Teoria Evolutiva di Lamarck… ma solo per sostituirla con una molto più solida e avvalorata da numerose prove (con grande delusione di Fitzroy che, successivamente, sarebbe stato un suo spietato critico).

Il capitano Robert Fitzroy (1805-65)

Durante il viaggio del “Beagle”, che durò 5 anni, Darwin soffrì quasi ininterrottamente di mal di mare e rischiò spesso la vita in spericolate esplorazioni di terre mai conosciute prima dall’Uomo. Durante la fondamentale tappa sudamericana, fu più volte punto da insetti che gli trasmisero infezioni capaci di tenerlo tra la vita e la morte anche per settimane. Ma se la cavò sempre e tornò a casa nel 1836.

Riprese poi la sua vita da gentiluomo e possidente, sposando la cugina Emma Wedgwood (che era già la sua principale confidente da molti anni e gli avrebbe dato 10 figli, 7 dei quali sarebbero diventati adulti e almeno 4 valenti scienziati) e ritirandosi nella tenuta che gli aveva messo a disposizione la famiglia, nel Kent. Qui, proseguì il suo lavoro scientifico cominciando a riordinare l’enorme quantità di dati e reperti ricavati dal viaggio, ma si trovò subito ad affrontare problemi quotidiani di salute: di palpitazioni aveva già sofferto, ma a queste si aggiunsero cefalee, tremori e spasmi, eczemi e sfoghi cutanei, vertigini, dispepsia, colite, insonnia e svenimenti. Per oltre una decina di anni, provò a sopportarli aiutandosi con gli aleatori rimedi del tempo, finché nel 1849 decise di rivolgersi a un medico omeopata e ipnotista che era molto stimato nell’alta società inglese, James Gully.

Gully lo visitò e poi lo sottopose alla sua “cura dell’acqua” (una sauna seguita da sfregamenti con asciugamani bagnati di acqua gelata, pediluvi freddi, lunghe passeggiate e dieta rigorosa) e Darwin stette effettivamente molto meglio, tanto che rinnovò la cura, soggiornando nella clinica di Gully, per altri 2 anni. Ma, nel 1851, perse la fiducia nel medico, che sbagliò la diagnosi della malattia che affliggeva la sua figlia prediletta, Annie. La bambina deperiva e aveva soprattutto sintomi digestivi, Gully attribuì il tutto alla scarlattina e convinse i genitori a farla “curare” dall’intervento di una sensitiva. Ovviamente, questa non combinò nulla e la piccola Annie morì (probabilmente di tubercolosi estesa all’intestino) all’età di 10 anni (probabilmente, viste le terapie disponibili a quel tempo, sarebbe morta lo stesso entro pochi anni, anche se Gully avesse azzeccato la diagnosi).

Darwin e Emma con due dei loro 10 figli (7 dei quali diventarono adulti):

Lasciato Gully, Darwin si rivolse a un altro medico, l’idroterapista Edward Wickstead Lane, che seguiva gli stessi principi di Gully ma appariva molto più serio e rigoroso. Sotto le cure di Lane, le cose sembrarono andare meglio fino al 1859 (l’anno di uscita di “L’origine delle specie”), quando Darwin cominciò a soffrire di un eczema al volto che resistette a tutte le terapie fino al 1866, quando cominciò ad attenuarsi. In questo periodo, Darwin testò su se stesso praticamente tutta la farmacopea disponibile, dal bismuto al laudano, ma senza ottenere risultati significativi.

La moglie fu sempre accanto al marito:

L’ultimo medico famoso cui si rivolse fu John Chapman, che lo trattò con l’applicazione di borse di ghiaccio sulla schiena (un rimedio che si usa ancora oggi contro mal di mare e mal d’auto), facendogli ottenere qualche miglioramento, anche se i disturbi non scomparvero mai del tutto.

Infine, Darwin prese a soffrire di una insufficienza cardiaca, che lo portò a morte dopo qualche anno, il 19 aprile 1882

Subito dopo la sua morte, già gli autori delle sue prime biografie sottolinearono come i suoi disturbi potessero avere anche un’origine psicosomatica. Darwin non amava né le folle né il caos, si spostava il meno possibile e sempre accompagnato dalla moglie e, se doveva presentare le sue teorie in pubblico, preferiva farsi sostituire da un autoritario scienziato che aveva subito sposato la causa dell’Evoluzione, Thomas Henry Huxley.

Thomas Henry Huxley (1825-95):

In seguito, dopo le teorie di Freud, sono state proposte altre interpretazioni. Una riguarda il rapporto con il padre, uomo retto ma severissimo, che Darwin aveva molto deluso non riuscendo a diventare medico. Darwin stesso ricorda che il padre, nell’incontrarlo al mattino, anziché salutarlo, gli diceva puntualmente “Tu sei la vergogna della nostra famiglia!”. Anche se nei suoi scritti Darwin dedica al padre solo parole di grande affetto, alcuni studiosi pensano che nascondesse dentro di sé una carica di rabbia e odio verso il troppo esigente genitore.

James Gully (1808-83)

Un’altra interpretazione freudiana chiama in causa il suo rapporto con la moglie. Rimasto orfano di madre da bambino, Darwin si era legato sin dall’infanzia a questa cugina un po’ più grande di lui e dipendeva da lei più come un figlio che come un marito. E’ perfino possibile che vivesse la sua intimità coniugale con un forte senso di colpa inconscio, come se stesse praticando una sorta di incesto.

Il funerale di Darwin in una stampa del tempo:

Queste ipotesi si affiancano a quelle riguardanti il suo rapporto con la religione. Veniva da una formazione teologica, nella sua famiglia tutti erano molto religiosi e le implicazioni della sua teoria sul rapporto tra Uomo, Natura e Dio (nonché sull’esistenza o meno di Dio) lo mettevano enormemente a disagio. E’ stato comunque ipotizzato che Darwin, mettendo in discussione l’idea tradizionale di divinità (“Dio padre”), si prendesse anche una specie di vendetta contro la figura del proprio padre.

Tutte queste spiegazioni sono affascinanti e suggestive, ma non bisogna dimenticare che le cause delle sue malattie potrebbero benissimo essere fisiologiche anziché psicologiche.

Sotto, un ritratto di Robert Darwin (1766-1848), padre dello scienziato:

In questo senso, non si può avere la convalida sperimentale di nessuna ipotesi, perché gli eredi hanno sempre negato il permesso di prelevare campioni dalla tomba dello scienziato a Westminster.

Nel 1959, Saul Adler, un medico israeliano specialista in malattie tropicali, presentò la sua teoria per cui Darwin, durante il soggiorno in Sudamerica, sarebbe stato contagiato dal protozoo Trypanosoma Cruzii, che provoca il morbo di Chagas. Darwin, in effetti, fu morso più volte dal Triatoma Infestans, l’insetto che fa da vettore al Trypanosoma, e i sintomi da lui accusati corrispondono a quelli del morbo di Chagas, compresa la cardiopatia finale.

Saul Adler (1895-1966)

Immagine di Wellcome Images via Wikimedia Commons

Sangue umano infetto da Trypanosoma cruzi:

Il ciclo della Malattia di Chagas

L’ipotesi di Adler è stata criticata perché Darwin sopravvisse un po’ troppo (almeno 46 anni) all’infestazione da parte di una malattia che normalmente è letale nel breve periodo e perché i sintomi andarono dimuendo nel tempo anziché aggravarsi come avviene di solito, ma resta una spiegazione molto interessante.

Peter Medawar (1915-87), Premio Nobel per la Medicina nel 1960 per la scoperta dei meccanismi di rigetto degli organi trapiantati:

Immagine condivisa via Wikipedia – licenza CC BY 4.0

Il patologo australiano John Hayman ha invece proposto la possibilità che Darwin sia stato affetto da due sindromi non letali di origine genetica, quella “del vomito ciclico” e quella detta “Melas”. Per convalidare una tale ipotesi, dato che entrambe queste sindromi sono trasmesse dalla madre ai figli, occorrerebbe conoscere bene almeno le storie cliniche della madre e dei fratelli di Darwin, ma queste purtroppo non sono note.

Barry Marshall, Premio Nobel per la Medicina nel 2005 per la scoperta dell’Helicobacter Pylori (il batterio che provoca l’ulcera gastrica e duodenale), ha a sua volta chiamato in causa proprio l’Helicobacter per spiegare i disturbi di Darwin.

Il medico americano Sydney Cohen riprende questa possibilità, ma sostiene che il solo Helicobacter non può spiegare tutto: secondo lui, Darwin era affetto anche da Trypanosoma e sindrome del vomito ciclico.

Insomma, alla fine avrebbero parzialmente ragione tutti quelli che hanno formulato delle ipotesi. Del resto, il primo a parlare di diverse concause era stato il biologo inglese Peter Medawar, Premio Nobel per la Medicina nel 1960 per la scoperta del meccanismo dei rigetti nei trapianti, il quale aveva parlato di più malattie infettive (senza però precisare quali) i cui sintomi si erano sovrapposti a ulteriori disturbi di tipo psicosomatico.

Roberto Cocchis
Roberto Cocchis

Barese di nascita, napoletano di adozione, 54 anni tutti in giro per l'Italia inseguendo le occasioni di lavoro, oggi vivo in provincia di Caserta e insegno Scienze nei licei. Nel frattempo, ho avuto un figlio, raccolto una biblioteca di oltre 10.000 volumi e coltivato due passioni, per la musica e per la fotografia. Nei miei primi 40 anni ho letto molto e scritto poco, ma adesso sto scoprendo il gusto di scrivere. Fino ad oggi ho pubblicato un'antologia di racconti (“Il giardino sommerso”) e un romanzo (“A qualunque costo”), entrambi con Lettere Animate.