Nel corso degli anni successivi al primo viaggio di Cristoforo Colombo, diversi ricercatori hanno proposto le più svariate teorie riguardo una retrodatazione della scoperta dell’America da parte di un europeo; tra esse troviamo l’ipotesi della scoperta gallese.

Secondo il mito, intorno al 1.170, Madoc, un principe del Galles, salpò con la sua flotta alla volta dell’Ovest, verso il continente americano, trecento anni prima della partenza di Colombo. Figlio illegittimo di Owain Gwynedd the Great, sovrano del regno del Gwynedd, uno dei regni del Galles medievale, nacque in uno dei periodi più tumultuosi della storia britannica. Intrighi di corte, guerre, ribellioni e disordini politici caratterizzarono gli inizi del basso medioevo gallese. Non era cosa rara la morte di un monarca o di un principe in quella continua lotta dinastica per la conquista del potere. In seguito alla dipartita del padre, per sfuggire a questa brutale rivalità fraterna, Madoc prese una decisione:

Prendere il largo, lasciarsi alle spalle tutta quella violenza e andare a occidente, verso l’ignoto

Non tutti si trovano d’accordo su ciò che avvenne realmente. Secondo alcuni riuscì davvero a giungere in America, secondo altri morì nella lotta intestina per la successione.

Il bardo Cynddelw, suo contemporaneo, nella sua elegia per la famiglia di Owain, racconta che il principe fu ucciso dai suoi familiari. I versi dedicati furono, però, inizialmente mal tradotti, forse intenzionalmente, in modo da accreditare la leggenda del suo viaggio. Diversi poeti del XII secolo parlarono di un certo Madoc assassinato, ma va specificato che questo era un nome molto comune nel Galles. Bisogna, dunque, escludere la certezza che tutti parlino dello stesso individuo. I traduttori e gli scrittori postumi, tutti successivi all’inizio dell’età moderna, oltre ad “adattare” i testi ai loro pregiudizi, tendevano a fare riferimento solamente ai versi a cui erano interessati, privandoli di parti importanti per la comprensione degli stessi, e in determinati casi ad aggiungere intere parti completamente inventate, venendo smascherati, però, dalla grammatica e dallo stile di scrittura propri del loro tempo.

Fort Mountain State Park: Leggende a Fort Mountain – Il Principe Madoc del Galles. Fotografia di TranceMist condivisa con licenza CC-BY SA 2.0 via Wikipedia:

Ad esempio, in un manoscritto attribuito a uno scrittore medievale si parla di Madoc, figlio di Owen, che prese il largo con trecento uomini suddivisi in dieci navi, dei quali non si conosce la destinazione. Il testo però, secondo rilevazioni ortografiche, pare essere stato scritto nel XVI secolo, dunque ben quattrocento anni dopo i presunti fatti narrati. William Owen, intorno al 1800, parlerà di Madoc nella sua opera “Cambrian Biography” dove riporta la storia del principe “partito alla volta del mare occidentale, dove scoprì una terra, come narrò il bardo quattrocentesco Ieuan Brechva”. Diversi studiosi diedero per scontato che Brechva con mare occidentale intendesse l’oceano, ma d’altro canto potrebbe benissimo trattarsi del Mar d’Irlanda, o addirittura è stata avanzata l’ipotesi, più verosimile, che la leggenda sia stata elaborata il secolo successivo. In un’opera del XVI secolo un certo Humphrey Llwyd asserì che le terre scoperte da Madoc corrispondessero alla Nuova Spagna e alla Florida, a quei tempi di proprietà della Spagna; il principe tornato in patria raccolse uomini e donne, desiderosi di fuggire dal massacro che si stava perpetrando nel regno, e li portò con sé nel nuovo continente.

George Catlin pensava che la barca toro dei Mandan fosse simile al coracle gallese:

Secondo la cronaca, il Nuovo Mondo era abitato da secoli dai discendenti del reale gallese, i quali adoravano anche la croce, e parlavano un misto di gallese e lingua nativa. Si pensava che i gallesi giunsero in Messico, ipotesi sostenuta dal mito dell’origine del popolo Azteco, venuto da una terra lontana e sconosciuta. Fu fatto riferimento a presunte parole, usate dagli indigeni, simili a quelle gallesi.

Thomas Herbert, nel XVII secolo, affermò che Madoc preparò navi e provviste; arruolò uomini e donne; prese il mare da Abergwelly nel 1.170 per sfuggire alla guerra dinastica, e dopo alcune settimane di navigazione in direzione ovest gettò l’ancora vicino alla costa di una nuova terra. Trovato un buon posto vi fondò un insediamento. Fece riposare i suoi compagni, rinforzò l’accampamento e ripartì, lasciando sul posto 120 uomini. Grazie alla provvidenza tornò a casa sano e salvo. Raccontò del suo viaggio, della fecondità del suolo, della semplicità degli indigeni, delle ricchezze, e di come si potesse prosperare con facilità. Dopo qualche mese ritornò alla colonia. Lì trovò, tuttavia, solo desolazione e pochi sopravvissuti. Gli altri morirono forse per malattie, per il clima o per il tradimento degli indigeni (curioso parallelismo con i viaggi di Cristoforo Colombo). Mediante l’aiuto di due fratelli, Madoc rimise le cose in ordine e rimasi lì ad aspettare, invano, l’arrivo di altri compatrioti. Quando si rese conto che non sarebbero arrivati, forse perché chiamati in guerra (conflitto conclusosi con l’assoggettamento inglese del Galles), rimase molto deluso. Anche se in seguito alla loro morte la memoria di quell’impresa andò affievolendosi, rimase traccia del loro passaggio grazie alla lingua degli indigeni, alla loro adorazione dei crocifissi, all’uso delle perline e ad altri elementi.

Si fece menzione dell’incontro tra Cortes e Montezuma, durante il quale il re azteco parlò di un popolo venuto da lontano, guidato da un nobile, durante l’era dei suoi progenitori, che li accolsero e dai quali impararono i riti cristiani

Evidentemente Herbert non considerò che le parole, i crocifissi e tutto il resto potessero esser spiegati con l’influenza europea sui popoli americani, ai quali imposero l’adozione del culto evangelico, con cui barattavano oggetti di poco valore, come perline, le quali venivano poi vendute ad altre popolazioni. Va detto inoltre che, nonostante le spedizioni fossero sotto la tutela e il comando della corona di Spagna, i marinai non erano tutti spagnoli, ma avevano le origini più disparate, anche inglesi e gallesi. Questa potrebbe essere una possibile spiegazione, ma si deve tenere in considerazione la possibilità che queste storie siano solo frutto dell’immaginazione degli scrittori, soprattutto sulla base della scarsità delle cronache del periodo, scritte da chi quei fatti li ha realmente vissuti.

Una mappa del 1577 raffigurante Conwy, Penrhyn e Llandrighno, vicino al Mare di Ross. fotografia di John Beswick condivisa con licenza CC BY 2.0 via Wikipedia:

James Howell, intorno al 1650, nelle “Epistolae Ho-Elianae” parla delle scoperte riportate dai navigatori a proposito del contatto tra Gallesi e Americani affermando che la corona inglese potrebbe usufruire di queste per legittimare la propria rivendicazione delle terre oltre oceano. Gli scrittori trattavano il viaggio di Madoc senza citare fonti e senza portare prove tangibili. Ne parlavano come di una cronaca secolare, che non necessita fondamenti concreti.

Esiste e va accettata

I suoi discendenti furono identificati principalmente nei popoli Tuscarores  o Delaware.

A un certo punto si palesò addirittura la tomba del principe con tanto di iscrizione

Saltò fuori che egli era il comandante della flotta reale; ma niente di tutto ciò, a oggi, è provato da fonti attendibili, e soprattutto dell’epoca in cui visse. I testi moderni erano spesso discordanti sull’anno di partenza, sul numero delle navi e si arricchivano di nuovi elementi, ad esempio il lignaggio di Montezuma, il cui capostipite pareva dovesse essere Madoc stesso(!).

Alcuni rimandavano alla scoperta di Cortes, nel 1519, sull’isola di Cozumel, di un tempio con una croce di pietra e dieci alte palme. I conquistadores vedevano nei riti indios similitudini con tradizioni cristiane ed ebraiche; tradizioni similari trovate, naturalmente, anche in Virginia, dove erano puntati gli interessi inglesi, le cui popolazioni adoravano Madoc come un eroe.

Una targa a Fort Morgan mostra dove le Figlie della Rivoluzione Americana supponevano che Madoc fosse sbarcato nel 1170:

In seguito toccò a Manco Capac, il primo imperatore Inca, essere identificato con Madoc. Si è fatto cenno al presunto ritrovamento di ceramiche europee nel Kentucky, le quali non costituiscono una sicura prova archeologica, in quanto potrebbero benissimo essere state messe lì apposta (cosa già accaduta) per accreditare la teoria, o anche portate lì da europei o nativi, i quali si spostavano di continuo e avevano costanti contatti tra loro. Spuntavano fuori tribù nordamericane che parlavano un “perfetto gallese”; alcune avevano origini gallesi, come i già citati Delaware e Tuscaroras; i Padoucas e i Pawnees. In ogni caso, un dato certo è che intorno al 1170 nessuno parla della presunta spedizione di Madoc. Essa pare dunque essere un’invenzione di età moderna.

Dunque, questa leggenda nacque, con ogni probabilità, in seguito alla scoperta di Colombo, sulla base della vera storia di Madoc, cantata dai bardi del XII secolo. Il principe pescatore, inizialmente morto durante la guerra civile, lo si ritrova nei racconti moderni come fondatore di un insediamento nel Nuovo Mondo. Gli inglesi, inizialmente, utilizzarono la leggenda per far valere il loro diritto di possesso sulle terre recentemente scoperte dagli spagnoli. Ma, col tempo, essa contribuirà, a modo suo, all’esplorazione del continente e allo studio dei popoli americani, dando il via alla ricerca (che dura ancora oggi) dei discendenti di quei gallesi che approdarono in un punto imprecisato dell’America, prima del famoso navigatore genovese. In conclusione non possiamo dire con assoluta certezza che un gruppo di gallesi non sia mai arrivato nel Nuovo Continente e, certo, non possiamo nemmeno affermare il contrario. Molti racconti, testimonianze e fonti sono andati perduti e solo la ricerca, magari, un giorno potrà svelare il mistero che si cela dietro questa leggenda.

Fonti: Archive, Wikipedia.

Categorie: Storia

Alessandro Licheri

Alessandro Licheri

Studente di Storia, natio dell'isola più bella del mondo viaggio da un libro all'altro, traversando cronache e romanzi, dedicandomi particolarmente alla storia delle esplorazioni e spaziando sugli innumerevoli campi che questa lambisce, cercando di ripercorrere attraverso racconti d'ogni epoca quei sentieri avventurosi tracciati dall'audacia degli uomini.