Madame du Barry: ascesa e morte dell’ultima favorita di Luigi XV

Il termine maîtresse-en-titre, nato nel XVI secolo e caduto in disuso all’alba della Rivoluzione Francese, indicava il ruolo semi-ufficiale dell’amante favorita del re di Francia, la quale possedeva a corte una posizione privilegiata rispetto ad altre amanti “minori” e che in numerosi casi giocava un ruolo attivo sulla scacchiera politica e sociale del Paese.

I principi della Rivoluzione Francese videro con ostilità questa figura, ritenendo le favorite colpevoli tanto i monarchi e gli altri nobili della rovina in cui era caduta la Francia. Per questo motivo a incontrare la morte sulla ghigliottina fu anche Madame du Barry, l’ultima favorita di Luigi XV.

Luigi XV:

L’educazione in convento e i primi lavori

La futura Madame du Barry nacque il 19 agosto 1743 a Vaucouleurs, un piccolo centro della Francia nord-orientale dove sua madre, Anne Bécu, lavorava come sarta. Anne, ultima degli otto figli di un cuoco e di una domestica, aveva già trent’anni al momento della nascita di sua figlia – un’età all’epoca considerata avanzata per una donna alle prese con la sua prima gravidanza – e non era sposata.

Madame du Barry

Anne diede a sua figlia il nome di Marie-Jeanne Bécu de Cantigny. L’identità del padre di Jeanne rimase sempre ignota, ma a Vaucouleurs molti sostenevano che egli fosse un certo Jean-Jacques-Baptiste Gomard de Vaubernier, detto “padre Angelo”, un monaco terziario francescano del convento di Les Picpus, dove Anne si recava spesso per lavoro. Questa tesi sembra essere confermata dal fatto che, per tutta la sua vita, Madame du Barry si presenterà sempre come Jeanne de Vaubernier. Anne Bécu era una grisette, termine che indicava una donna lavoratrice che affiancava alla sua professione principale anche un’attività più o meno saltuaria di prostituta. Quattro anni dopo la nascita di Jeanne, Anne diede alla luce un altro figlio, Pierre, che però morì in tenera età. La sua reputazione era ormai gravemente compromessa, quindi Anne chiese l’aiuto di un suo ex amante, Claude Dumonceaux, per lasciare Vaucouleurs.

Madame du Barry:

Dumonceaux organizzò il viaggio di Anne e di sua figlia a Parigi, dove trovò alla donna un impiego come cuoca in casa della sua attuale amante, una nobile italiana soprannominata La Frédérique. La Frédérique prese in simpatia la piccola Jeanne, e si occupò di lei finché, all’età di sei anni, Dumonceaux decise di finanziare i suoi studi presso il convento di Saint-Aure.

Durante gli anni in collegio, Jeanne ricevette un’istruzione che, pur non equiparabile a quella impartita alle ragazze appartenenti all’aristocrazia, si rivelò di tutto rispetto per una bambina proveniente dagli strati più bassi della società. Jeanne imparò non solo le arti femminili dell’epoca, quali il canto, la danza, la musica, la pittura e il ricamo, ma anche i rudimenti di lettura, scrittura, matematica, storia, geografia e religione.

All’età di quindici anni, Jeanne lasciò il collegio e tornò a vivere con la madre presso La Frédérique, ma la sua permanenza nella dimora ebbe vita breve. Jeanne era infatti divenuta una splendida ragazza dalla corporatura slanciata, gli occhi azzurri, la fronte ampia e le fossette sulle guance. La sua attrattiva principale era costituita dalla folta chioma di capelli biondi, di cui Jeanne andava particolarmente orgogliosa.

La Frédérique, che pure era stata affezionata a Jeanne quand’era bambina, vedeva ora in questa bellissima giovane donna una potenziale minaccia, poiché temeva che il suo fascino potesse irretire il suo amante Dumonceaux. La Frédérique decise quindi di licenziare Anne Bécu e a cacciare lei e sua figlia da casa sua.

Madame du Barry:

Dumonceaux, tuttavia, intervenne un’altra volta in aiuto delle due donne: combinò per Anne un matrimonio con un suo valletto, Nicolas Rançon, affidando ai due la gestione di una bottega.

Jeanne si diede da fare per trovare un’occupazione, e iniziò a vendere chincaglierie per le strade di Parigi, finché poco tempo dopo Dumonceaux non le trovò un impiego come dama di compagnia presso un’anziana vedova, Madame de la Garde. Questo lavoro, però, non durò a lungo, poiché i due figli sposati di Madame de la Garde s’invaghirono della bellezza di Jeanne al punto da incrinare il loro rapporto fraterno e di mettere in crisi i rispettivi matrimoni.

Dopo aver lasciato la casa di Madame de la Garde, Jeanne divenne prima assistente in un salone di parrucchiere, e in seguito commessa in una cappelleria chiamata “À la Toilette”, che si occupava anche di vendere stoffe e confezionare abiti. Le mansioni principali di Jeanne consistevano nell’aiutare le clienti alla ricerca di un particolare tessuto e di consegnare a domicilio i capi d’abbigliamento.

Stando continuamente a contatto con la nobiltà, Jeanne imparò ad affinare il suo comportamento in modo da far propri tutti quegli atteggiamenti utilizzate dalle dame dell’alta società, e la frequentazione dei salotti dell’aristocrazia permise l’incontro che, pochi anni dopo, l’avrebbe portata a varcare i cancelli di Versailles.

Mademoiselle l’Ange

Un giorno, quando aveva diciannove anni, Jeanne si recò presso una casa di tolleranza di una certa Madame de Quesnoy, per consegnare alcuni articoli commissionati alla sartoria. Qui incontrò il conte Jean-Baptiste du Barry.

Pur essendo sposato, era risaputo che du Barry fosse un grande libertino, e che fosse considerato alla stregua di un lenone per le classi più elevate della società. Jeanne divenne in breve tempo l’amante di du Barry, il quale tuttavia, anche a causa delle sue finanze perennemente in bancarotta, ben presto le fece capire che non aveva né i mezzi né l’intenzione di mantenerla presso la sua casa. Inoltre, du Barry vide nella fine bellezza di Jeanne e nei suoi modi timidi e riservati una preziosa risorsa che avrebbe portato a lui il denaro e a lei una rapida ascesa sociale.

Madame du Barry:

Du Barry diede a Jeanne il nome d’arte di mademoiselle l’Ange, e iniziò a presentarla ai suoi clienti dell’alta aristocrazia, i quali pagavano profumatamente i suoi servizi. La notorietà di mademoiselle l’Ange e la fama della sua bellezza si diffusero rapidamente in tutta Parigi, e Jeanne divenne la cortigiana più ricercata della capitale.

L’ascesa sociale di Jeanne subì un’ulteriore impennata quando, nel 1768, Jean-Baptiste du Barry la presentò al duca Richelieu, il quale però aveva un progetto molto più ambizioso che limitarsi a impiegare mademoiselle l’Ange come sua cortigiana.

Richelieu voleva contrastare l’influenza che il Ministro degli Esteri, il duca di Choiseul, aveva avuto sino a quel momento sul re di Francia, Luigi XV. Choiseul aveva combinato il matrimonio tra il nipote di Luigi XV, il Delfino, con Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, figlia dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, e mirava inoltre a far diventare la propria sorella la nuova favorita del re.

Richelieu e du Barry decisero invece di proporre Jeanne come possibile amante del re, in modo da contrastare, seppur temporaneamente nei loro piani, le macchinazioni di Choiseul. Pianificarono quindi di combinare un incontro tra mademoiselle l’Ange e Luigi XV, nella speranza che il re notasse la ragazza e se ne invaghisse.

Maîtresse-en-titre

Nel 1768, Luigi XV aveva cinquantotto anni e stava attraversando un periodo di grande malinconia e sconforto. Da poco rimasto vedovo della moglie Maria Leszczyńska, il re era sopravvissuto a cinque figli e aveva perso anche la sua ultima favorita, Madame de Pompadour, che per vent’anni era stata al suo fianco sia nella vita pubblica sia in quella privata.

La regina Maria Leszczyńska ritratta da Jean-Baptiste van Loo:

L’incontro con Jeanne avvenne nella Galleria degli Specchi di Versailles, dove Jeanne si era recata insieme a du Barry e Richelieu, all’apparenza inconsapevole del piano dei due uomini e convinta di esser coinvolta in una semplice gita.

Madame de Pompadour:

L’incontro andò come previsto: pur non avendo scambiato parola con la ragazza, Luigi XV ne rimase incantato a tal punto da ordinare che Jeanne venisse accolta di frequente nel boudoir reale.

La relazione tra Luigi XV e Jeanne fu all’apparenza la realizzazione perfetta dei piani di Richelieu, e presto divenne chiaro che quella che il monarca nutriva nei confronti di mademoiselle l’Ange non era solo una passione passeggera – complicazione, quest’ultima, che avrebbe potuto nuocere non poco alle macchinazioni di Choiseul.

Nella speranza di distogliere l’attenzione del re da Jeanne, Choiseul l’informò che la ragazza aveva origini popolane e che esercitava la professione di cortigiana: questo, unito al fatto che Jeanne non fosse sposata, avrebbe impedito alla giovane donna di essere presentata a Versailles e, dunque, di diventare la nuova maîtresse-en-titre del re.

Luigi XV, tuttavia, decise di porre rimedio alla questione incaricando du Barry di procurare un marito a Jeanne.

Du Barry scelse come candidato il proprio fratello minore, il conte Guillaume du Barry, che sposò Jeanne il 1 settembre 1768, dandole il titolo di contessa. Guillaume du Barry venne congedato con una pensione di cinquemila franchi e non ebbe mai più alcun rapporto con la moglie, che venne immediatamente presentata a Versailles e divenne la nuova favorita del re.

Vita a corte

Jeanne, ora divenuta Madame du Barry, si rivelò molto diversa dalla precedente favorita di Luigi XV, Madame de Pompadour, la quale aveva giocato un ruolo politico molto attivo ed era stata fino alla morte al centro delle vicende e degli intrighi della corte di Versailles.

La collana di diamanti commissionata da Luigi XV per Madame du Barry. Fotografia Château de Breteuil via Wikipedia CC BY-SA 3.0:

Madame du Barry aveva un carattere mite, tranquillo e prudente, e scelse di non dedicarsi attivamente alla politica, cercando inoltre di intrattenere rapporti civili e amichevoli con la schiera di nobili che quotidianamente frequentava Versailles e con la famiglia del re.

Madame du Barry si dedicò soprattutto al mecenatismo, rivolgendo il suo interesse e le sue finanze in particolare all’artigianato d’arredamento e alla moda, e divenne il tramite per molti aristocratici per chiedere al re delle grazie per i condannati a morte. Madame du Barry prese molto seriamente quest’ultima incombenza, tanto che il suo zelo la portò non solo a salvare diverse vite, ma anche ad aumentare la considerazione che Luigi XV aveva nei suoi confronti.

Il re sembrava aver ritrovato la spensieratezza dopo il suo primo incontro con Madame du Barry, e nutrì per lei un profondo affetto che non lesinava di esprimere con un’instancabile protezione e numerosi doni, fra cui anche palazzi e terreni.

Madame du Barry:

Uno dei primi regali che Luigi XV fece alla sua favorita fu Zamor, un bambino di undici anni che era stato fatto schiavo in Bangladesh. Cresciuta in una cultura in cui lo schiavismo era ancora considerata la norma, Madame du Barry non si dimostrò una padrona severa o crudele; prese anzi in simpatia il bambino, a cui insegnò a leggere e scrivere e insistette affinché fosse mandato a scuola. Zamor, da parte sua, disprezzava Madame du Barry sia in quanto schiavista sia per il suo lussuoso stile di vita.

Forse per via di un retaggio della sua professione di commessa, Jeanne aveva una grande passione per la moda e dei gusti stravaganti, che la portavano a comprare centinaia di abiti, stoffe, ornamenti, a farsi acconciare i capelli da parrucchieri esperti ogni giorno e a indossare numerosi gioielli.

Le sue spese folli, unite al suo passato di cortigiana, contribuirono ad accrescere le molte antipatie che i membri della corte di Versailles nutrivano nei suoi confronti, sia per la sua posizione sia per i suoi natali non nobili.

Madame du Barry faticò molto a stringere rapporti di amicizia a Versailles, tanto che il suo ex lenone e cognato dovette costringere sua sorella Claire Françoise du Barry a recarsi a corte per istruire Jeanne ad acquisire dei modi più “aristocratici”. Claire Françoise si vide comunque obbligata a corrompere alcune nobildonne affinché entrassero a far parte dell’entourage di Madame du Barry.

Maria Antonietta

Fra le più acerrime nemiche di Madame du Barry figuravano le tre figlie di Luigi XV, Adélaïde, Victoire e Sophie, chiamate le Mesdames Tantes dal nipote, il futuro Luigi XVI. Le Mesdames Tantes disprezzavano Madame du Barry per i motivi a cui era invisa a gran parte della corte – di nuovo la sua nascita non nobile e il suo passato da cortigiana –, ma la loro profonda fede cattolica le portava anche a mal sopportare il suo ruolo di amante del padre.

Maria Antonietta:

Per liberarsi di Madame du Barry, le Mesdames Tantes pensarono di servirsi dell’aiuto della giovane Maria Antonietta. Nel 1770, Maria Antonietta, figlia dell’imperatrice d’Austria Maria Teresa d’Asburgo, giunse appena quattordicenne alla corte di Versailles per sposare il Delfino, il futuro re di Francia Luigi Augusto.

Festa data a Louveciennes, il 2 settembre 1771:

La prima impressione che Maria Antonietta ebbe di Madame du Barry fu tutto sommato positiva, tanto che la giovane Delfina affermò di voler conoscere quella donna che definiva “bellissima e simpatica”. Captando i sentimenti di Maria Antonietta, le Mesdames Tantes si affrettarono a informarla della posizione che Madame du Barry occupava a corte, fatto che orripilò Maria Antonietta, la quale iniziò a trattare Jeanne con ostentato disprezzo e a rifiutarsi di rivolgerle la parola.

L’etichetta di corte del tempo prevedeva che un membro appartenente a una posizione inferiore nella scala gerarchica non potesse rivolgere per primo la parola a un membro di una posizione superiore: pertanto, Madame du Barry non poteva in alcun modo avvicinare la Delfina per prima.

Jeanne cercò d’ingraziarsi Maria Antonietta inviandole a più riprese dei doni, doni che però venivano sempre rimandati al mittente.

Quella che passò alla storia come la querelle fra Maria Antonietta e Madame du Barry, che a noi contemporanei può sembrare una frivolezza di poco conto, aveva in realtà numerose e gravi implicazioni. Il rifiutarsi di rivolgere la parola alla favorita del re era visto come un’aperta critica alla vita privata del sovrano stesso, un atteggiamento che avrebbe messo in serio rischio la già traballante alleanza tra Austria e Francia.

Madame du Barry:

L’imperatrice Maria Teresa scrisse alla figlia intimandole di assumere un atteggiamento più diplomatico, ma a lungo Maria Antonietta non rivolse la parola a Madame du Barry per influenza delle Mesdames Tantes, che arrivarono anche a trascinarla via dalla stanza quando si accorgevano che la Delfina intendeva avvicinarsi a Jeanne.

La querelle ebbe fine il giorno di Capodanno del 1772, occasione in cui Maria Antonietta commentò con noncuranza, in presenza di Madame du Barry: “C’è tanta gente oggi, a Versailles”.

Maria Antonietta giurò che non avrebbe mai più rivolto la parola a Madame du Barry, ma in seguito – forse anche per lo scontro che ebbe con le Mesdames Tantes – la Delfina instaurò dei brevi tentativi di conversazione con Jeanne, con la quale i rapporti rimasero comunque freddi.

La morte di Luigi XV e gli anni dell’esilio

Madame du Barry trascorse sette anni a Versailles come favorita del re, ma il suo rapporto con lui cambiò nel tempo, e Jeanne passò dall’essere un’amante all’essere una cara amica. Invecchiando, infatti, Luigi XV scoprì un profondo sentimento religioso che lo allontanò da tutti i piaceri mondani.

Fu però in compagnia di Madame du Barry che, nel 1774, Luigi XV cominciò a mostrare i sintomi del vaiolo. Era ormai chiaro che la sua vita stava per giungere al termine.

Madame du Barry non lasciò mai il capezzale del re, per il quale pregò in compagnia delle Mesdames Tantes. Il 4 maggio del 1774, Luigi XV chiese a Madame du Barry di lasciare Versailles in modo da poter confessare i propri peccati e ricevere l’estrema unzione.

Più tardi, in punto di morte, il re sembrò ripensarci e domandò che Jeanne venisse portata di nuovo al suo capezzale, ma gli venne risposto che la donna aveva già lasciato la reggia – alla notizia, Luigi XV scoppiò in lacrime.

Madame du Barry:

Alla morte di Luigi XV, suo nipote Luigi XVI salì al trono ed esiliò Madame du Barry presso il convento di Pont-aux-Dames, dove per diversi mesi Jeanne venne trattata come una prigioniera e visse rinchiusa in una cella. Il suo carattere mite e tranquillo l’aiutò tuttavia ad accattivarsi la simpatia della Madre Superiora, e le suore che la ospitavano cominciarono a trattarla con più indulgenza, permettendole di consumare i pasti nel refettorio, di prendere parte alle preghiere e di passeggiare nella campagna circostante a patto di ritornare al convento al calar del sole.

Un anno dopo l’ascesa al trono di Luigi XVI, Maria Antonietta convinse il marito a concedere la grazia a Madame du Barry. Il re le restituì la libertà e tutti i beni che aveva ricevuto in dono da Luigi XV, a condizione che non facesse più ritorno a Versailles.

Jeanne, all’epoca trentaduenne, si trasferì nel suo castello a Louveciennes.

A Louveciennes iniziò un periodo molto felice della vita di Madame du Barry. Ormai non più favorita del re, Jeanne ebbe modo di stringere amicizia con i nobili che abitavano nelle vicinanze e continuò la sua opera di mecenatismo. Jeanne favorì molto l’arte, e in particolare divenne grande amica della pittrice Élisabeth-Louise Vigée Le Brun, che realizzò alcuni dei suoi ritratti più noti.

Madame du Barry trascorse anni tranquilli a Louveciennes, dedicandosi anche a opere di carità, e intrecciò forse la sua prima, vera relazione d’amore con un nobile, il duca Louis Ercule Timoléon de Cossé-Brissac.

Ma, sebbene il suo coinvolgimento con la corona francese fosse ormai terminato, Madame du Barry non poté proteggersi dalla furia della Rivoluzione Francese.

La Rivoluzione

Madame du Barry fu a lungo convinta che la sorte che stava interessando la monarchia e gli altri aristocratici non l’avrebbe colpita, poiché non era nata in una famiglia nobiliare e non aveva mai avuto alcun ruolo nella politica francese. Sentendosi al sicuro, Jeanne decise di provare ad aiutare i suoi amici nobili a sfuggire alla ghigliottina, e per quattro anni fornì nascondiglio e aiuto economico a tutti gli aristocratici che tentavano di fuggire alla volta dell’Inghilterra.

All’indomani della marcia delle donne su Versailles, nel 1789, Madame du Barry riprese per la prima volta dopo anni i contatti con la famiglia reale, rifugiatasi a Parigi. In una lettera indirizzata a Maria Antonietta, Jeanne esprimeva il suo supporto nei confronti del re e della regina, e assicurava che in caso di qualunque evenienza avrebbero potuto contare sul suo aiuto.

La lettera colpì molto Maria Antonietta, che rispose con una nota di ringraziamento: fu l’ultimo scambio di parole tra le due donne.

Intanto, molte delle persone vicine a Jeanne iniziarono a cadere vittime della ghigliottina o della furia del popolo.

Nel 1792 il suo amante, il duca de Brissac, rimase vittima dei massacri del 9 settembre. Pochi giorni più tardi, Madame du Barry venne svegliata nel cuore della notte da una folla di uomini che si era radunata sotto il suo castello. Uno degli uomini lanciò un sacco attraverso una delle finestre del salotto: quando Jeanne si chinò per aprirlo, vide che al suo interno era contenuta la testa del duca de Brissac, e svenne per lo shock.

L’arresto, la prigionia e l’esecuzione

All’insaputa di Madame du Barry, Zamor, ancora al suo servizio, si era unito ai giacobini. Zamor era stato fortemente ispirato dal pensiero di Rousseau e non aveva mai sopito l’odio nei confronti della sua padrona che, pur essendosi sempre dimostrata gentile nei suoi confronti, restava pur sempre la donna che lo aveva tenuto in condizione di schiavitù per tanti anni.

Madame du Barry scoprì l’affiliazione di Zamor ai giacobini, e gli diede tempo tre giorni per lasciare il castello di Louveciennes.

Louveciennes, padiglione a Marly dove abitava Madame du Barry e dove una notte del 1791 furono rubati i suoi gioielli nella credenza della sua camera. Fotografia di ℍenry Salomé via Wikipedia CC BY-SA 3.0:

Zamor ubbidì, e corse immediatamente a denunciare Jeanne al Comitato di Salute Pubblica.

Madame du Barry, posta sotto arresto, pur spaventata, continuò a credere che la sua relativa estraneità al mondo della politica l’avrebbe salvata dalla ghigliottina, e la salvezza sembrò presentarlesi quando venne posta di fronte a un compromesso: avrebbe ricevuto la grazia se avesse rivelato dove aveva nascosto i suoi gioielli al castello di Louveciennes.

Jeanne descrisse dettagliatamente il punto del suo giardino dove aveva seppellito i monili, e rimase in attesa della grazia anche quando venne trasferita alla Concièrgerie, che veniva considerata l’anticamera della ghigliottina – non aveva compreso di essere stata tratta in inganno.

Alla Concièrgerie, a Jeanne venne assegnata la stessa cella in cui era stata rinchiusa Maria Antonietta, giustiziata poche settimane prima.

Nessuno le rivelò mai di essere stata effettivamente condannata a morte e quando, l’8 dicembre 1793, Madame du Barry venne prelevata per essere condotta alla ghigliottina, credette che si fosse trattato di un errore. Spaventata, perse i sensi lungo il tragitto verso Place de la Concorde, pianse, implorò l’aiuto della folla e supplicò il boia di concederle ancora qualche istante di vita.

Partenza per la Ghigliottina:

La folla giunta ad assistere all’esecuzione si agitò a tal punto che il boia e i suoi assistenti, temendo una rivolta, si affrettarono a eseguire la condanna, quasi senza lasciare a Jeanne il tempo di rendersi conto della morte imminente.

La lama della ghigliottina si abbatté sul suo collo in un freddo 8 Dicembre. Jeanne aveva compiuto il 19 agosto cinquant’anni

Nelle sue memorie, la sua amica Élisabeth-Louise Vigée Le Brun ricordò come Madame du Barry, l’ultima amante dell’Ancien Régime, fosse stata condannata a morte per espiare colpe che non erano le sue: il Tribunale di Parigi, volendo simbolicamente punire due secoli in cui erano state le favorite dei re francesi a governare de facto, aveva ucciso una donna innocente.

Andrea Vittoria Apostolo

Nata e cresciuta in Piemonte, si laurea in Psicologia Clinica e Neuropsicologia a Milano. Attualmente vive e lavora a Manchester. Da sempre crede che ogni luogo meriti di essere scoperto e che ogni storia valga la pena di essere raccontata