Camminando lungo la riva delle Zattere, seguendo la linea della laguna, ci si ritrova in uno dei luoghi più romantici e suggestivi di Venezia: Punta della Dogana, immersa nell’acqua, davanti allo skyline della cattedrale di San Marco e di fronte all’isola di San Giorgio.

Punta della Dogana presenta l’esposizione d’arte contemporanea “Luogo e Segni”, a cura di Martin Bethenod, direttore di Palazzo Grassi e Mouna Mekouar, curatrice indipendente, visitabile dal 24 marzo al 15 dicembre 2019.

“Luogo e Segni” prende il nome dall’opera di Carol Rama presente all’esposizione ed avvia una riflessione interiore di interconnessione fra natura, creazione e poesia.

La mostra trae una forte ispirazione e nello stesso tempo instaura un dialogo con le poesie di Etel Adnan, richiamando le sue composizioni che hanno spesso come tema centrale gli elementi naturali. Nell’esposizione vengono trattate le variazioni climatiche e atmosferiche che interessano Punta della Dogana: luce ed ombra, vento e mare, terra e acqua della laguna Veneziana.

I 17 artisti partecipanti creano un intreccio tra il contesto urbano, sociale, storico, politico ed il concetto della memoria dei Luoghi: memoria visiva, uditiva, tattile e musicale. Un’esposizione che rievoca luoghi lontani come Beirut, Sarajevo, Rio de Janeiro e li conduce intrecciandoli con la memoria della città di Venezia e dei suoi tempi eterogenei.

Memoria della stessa Punta della Dogana, con la presenza di opere emblematiche delle precedenti esposizioni della Pinaul Collection e del linguaggio architettonico di Tadao Ando.

L’opera di Wu Tsang “Untitled 2019” (la tenda dorata) posta nella sala finale di Punta della Dogana concretizza il dialogo con la precedente tenda di perle, posta in entrata, realizzata da Felix Gonzalez-Torres. Entrambe le opere sono realizzate con materiale economico, facilmente reperibile e sono il riflesso della cultura del divertimento. Usano il movimento e la luce per trasmettere la loro poetica ed il dialogo con gli elementi naturali che le circondano, ma sono anche portatrici di  un denso messaggio politico.

Nelle numerose opere esposte emergono inoltre i rapporti tra Etel Adnan e tra i molti artisti presenti, delle loro relazioni di ammirazione, ispirazione reciproca, amicizia e amore.

La presenza di vere conversazioni tra artisti provenienti da luoghi, tempi e culture diverse sono emblematicamente espresse dall’opera “Fiati d’artisti” di Charbel-joseph H. Boutros, che è un chiaro omaggio all’opera di Piero Manzoni con il suo “Fiato d’artista”, questa unisce i fiati di due innamorati in un unico palloncino, che nel corso dell’esposizione si mescoleranno ai fiati degli stessi visitatori all’interno delle sale espositive, creando integrazione fra persone in tempi e luoghi differenti.

Ad ogni creazione si accompagna una valutazione preliminare dello spazio circostante, del modo in cui la luce può reagire con una scultura o un’installazione, in funzione ai diversi materiali e colori usati.

Nell’opera di Ann Veronica Janssens “Untitled (with glitter)” si può cogliere quel comune e chiaro intento artistico creativo, che è per tutti gli artisti un’azione semplice volta a creare un’opera infinita, frutto di un gesto sempre diverso, che può essere modificato a seconda del  dialogo che intesse con il paesaggio interno ed esterno a Punta della Dogana.

Servendosi del materiale intangibile del glitter – luminosità, leggerezza – e dei fenomeni fisici che ne derivano – riflessione, rifrazione –, l’artista fa vacillare la nozione stessa di materialità. Si invita il visitatore a percepire ciò che è inafferrabile e a vivere esperienze evanescenti e fugaci.

“Luogo e Segni” è un’esposizione che miscela sensazioni e tecniche molto differenti tra loro, alcune minimali ed altre vere e proprie dimostrazioni di maestria del lavoro sul materiale grezzo; riesce ad immergere lo spettatore nel clima di Venezia e nella sua laguna, che fa da sfondo costante alle opere stesse grazie alle ampie vetrate ed al bel vedere di Punta della Dogana.

Tutte le fotografie sono di Martina Manduca, autrice dell’articolo.

Martina Manduca
Martina Manduca

Sono nata a Conegliano e vivo a Venezia. Ho studiato Archeologia medievale tra l’Università di Padova e l’Università di Cordoba in Spagna. Nella vita, per ora lavoro presso la Biennale di Venezia e sono appassionata di arte, letteratura e cucina.