Piccolo e Smikrà, Gabriele d’Annunzio e Luisa Baccara, lui uno degli uomini più famosi d’Italia tra la fine dell’800 e i primi decenni del ‘900, lei una brava musicista, rivelazione del conservatorio Benedetto Marcello di Venezia. Quando si incontrarono per la prima volta nel 1919 lei aveva 27 anni e lui 56. D’Annunzio rimase affascinato da questa giovane fanciulla minuta, occhi scuri, lineamenti perfetti, un fascino sottile e misterioso al tempo stesso, lei che ben conosceva il poeta per la sua fama cercò di resistere ai primi inviti. D’Annunzio sapeva bene come corteggiare una donna e iniziò ad inviarle dei suoi libri con dedica personale.

Luisa dirà un giorno: “A d’Annunzio non volevo essere presentata. Avevo un mio ideale del poeta, e temevo che mi scadesse, venendo a conoscere l’uomo”. Ma ben presto la giovane pianista sarà talmente affascinata, anzi perdutamente innamorata di lui, che lo seguirà e sarà una compagna presente e fedele fino alla morte del poeta avvenuta alle ore 20.05 del 1° marzo del 1938 nella Zambracca, una delle stanze della casa museo del poeta, che già in quella data era stata trasformata nel complesso della cittadella monumentale del Vittoriale.

Luisa Baccara era nata il 14 gennaio 1892. Apparteneva a una famiglia borghese veneziana, il padre Vittorio, colonnello dei bersaglieri di complemento, la madre Carlotta, descritta dai suoi contemporanei come una donna molto originale, e la sorella Jole o Jolanda, violinista, profondamente legata alla sorella. La giovane pianista esordì ad appena 5 anni, proseguì e completò i suoi studi a Venezia, dove conseguì il diploma di Magistero. I giornali dell’epoca come “La Sera”, “La Perseveranza”, “la Provincia di Brescia” elogiavano i suoi primi concerti, il futuro per la giovane e bella Luisa era radioso, una folgorante carriera l’aspettava.

Al teatro di Murano domenica 2 marzo 1902, alle ore 8:15 della sera, la società filodrammatica muranese rappresentò “Il padrone delle forziere” di G. Ohnet, negli intermezzi la brava ragazzina decenne Luigina Baccara eseguì alcuni brani al pianoforte. La locandina dell’evento è al Vittoriale tra le carte di lei insieme a due diari. Ricordi, memorie di un tempo che fu o che avrebbe potuto essere. Uno dei due diari è legato in pelle chiara, un profilo di donna in copertina e la scritta “Poesie”. Dentro le recensioni dei giornali che in gioventù si erano occupati di lei e dei suoi primi successi. Interessante la lettera che la giovane ricevette dal presidente della Regia Accademia di Santa Cecilia di Roma il 3 maggio 1918. Il testo recita: “a nome della regia accademia vengo a porgerle i più vivi ringraziamenti per il prezioso concorso che ella volle portare ai nostri concerti, partecipandovi con tanto valore”.

Di lì a poco la vita della giovane Luisa sarebbe cambiata per sempre

Il primo incontro con il poeta avvenne casualmente a palazzo Vidal sul Canal Grande. Luisa Baccara incontrando il musicologo Ugo Levi, presidente della società concerti Benedetto Marcello, seppe della presenza di d’Annunzio. Il giorno dopo il poeta le mandò una copia del libro “La Leda senza cigno” con la dedica “ a Luisa Baccara questo libro dov’è una pagina su la sonata di Ferdinando Turrini offre il suo riconoscente ammiratore” 19 aprile 1919. Da quel momento gli omaggi floreali e i libri con le sue dediche divennero quasi un appuntamento abituale per la giovane pianista.

D’Annunzio fece di tutto per invitarla ad alcuni concerti alla Casetta Rossa, la residenza che tuttora esiste accanto alla prefettura di Venezia, di proprietà a quel tempo del principe di Hohenlohe. Ma gli avvenimenti sulla scena politica avrebbero presto portato d’Annunzio a diventare l’eroe di una grande impresa. Il 12 settembre 1919 partì alla volta di Fiume, la città redenta che il poeta con i suoi legionari e buona parte della popolazione fiumana volevano fosse annessa all’Italia subito dopo la fine del primo conflitto bellico. Durante i 20 mesi di permanenza nella città, Luisa Baccara fu una presenza costante e fondamentale per il Comandante d’Annunzio.

La famiglia si dispiacque molto della decisione della giovane, che da quel momento divenne la compagna del poeta e scrittore, pur essendo egli ancora coniugato, se pur legalmente separato, con Maria Hardouin di Gallese. Il 18 gennaio 1921 d’Annunzio dopo il “natale di sangue” lasciò la città e si trasferì a Venezia a palazzo Barbarigo. Luisa Baccara la sera stessa lo raggiunse. Ben presto si fece avanti l’idea di cercare un luogo che potesse essere la perfetta dimora per finire il “Notturno” e così pubblicarlo nella sua stesura definitiva.

La ricerca fu condotta dall’amico e segretario Tom Antongini e la casa prescelta fu una villa sul lago di Garda sequestrata al suo proprietario, il critico d’arte Henry Thode, marito di Daniela Senter von Bulow, figlia di Cosima Liszt, che era la figlia di Franz Liszt e moglie in prime nozze del musicista Richard Wagner. Alla morte di d’Annunzio venne restituito alla famiglia tedesca il pianoforte di Liszt che venne donato al Teatro alla Scala di Milano dove tuttora si trova.

Luisa Baccara fu la signora del Vittoriale, ma gli anni trascorsi in questo luogo non furono però anni felici. L’amore che d’Annunzio aveva nutrito per lei ormai era solo un ricordo, il Comandante comunicava con Luisa spesso con dei biglietti, non voleva vedere nessuno, e dava disposizioni e ordini per iscritto. Pur non nutrendo più alcun sentimento nei suoi confronti non la lasciava libera, o meglio forse il poeta stanco di lei avrebbe voluto che fosse andata via ma lei rimase, legata a questo grande amore, all’unico uomo che amò nella propria vita.

Le bastò, disse convinta, che chi aveva vissuto con d’Annunzio giornate come quelle di Fiume aveva di che dire grazie alla vita per sempre. Allo stesso tempo viene descritta da chi la conobbe come una donna testarda nel rimanere vicino a quest’uomo, anche a patto di sopportare umiliazioni e continui tradimenti passando sopra la sua dignità. Anche quando, dopo il 13 agosto 1922, giorno in cui d’Annunzio cadde da una finestra della sua casa (la stanza della musica).

Questo episodio cambiò la vita a Luisa. Da quel momento il poeta non volle più avere nessuna forma di intimità con lei. I figli di lui, Renata e Mario, la ritennero responsabile dell’accaduto. Ma d’Annunzio li allontanò indignato e fece di lì a poco testamento in favore di Luisa. Quando il poeta si spense lei fu la prima ad accorrere ma subito dopo si chiuse nelle sue stanze. Non partecipò alla veglia funebre ne al corteo. Lasciò il Vittoriale, dove aveva vissuto per ben 19 anni, portando con sé solo i suoi effetti personali e i ricordi più cari.

Da quel momento e fino alla morte, avvenuta nel 1985 Luisa Baccara, visse nella sua Venezia, nella casa di famiglia, a San Polo, i primi anni insieme al padre e poi sola. Al suo funerale c’era tanta gente, ma i suoi 47 anni di vita senza d’Annunzio Luisa li visse in solitudine, chiudendo il mondo fuori. Era gelosa dei suoi ricordi e del suo Gabriele, e non volle mai rilasciare interviste o scrivere libri sulla sua vita con il Vate. Solo una volta, il 25 marzo 1950 a firma di Teresa Sensi fu pubblicata un’intervista.

Visse con una piccola pensione e dando lezioni private, avrebbe potuto vivere bene “vendendo” i suoi ricordi. Ma lei rimase fedele al suo Comandante, al suo unico amore. Il dottore Alessandro Baccara, cugino della pianista, di molti anni più giovane di lei, fu uno dei pochi frequentatori della sua casa veneziana, insieme al musicista Nino Rota. Il cugino andava a trovarla tutte le mattine alle 8 per prendere il caffè insieme. Lei parlava spesso di d’Annunzio ma mai della loro vita intima o del carattere del poeta.

Sotto, il video “D’ANNUNZIO PARLA – CONCERTO QUARTETTO al Vittoriale degl’Italiani”

Una mattina Luisa non rispose al solito appuntamento con il caro cugino, i vigili del fuoco aprirono la porta e la trovarono riversa sul pavimento, ormai senza vita. Luisa Baccara aveva lasciato questa terra in silenzio, sola, come aveva quasi sempre vissuto, portando nella tomba i suoi ricordi, i suoi segreti, il suo unico grande amore!

FONTI, RISORSE BIBLIOGRAFICHE: Antonio Spinosa, D’Annunzio il poeta armato, Milano, Mondadori 1987; Antonella Federici, Luisa Baccara, Vicenza, Neri Pozza 1994; Giovanna Scarsi, Non di tesori eredità: studi di letteratura italiana offerti ad Alberto Granese; La leggenda dell’artista Luisa Baccara, la signora del Vittoriale, Napoli, Guida 2015; Gabriele d’Annunzio, Lettere d’amore, a cura di Annamaria Andreoli, Milano, Mondadori 2001.

Gabriella Puleo
Gabriella Puleo

Nata ad Acireale, in provincia di Catania, dove vive. Laureata in giurisprudenza con una tesi dedicata all’impresa di Fiume e alla carta costituzionale fiumana dal titolo “La Carta del Carnaro dello stato libero di Fiume 1920”. E’ giornalista pubblicista. Da sempre appassionata di storia e specialmente delle dinastie reali europee, nel corso degli anni ha approfondito per passione e poi per lavoro studi in merito ad interessanti e controverse figure di regnanti europei del passato. Dal grande amore per la poesia e per gli scritti dannunziani è nata la scelta della sua tesi di laurea e di innumerevoli visite, anche per ricerche e studio, alla cittadella monumentale del Vittoriale. Appassionata viaggiatrice, da oltre un ventennio compie viaggi in giro per l’Europa prediligendo le mete poco turistiche e visitando con vivo interesse castelli, palazzi, chiese e tombe celebri. E’ tra i fondatori dell’Accademia letteraria e fotografica acese, associazione culturale nata alcuni anni fa e operante nel territorio catanese. Con i membri soci organizza ogni anno un premio letterario e fotografico a carattere nazionale. Collaboratrice di testate giornalistiche della sua città si occupa prevalentemente della pagina culturale seguendo con vivo interesse gli avvenimenti culturali e le innumerevoli proposte editoriali sia di affermati scrittori che di giovani emergenti. Su “Agorà” rivista trimestrale di cultura ha pubblicato l’articolo dal titolo “L’epistolario della famiglia Pennisi di Santa Margherita”.