La bellezza di una donna è un’arma potente, in grado di far muovere guerre e generare eroi, come i leggendari protagonisti delle vicende Omeriche. La bellezza di una donna diventa spesso motivo di pettegolezzo e invidia, dando vita a leggende meno epiche di quelle raccontate nell’Iliade.

E’ questo il caso di Lucida Mansi, una nobildonna lucchese vissuta nel XVII secolo?

La sua storia si intreccia con la leggenda e il mito, del quale è difficile comprendere dove inizi l’una e finisca l’altro. A livello storiografico molti identificano le vicende della leggenda con una certa Lucida Samminiati, nata nel 1606 e morta poco più che quarantenne di peste. L’attribuzione del personaggio leggendario a quello storico è però tutt’altro che certa.

Ritratto di Lucida Mansi:

Lucida Samminiati

Lucida Saminiati nacque  a Lucca nel 1606, figlia di una nobile famiglia locale. Sposò a circa vent’anni tale Vincenzo Diversi, che morì pochi anni dopo, ucciso da un suo concorrente per una lite di confini. Lucida si trovò quindi giovane vedova, e scelse di sposare (o le fu imposto) un signore ricco e facoltoso, Gaspare di Nicolao Mansi, già quarantenne.

Innamorata della propria figura, fece ricoprire una stanza di Villa Mansi a Segromigno di specchi, dove potersi rimirare all’infinito

Sotto, Villa Mansi, fotografia di El francoh condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia:

Data la differenza d’età con il marito, la donna si circondò di numerosi amanti, godendo della propria ricca vita fra feste e banchetti lussuosi. Lucida morì nel 1649 poco più che quarantenne, spazzata via, come spesso accadeva a quei tempi, da un’epidemia di peste. In molti hanno parlato di una damnatio memoriae della donna, che sarebbe all’origine della difficoltà di identificazione con il personaggio del racconto popolare, ma una “Lucida”, nipotina della donna nata nello stesso anno della morte della Samminiati sconfesserebbe l’ipotesi.

La Leggenda

Lucida fu una donna avvenente e desiderata, di un narcisismo sconfinato. A vent’anni andò in sposa a Vincenzo Diversi, che però uccise per potersi dedicare liberamente alla sua attività prediletta: il libero esercizio dell’amore. In seconde nozze risposò Gaspare di Nicolao Mansi, un nobile lucchese con una importante famiglia di commercianti, il quale le lasciò totale libertà di costumi.

Per Lucida furono anni di lusso e piacere sfrenati

Ogni notte riceveva un amante diverso fra le sue lenzuola, e come una mantide religiosa a ogni accoppiamento uccideva il malcapitato facendolo finire in una botola piena di lame acuminate. Un giorno però, riflessa negli specchi di cui aveva fatto tappezzare tutta Villa Mansi, vide una ruga sul proprio volto, primo sintomo della decadenza della sua eterea bellezza.

La donna si disperò, piangendo straziata sul proprio letto

Le apparve quindi un bellissimo giovane: era il Diavolo, giunto dal regno degli inferi per farle una proposta. Avrebbe mantenuto la sua bellezza intonsa per i seguenti 30 anni, godendo appieno di una vita di lusso e piacere sessuale, concedendo al maligno la propria anima.

Lucida accettò senza pensarci

I decenni seguenti trascorsero fra i piaceri e i vizi. Mentre gli altri invecchiavano, Lucida rimaneva di una bellezza immutabile, intoccata dal tempo e dagli eventi. Passati i trent’anni, però, il Diavolo tornò ad esigere il proprio compenso. Lucida tentò un ultimo, disperato tentativo di salvezza: salì sulla Torre delle Ore, la più alta della città, tentando di fermare l’orologio e quindi bloccare il conteggio del tempo.

Sotto, la Torre delle Ore di Lucca, alta 50 metri. Fotografia di Sailko condivisa con licenza CC BY-SA 2.5 via Wikipedia:

Lucida si arrampicò come una disperata per le scale della torre, arrivando a pochi passi dall’orologio e dalla campana, che avrebbero sancito l’orario della sua fine terrena.

Non fece in tempo

L’orologio riuscì a compiere il suo ciclo, e la campana suonò 12 rintocchi. Il diavolo, trasmutato in un mostro, la portò via sopra la sua carrozza infuocata, sorvolando le antiche mura cittadine e gettandosi a capofitto nel lago dell’Orto Botanico della città, mitico ingresso al mondo degli inferi.

Sotto, Orto Botanico comunale di Lucca, fotografia di Daderot condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

Il Fantasma

La storia di Lucida Mansi sembrerebbe quasi una fiaba pedagogica per giovani fanciulle. Il mito sintetizza in sé diverse tematiche, fra le quali l’inevitabilità del trascorrere del tempo, il pericolo della bramosia di bellezza e le insidie del matrimonio. E’ anche un modo per rendere epici alcuni luoghi cittadini, come la Torre delle Ore, le Mura e l’Orto Botanico, oltre alle ville della storica famiglia Mansi.

Proprio nel laghetto dell’Orto Botanico, che ai tempi di Lucida non esisteva ma che era uno specchio d’acqua dove si gettavano i cadaveri degli appestati, sarebbe ancora visibile lo splendido volto di Lucida, che si svela a chiunque immerga il viso nello specchio d’acqua. Durante il plenilunio è possibile scorgere il diavolo e la sua carrozza che trasvolano le mura della città, sentendo le grida della donna disperata.

Sotto, le Mura cittadine, fotografia via Wikipedia:

Il fantasma di Lucida si aggira inoltre per due residenze private. Oltre alla già citata Villa Mansi di Segromigno, la donna tormenterebbe gli occupanti di una villa di Monsagrati, località nella quale si intratteneva e poi uccideva i propri giovani amanti.

Ma naturalmente, questa è solo una Leggenda…

Sotto, il trailer della trasmissione televisiva “Le Leggende del Cuore”, con una puntata dedicata a Lucida Mansi:

Ringrazio per la segnalazione della storia di Lucida Mansi Alex Jo, tramite il gruppo Facebook di Vanilla Magazine.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...