Si chiamavano “Flappers”, ed erano donne libere e indipendenti, in anticipo di diverse decine d’anni sul corso della modernizzazione dei costumi del XX secolo. Fra queste “ragazze ribelli” degli anni ’20 la più celebre fu Louise Brooks, una star del cinema muto che interpretò diversi film colossal e fu modella e icona del proprio decennio.

Louise nacque nel 1906 a Cherryvale, nel Kansas, e studiò danza sin dalla più tenera età. Giunta al Cinema nel 1925, recitò in diverse commedie leggere statunitensi, per poi esprimere tutto il proprio potenziale artistico in Germania nei film “Il Vaso di Pandora” e “Diario di una donna perduta”, e nel francese “Miss Europa”, diretto dall’italiano Augusto Genina.

Le pellicole europee della Brooks costituirono degli scandali per l’epoca, trattando di temi quali la sessualità (e l’omosessualità per la prima volta nella storia del cinema) associata a personaggi femminili, dove la donna non era comprimaria all’uomo ma artefice del proprio destino.

Per la generazione delle “Flapper”, le donne anni ’20 che decisero di rendersi indipendenti dal genere maschile guidando l’automobile da sole, fumando in pubblico e vivendo una sessualità aperta, fu il simbolo perfetto, sintesi di tutte quelle concessioni che le moderne donne dei “Roaring Twenties” volevano per sé.

Tornata dall’esperienza Europea, Louise Brooks faticò a re-integrarsi nel mondo di Hollywood. La storia stava cambiando, e quello delle Flapper sembrava un movimento destinato a estinguersi come un fuoco di paglia, spento dalla crisi della Grande Depressione del ’29. L’errore che ne decretò la fine fu il rifiuto della parte da protagonista nel colossal “Nemico Pubblico” (sembra per andare a trovare il suo nuovo amante di allora George Preston Marshall) e che avrebbe potuto proiettarne la carriera fra le star anche degli anni ’30.

Quel rifiuto fu la fine

Dopo esser stata ricca sul finire degli anni ’20, nel 1932 era già una ballerina da night club, e alternò pochi vani tentativi di tornare nella Hollywood che conta a molto più stabili impieghi quali la commessa in un negozio della Fifth Avenue.

Il “purgatorio” durò quasi un ventennio, sino alla sua riscoperta da parte della critica francese e statunitense. Negli anni ’50 divenne una scrittrice di modesto successo, una critica di quel cinema che le aveva fatto raggiungere le stelle per poi rigettarla, non gradita, sul più basso selciato delle strade newyorkesi.

Louise Brooks, con una vita assolutamente sopra le righe (si sposò 2 volte ed ebbe innumerevoli relazioni e flirt, anche femminili), incarna l’icona senza tempo di tutte quelle donne che, in anticipo sui tempi imposti dalla società, decidono di non lasciarsi influenzare dalla società nelle scelte e nello stile di vita. In Italia la conoscono bene gli appassionati di cinematografia d’epoca ma anche quanti hanno apprezzato i fumetti di Guido Crepax “Valentina”, dove una perfetta re-incarnazione di Louise Brooks divenne famosa per la sua modernità, disinvoltura e libertà.

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Sotto, una compilaton di brevi video dell’attrice statunitense:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...