Piccole Donne, di Louisa May Alcott, è un intramontabile classico della letteratura per l’infanzia, letto e tradotto in tutto il mondo.

Frontespizio di Piccole Donne

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Sono trascorsi 150 anni dalla sua pubblicazione, ma anche se lo sfondo storico (la Guerra di Secessione negli Stati Uniti, l’abolizionismo, la povertà delle famiglie) nel quale vivono la loro vita le quattro sorelle March sembra lontano anni luce, in realtà il filo conduttore della storia – intrisa di un sentimentalismo che al giorno d’oggi può risultare stucchevole – è di quelli senza tempo: segue non tanto gli eventi quanto la crescita spirituale e morale delle ragazze, spinte dalla madre, e in misura minore dal padre, a diventare donne responsabili e indipendenti.

Louisa May Alcott a 20 anni circa

Eh già, alla fine Piccole Donne non è un romanzo così conformisticamente pedagogico come potrebbe apparire oggi: per cominciare, la figura di riferimento della famiglia è la madre, mentre il padre viene spedito in guerra e non partecipa molto alla loro educazione.

Amos Bronson Alcott

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Forse l’esempio del padre, Amos Bronson Alcott, non convinceva del tutto la scrittrice: era una sorta di hippie del XIX secolo, che fece scelte sicuramente non convenzionali per sé e per la famiglia. Da commesso viaggiatore, un lavoro che rischiava di “rovinargli l’anima”, si trasformò in insegnante un po’ sui generis, da filosofo trascendentalista qual era e convinto assertore dell’abolizionismo (una volte perse un’intera classe perché aveva ammesso una ragazza afroamericana, 25 anni prima che la schiavitù fosse abolita).

Casa Alcott in Massachusetts

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Per capire quanto fosse non comune il pensiero del capofamiglia, basti dire che nel 1843 si trasferì a Concord, in Massachusetts, insieme a moglie e figlie; abitavano in un ranch chiamato Fruitlands, dove avevano dato vita a una sorta di comune utopica, che doveva essere autosufficiente. I membri, tutti trascendentalisti, si impegnavano a seguire una dieta vegetariana e a non servirsi di animali “schiavi” per i faticosi lavori agricoli. Fruitlands sopravvisse solo un anno, ma l’esperienza ispirò uno dei primi scritti di Louisa May, Trascendental Wild Oats, un resoconto giornalistico di quei 12 mesi per certi versi straordinari.

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Straordinari anche i vicini di casa e gli amici della famiglia, molti dei quali facevano attivamente parte, come gli Alcott, di una rete clandestina, la Underground Railroad, che aiutava la fuga e l’espatrio degli schiavi. Contribuirono all’educazione delle sorelle Alcott molti nomi noti nella società dell’epoca: Nathaniel Hawthorne, Henry David Thoreau, Margaret Fuller e Dorothea Dix.

Nonostante l’alta qualità di vita dal punto di vista intellettuale, gli Alcott stentavano molto, talvolta anche a mangiare. Forse per questo Louisa May decise di prendere come figura di riferimento per il suo romanzo la madre, donna progressista e concreta.

E Jo March, la protagonista di Piccole Donne, era un po’ il suo alter ego: come Jo, Louisa May era la seconda di quattro sorelle, ed era ugualmente un maschiaccio, poco incline alle amicizie femminili.

D’altra parte, aveva dimostrato di essere una “tosta” come Jo March fin dall’adolescenza, quando aveva promesso a se stessa di fare in modo che la sua famiglia uscisse dalla povertà: “Io farò qualcosa, fra poco. Non importa cosa, insegnare, cucire, recitare, scrivere, qualsiasi cosa per aiutare la mia famiglia; e sarò ricca, famosa e felice prima di morire, vedrai se non lo farò!”

Eppure, nonostante avesse già pubblicato un libro di fiabe, la situazione familiare era così difficile che a 24 anni Louisa May pensò addirittura al suicidio: in un giorno del 1857, camminando lungo il fiume Charles, a Boston, ebbe la tentazione di buttarsi, poi, come confessò più avanti, le sembrò sbagliato “volgersi e scappare prima che la battaglia finisse (…) ho stretto i denti e ho giurato che avrei fatto funzionare le cose nonostante il mondo, la carne e il diavolo”.

Un anno dopo morì di scarlattina l’amata sorella Elisabeth e la maggiore, Anna, si sposò: due avvenimenti che Louisa May visse come la fine della sorellanza. Cosa che non le impedì di continuare a combattere: cominciò a scrivere per una rivista progressista di Boston, e poi si prestò come infermiera durante la guerra civile.

Le lettere scritte alla famiglia dall’ospedale, pubblicate dopo la fine della guerra, furono apprezzate dalla critica. Louisa May Alcott era finalmente in grado di guadagnarsi da vivere scrivendo romanzi, anche se con lo pseudonimo di A.M. Barnard (volutamente di genere indefinito).

Tornò a casa a Concord, a 36 anni, ormai ufficialmente, e volutamente, zitella. L’editore le chiese di scrivere un libro “per ragazze”, ma Louisa odiava anche solo l’idea:

”Non mi piace questo genere di cose. Non mi sono mai piaciute le ragazze e non ne ho conosciute molte, tranne le mie sorelle; ma i nostri giochi divertenti e le nostre esperienze possono rivelarsi interessanti, anche se ne dubito”.

Illustrazione per Piccole Donne

In realtà, lei pensava che quel genere di letteratura fosse “pappa morale per i giovani”, e fu addirittura infastidita dalla popolarità che le sue protagoniste avevano conquistato nel cuore dei lettori. Non sopportava la richiesta, da parte delle giovani fan di Piccole Donne (pubblicato inizialmente a puntate), di far sposare Jo con il vicino di casa bello e ricco, Theodore Laurence (Laurie). Sul suo diario si sfogò:

“Le ragazze scrivono per chiedere con chi si sposano le “piccole donne”, come se fosse l’unico fine nella vita di una donna. Non farò sposare Jo con Laurie per far piacere a qualcuno.”

Alla fine si rassegnò anche al matrimonio della sua alter ego, ma non con Laurie: la fece sposare con un insegnante tedesco molto più anziano di lei…

La casa di Concord dove Alcott scrisse Piccole Donne, nel 1868

Fonte immagine: Daderot via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

Louisa May Alcott, conosciuta quasi solo per Piccole Donne, in realtà scrisse duecento opere: libri per bambini, romanzi rosa, mistery e anche pulp. Quale fosse il suo genere preferito non lo sappiamo, ma si può pensare che abbia sempre seguito, in un modo o in un altro, i suoi così profondamente radicati ideali:

“Lontano, là nella luce del sole, ci sono le mie più alte aspirazioni. Potrei non raggiungerle, ma posso guardare in alto e vedere la loro bellezza, credere in loro e provare a seguirle fin dove conducono”.

Sotto, il trailer dell’ultima versione cinematografica del romanzo:

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.