Per molti bambini e ragazzi in età scolare, attraversare le strade trafficate delle città rappresenta il rischio maggiore nel giornaliero percorso casa-scuola. Eppure, ci sono nel mondo un discreto numero di studenti che affronta quotidianamente ben altri pericoli.

Cina

I ragazzi del villaggio di Gengua, nella Cina sud-occidentale, devono camminare lungo un percorso scavato sul fianco di una montagna, per arrivare a Bijie, dove c’è la scuola. La scuola elementare si trova invece a Banpo, su una montagna; per arrivarci i bambini devono camminare in stretti sentieri sassosi e attraverso tunnel scavati nella roccia. L’unica garanzia per i genitori è la presenza di un accompagnatore adulto.

Indonesia

A Sumatra, in Indonesia, una ventina di coraggiosi alunni del villaggio di Batu Busuk devono fare gli equilibristi camminando su delle funi per dieci metri, sopra a un fiume.

Per raggiungere la loro scuola, i bambini devono percorrere altri 11 chilometri, all’interno di una foresta.

Sempre in Indonesia, a Java, gli scolari del villaggio di Suro camminano sopra un acquedotto per raggiungere la sede della scuola, a Plempungan.

Il percorso non sarebbe ovviamente pedonabile, né tantomeno ciclabile.

Anche se è pericoloso, i bambini preferiscono il tragitto alternativo, perché accorciano la distanza di circa sei chilometri.

Filippine

 
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Gli studenti di un remoto villaggio delle Filippine, nella provincia di Rizal, usano delle camere d’aria di vecchi pneumatici per attraversare il fiume che li divide dalla loro scuola.

I bambini devono camminare almeno un’ora, sia all’andata che al ritorno, per poter frequentare le lezioni.

Se poi il fiume è gonfio per le piogge, sono costretti a rimanere a casa, oppure, al rientro, a fermarsi presso qualche famiglia che li ospiti.

Vietnam

I ragazzi filippini potrebbero quasi considerarsi fortunati, perché hanno a disposizione i vecchi pneumatici. Decine di bambini vietnamiti attraversano a nuoto un fiume, largo 15 metri e profondo 20. Gli studenti mettono libri e vestiti dentro dei sacchetti di plastica, per non farli bagnare.

Nepal

Nel montuoso Nepal, funi d’acciaio con carrucole sostituiscono molto spesso i ponti…

Come avveniva non troppi anni fa anche in Italia… era il 1959 quando, vicino a Modena, gli alunni delle frazioni di Barletta e Castellino attraversavano il fiume Panaro con delle carrucole (fotografia sopra).

Colombia

Anche a Columbia, una manciata di famiglie che vive nella foresta pluviale, a circa 65 chilometri da Bogotà, fa uso di cavi d’acciaio per passare da una parte all’altra della valle. Questo è l’unico modo che hanno i bambini per raggiungere la scuola, appesi ad un cavo lungo 800 metri, che per 400 sovrasta l’impetuoso Rio Negro.

Il fotografo Christoph Otto ha immortalato Daisy Mora, e il fratellino Jamid, mentre attraversano il baratro ad una velocità di circa 80 chilometri all’ora. Jamid, di cinque anni, è troppo piccolo per poter affrontare il “viaggio” da solo, e sta quindi dentro ad un sacco, attaccato alla stessa puleggia che sostiene Daisy. Un ramo a forma di V rovesciata funge da rudimentale freno. L’avventura dei due fratelli dura all’incirca 60 secondi.

Campo profughi di Shuafat – Gerusalemme Est

Tuttavia, i pericoli rappresentati da una natura ancora selvaggia, in luoghi non urbanizzati, diventano meno inquietanti se confrontati a quelli creati dall’uomo. La fotografia scattata nel 2010 da Ammar Awad, dell’agenzia Reuter, è un’immagine simbolo della necessità di condurre una vita normale anche in circostanze che normali non sono:

una bambina si reca a scuola, nonostante la violenza degli scontri fra truppe israeliane e palestinesi, nel campo profughi di Shuafat

La strada è disseminata di sassi lanciati dai manifestanti contro i soldati israeliani, ma la bambina avanza imperterrita verso la scuola, forse già consapevole che l’istruzione è un diritto fondamentale a cui nessun bambino dovrebbe essere costretto a rinunciare.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.