L’ossessione di Eva Braun per Adolf Hitler

Questa è la storia di un amore strano, di uno di quegli amori che diventano un’ossessione più che una relazione. E’ la storia di Eva Braun che si innamora perdutamente di un uomo “di una certa età, con degli strani baffetti”, come lo descrive lei la prima volta che lo vede, nell’Ottobre del 1929. E’ una storia che si potrebbe raccontare a partire dal Febbraio del 1945, da Monaco. Eva sta festeggiando i suoi 33 anni con la famiglia, la Germania sta per perdere la Seconda Guerra Mondiale. I genitori della ragazza le dicono di salvarsi, di scappare in uno dei rifugi sulle montagne sui quali trascorreva lunghissimi periodi di vacanza. Ma lei non li ascolta. Eva raggiunge il Führerbunker a Berlino. Rimane lì con i fedelissimi del capo, Goebbels, Bormann e tanti altri, si sposa e poi sente il rumore dei carri armati russi che arrivano in città.

Si potrebbe partire da lì, ma io scelgo di iniziare da quel 6 febbraio del 1912 in cui Eva Braun nasce a Monaco sulla Isabellastraße 45, secondogenita dell’insegnante Friedrich Braun e di Franziska Kronberger. E’ un martedì. Prima di continuare devo precisare che questi sono argomenti che spesso vengono giudicati controversi dai social, che a volte subiamo una censura economica ai nostri video e che per supportarci potete abbonarvi al canale YouTube di Vanilla Magazine. Da oggi è possibile anche attivare l’abbonamento che prevede di vedere in anteprima tutti i video, costa 2,99€. Non è che sia chissà quale vantaggio, ma sapete che contribuite a mantenere viva la nostra narrazione della storia. Grazie mille.

Eva Anna Paula Braun nasce a Monaco nel 1912. Sua madre è di religione cattolica mentre il padre è un luterano, ma la ragazza frequenta le scuole cattoliche. Eva ha due sorelle, Ilse è più grande mentre Margarete più piccola, e cresce sognando una vita nel mondo dello spettacolo. Forse quel desiderio la porta a bussare alla porta dello studio di un fotografo, ma non di un fotografo come gli altri. Eva ha solo 17 anni, siamo nel 1929, e il nome del fotografo è Heinrich Hoffmann.

Hoffmann non è un fotografo qualunque. E’ nato nel 1885 a Fürth, a pochi chilometri da Norimberga, ma vive a Monaco di Baviera, dove conosce Adolf Hitler. Hoffmann è un fotografo ma non rimarrà soltanto questo. Già nel 1920 si iscrive al Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, la sigla è NSDAP, guidato dal futuro Führer di Germania. Diventa il fotografo ufficiale di Hitler, lo segue ovunque egli vada, e si arricchisce con i diritti che derivano dalla vendita delle immagini. Ma non solo. Quando Hitler sale al potere, nel 1933, viene eletto al Reichstag e sua figlia Henriette nel 1932 sposa il capo della Gioventù Hitleriana. Insomma un fotografo sì, ma soprattutto un politico di alto livello che può essere considerato uno degli uomini di spicco del regime nazista.

Nel 1929 però Hoffmann non ha ancora avuto un ruolo politico nella storia della Germania. E’ il fotografo di un politico che si chiama Adolf Hitler ma che si fa chiamare Wolff per viaggiare sotto pseudonimo. Lavora nel suo studio sulla Schelling Straße a Monaco con la nuova moglie, Erna, dopo che la prima compagna è morta un anno prima. Ha assunto da poco una ragazza giovanissima, Eva Braun, che nell’Ottobre del 1929 presenta al suo mentore politico.

E’ Eva stessa a raccontarci quel primo incontro.

“Ero rimasta in negozio dopo la chiusura per sistemare alcune carte, ero su una scala. […] Improvvisamente entrò il capo con un signore di una certa età, con dei buffi baffetti, un impermeabile chiaro di stile inglese e in mano un gran cappello di feltro. […] Cercai di gettare loro un’occhiata senza girarmi e mi accorsi che quell’uomo mi stava guardando le gambe. […] Scesi e Hoffmann fece le presentazioni: «Signor Wolf (lo pseudonimo di Hitler), la nostra brava, piccola, signorina Braun»”

In quel periodo Hitler molto probabilmente ha una relazione con sua nipote, Angelika Raubal. Anche Geli è giovanissima, è nata nel 1908, e quel rapporto con Hitler la porta a un epilogo tragico nel 1931. Viene trovata morta a Monaco il 18 settembre del 1931, probabilmente si è sparata nel petto. I tanti “forse e probabilmente” della storia di Geli li lasciamo da parte, se volete che la studiamo nel dettaglio lasciatemelo scritto qui sotto nei commenti.

Adolf Hitler quindi perde la sua compagna nel 1931, e nel 1932 intreccia una relazione con Eva Braun. Lui ha 43 anni, lei 20, ma l’età per i due non è un problema. Anzi è Hitler stesso a dire che “Gli uomini molto intelligenti devono prendersi una donna primitiva e stupida. Provi a immaginare se dovessi avere una moglie che mettesse il naso nel mio lavoro! Nel tempo libero voglio avere la mia tranquillità… non posso sposarmi!”.

Eva ed Hitler sono amanti, ma la relazione è evidentemente squilibrata. Lui sempre in giro per lavoro, dalla forte personalità, lei una commessa in uno studio fotografico. Lui l’uomo più impegnato di Germania, lei neanche sa cosa sia la politica, non si iscriverà mai neanche al partito Nazista, non è necessario. All’inizio è curiosa, ma poi si disinteressa di quel che succede. Definisce i discorsi di Hitler vaghi e noiosi. E’ lo svago del capo, niente di più. Oggi non si sa quanto Eva sia consapevole della situazione, è giovanissima e non troppo istruita, ma il 1° novembre del 1932 fa qualcosa di avventato: si spara un colpo al collo, sfiorandosi la carotide. Non ne può più di aspettare il suo uomo, di continuare quella vita da gregaria. Hitler è fortemente scosso. Pochissimo tempo prima aveva perso la sua Geli, di cui probabilmente era davvero innamorato. Non vuole perdere anche Eva.

Hitler le dà maggiori attenzioni, la riempie di regali costosi, ma ad Eva ancora non basta. Il 28 maggio del 1935 ingerisce una dose letale di sonniferi ma viene salvata dalla sorella maggiore Ilse. Hitler capisce il campanello di allarme e le compra un appartamento sulla Delpstraße di Monaco, vicino al suo appartamento sulla Prinzregentenplatz. E’ una casa splendida, ci sono tanti quadri firmati da Hitler stesso, e ha persino un televisore, un lusso di pochissimi ricchi dell’epoca. La assume nella sua segreteria, le dà un ruolo anche lavorativo nella sua vita, ed Eva è finalmente appagata. Si licenzia dallo studio di Hoffmann, che ormai è un importante parlamentare del Terzo Reich.

Eva dà anche un suo contributo alla documentazione visiva di quegli anni. Si improvvisa cameraman, d’altronde ha lavorato molto tempo con Hoffmann, e filma molte gite in Baviera e all’estero, ad esempio in Italia dove riprende i soggiorni a Venezia e Roma. Fra l’altro i suoi video sono realizzati su pellicola a colori, che all’epoca era costosissima, e costituiscono documenti unici per lo studio di quegli anni di dittatura.

Eva trascorre il suo tempo accanto al Führer, ma non è una compagna ufficiale. Hitler è convinto di essere molto attraente per le donne e recita la parte dello scapolo d’oro. Chissà cosa ne pensava Eva. Dal 1933 vengono costruiti nell’Obersalzberg, sulle Alpi Salisburghesi, una serie di chalet alpini, destinati a Hitler e agli alti gerarchi del partito. Nella splendida villa del Berghof Eva trascorre lunghi periodi fra la primavera ed estate, e in seguito anche nella Kehlsteinhaus, il “Nido dell’aquila”. La sorellastra di Hitler, Angela Raubal (madre di Geli), è contrariata da quella frivola ragazzina con fare svampito. Nel 1935 viene licenziata dalla sua posizione di governante al Berghof. Non è chiaro se l’intolleranza alla Braun è l’unica ragione del suo allontanamento, ma i membri dell’entourage di Hitler prendono Eva per intoccabile da quel momento in poi. Eliminata Angela in montagna Eva si comporta da padrona di casa. Accoglie ospiti illustri, organizza sontuose feste per i gerarchi, intrattiene relazioni con le mogli degli altri. E’ una matrona in pectore, anche se quel ruolo non le appartiene ufficialmente.

Nelle sue memorie del dopoguerra, Hoffmann ci descrive Eva Braun. E’ una ragazza “insignificante, sciocca”. Eva si disinteressa totalmente alla politica fino a un momento preciso, è il 1943, quando la Germania entra in un’economia di guerra totale e questo significa che si devono vietare beni di lusso non necessari come i cosmetici. Alber Speer, che all’epoca è ministro degli armamenti, racconta che Hitler gli dà istruzioni per fermare la produzione di cosmetici e beni di lusso ma non di vietarli del tutto, come sarebbe stato ovvio. Speer dirà: “Eva Braun si rivelerà una grande delusione per gli storici”.

Eva però non pensa solo a cosmetici e vestiti. Dopo che si è licenziata come commessa ha continuato a lavorare per Hoffmann, fornendogli fotografie del circolo ristretto del Führer. La donna riceve enormi somme di denaro per le immagini a colori che poi Hoffmann vende a giornali e media, un commercio che dura almeno fino al 1943. Eva è poi segretaria privata di Hitler, può entrare e uscire dalla cancelleria senza chieder nulla a nessuno, gli è sempre vicina quando lui la vuole.

In coppia hanno una vita normale, anche nei rapporti intimi. Nella biografia: “Eva Braun. Vivere con Hitler”, pubblicata nel 2011 dall’autrice Heike Görtemaker, la scrittrice riporta che amici e parenti della Braun la descrivono ridacchiare per una fotografia del 1938. Nell’immagine c’è Neville Chamberlain seduto su un divano nell’appartamento di Hitler a Monaco. La Braun commenta: “Se solo sapesse quali cose ha visto quel divano”.

Ma a parte questi particolari non sappiamo molto della vita della donna. Sappiamo che lavora, è un’accanita sportiva, viaggia, legge Oscar Wilde, apprezza il jazz e segue la moda. Non il prototipo di donna tedesca dedita a casa e figli, ma non importa, nessuno sa che hanno una relazione. Di lei non possiamo dire molto con fonti di prima mano perché non ce ne sono. Il diario che è stato ritrovato forse è un falso e le fonti più importanti di cui siamo a conoscenza la vedono dietro la macchina da presa. Inutile scendere troppo nei dettagli, si rischia solo di fare illazioni.

Facciamo un salto al 1944. A Giugno gli alleati sono sbarcati in Normandia, il Nazismo sta iniziando a mostrare le crepe che lo porteranno alla rottura del 1945. Eva il 9 febbraio 1945 è a Monaco, con la sua famiglia, festeggia i suoi 33 anni. E’ lontana da Berlino, dalla tana del capo, quel Führerbunker che è una fortezza inespugnabile nel centro della città.

Può scappare ovunque, magari sulle Alpi, o alla peggio in Sudamerica come tanti altri gerarchi faranno dopo di lei. Può scappare, i suoi genitori, le sue sorelle le dicono di fuggire, che è tutto perduto. Ma lei no, si mette in viaggio. Raggiunge il suo uomo, gli sta vicino quando i carri armati dell’Armata Rossa entrano in città, gli è vicino quando tutti hanno capito che è finita. Nella notte fra il 28 e il 29 aprile del 1945 Eva Braun diventa la signora Hitler. I testimoni sono Joseph Goebbels e Martin Bormann. Lo scapolo si è sposato, lei ha avuto quel che sognava da sempre. Adolf ed Eva sono ora i signori Hitler.

Il 29 Aprile trascorre come il primo giorno da sposati, ma sarà anche l’unico. Nel primissimo pomeriggio del 30 Aprile 1945 si ritirano in una camera privata. Alle 15:30 viene udito un forte sparo. Adolf Hitler ha usato la pistola, Eva Braun una capsula di cianuro. I corpi vengono portati fino al giardino dietro la Cancelleria del Reich, dove vengono bruciati durante i bombardamenti dell’Armata Rossa nell’area e nei dintorni.

Finisce così la storia di Eva Braun, forse una delle donne più famose del ‘900 che ha vissuto la sua vita in quella che si potrebbe definire un’ossessione per la figura e l’uomo Hitler. Difficile definirlo amore, come è difficile definire tanti sentimenti in quel coacervo di orrori che sono stati la Seconda Guerra Mondiale e il Nazismo.


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