L’orso delle Caverne era un enorme carnivoro diffuso in tutta Europa, di cui in Italia sono stati trovati numerosi resti. Vissuto sino a circa 24.000 anni fa, il grosso plantigrado aveva dimensioni immense: i maschi raggiungevano i 3 metri di altezza per circa una tonnellata di peso, quanto il più grosso odierno orso polare mai rinvenuto.

Fotografia di Sergiodlarosa condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

L’animale andava in letargo durante il periodo invernale e vi rimaneva per lungo tempo, e questa, insieme alla dieta ricca di vegetali e agli ampi seni nasali, potrebbe essere fra le cause che hanno portato la specie all’estinzione. L’affermazione è fra i tanti dettagli di un nuovo studio condotto da Alejandro Pérez-Ramos, paleobiologo dell’Università di Malaga, e principale autore di un nuovo studio pubblicato sulla rivista Science Advances, nel quale afferma che gli orsi delle caverne svilupparono grandi seni nasali per aiutarli a rimanere in letargo per lunghi periodi di tempo.

L’evoluzione dà, l’evoluzione toglie:

Così facendo, la capacità degli orsi di masticare con i denti anteriori fu gravemente compromessa

Gli orsi sono animali notoriamente onnivori, noti per l’alimentazione a base di pesci come i salmoni e le arrampicate sugli alberi alla caccia di ghiande, bacche e miele. Gli orsi delle caverne erano diversi da quelli odierni. Erano diventati principalmente erbivori e l’ultima era glaciale (nota come glaciazione Würm, un periodo di gelo occorso nel nostro continente da 110.000 a 11.700 anni fa circa) fu fatale alla sopravvivenza dell’intera specie.

Cranio di orso delle caverne. Fotografia di Didier Descouens condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Lo studio capeggiato da Pérez-Ramos suggerisce che i grandi seni nasali degli Orsi delle Caverne impedirono agli animali di abituarsi a un nuovo mondo freddissimo caratterizzato una vegetazione meno rigogliosa.

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Utilizzando la simulazione computerizzata tridimensionale di diverse scene di alimentazione, il team ha analizzato il modo in cui i morsi di 12 diverse specie di orsi distribuiscono la tensione sui loro crani. Gli orsi delle caverne, con i loro grandi seni frontali, avevano la maggior forza del morso nei loro molari, che gli consentiva di mangiare enormi quantità di cibi fibrosi come l’odierno Panda Gigante.

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Gli orsi rimanevano nelle grotte Europee per lunghi periodi, maggiori rispetto ai loro bis-bis-nipoti moderni, e se la loro vasta apertura del seno nasale consentiva loro di rendere efficiente il loro letargo il rischio connesso allo scarsa tendenza alla predazione era quello di rimanere senza riserve di grasso durante i loro mesi di lungo riposo.

Riproduzione museale di Ursus spelaeus nel Parco della Preistoria: qui viene rappresentato mentre si regge in piedi nell’atto di difendersi dagli uomini preistorici che cercano di ucciderlo. Fotografia di Andreone93 condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Quando l’era glaciale stava per raggiungere il suo culmine (Ultimo massimo glaciale 10.000 anni fa, circa 10°C in meno di oggi), la vegetazione scarseggiava, e mentre gli altri predatori onnivori potevano recuperare energia mediante la carne, gli Orsi delle Caverne con i loro canini non poterono alimentarsi a sufficienza. La menomazione evolutiva associata alla predazione degli esseri umani si rivelò probabilmente una combinazione di fattori letale per gli Orsi, che si estinsero definitivamente.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...