Anche se il Conte Dracula, ideato nel 1897 dallo scrittore Bram Stoker, viene considerato il Vampiro per eccellenza, in realtà non rappresenta che uno dei tanti aspetti di creature spaventose presenti nelle leggende di molti popoli, fin dai tempi più remoti.

Bela Lugosi nei panni del Conte Dracula

Creature mitologiche che non venivano chiamate “vampiri”, termine che cominciò a essere usato intorno al 18° secolo, ma che ne avevano le caratteristiche, sono presenti nella cultura ebraica, greca e latina, e ancor prima in quella mesopotamica. Ma è dalle leggende dell’Europa dell’est che arriva la figura del vampiro identificato con un “non morto” che si nutre di sangue umano.

Leggende così convincenti da dar vita a una sorta di isteria collettiva, che pervase l’Europa nella prima metà del ‘700, tanto che l’illuminista Voltaire descrisse i vampiri nel suo Dizionario Filosofico: ”Questi vampiri erano cadaveri, che uscivano dalle loro tombe la notte per succhiare il sangue dei vivi, sia dalle loro gole che dai loro stomachi, e poi tornavano nei loro cimiteri…” 

Tuttavia, l’aspetto da nobiluomo misterioso che usa il suo fascino per incantare le sue vittime, ovvero la rappresentazione moderna del vampiro, è molto lontana da quella tradizionale di un “non morto” del folclore slavo, che non aveva esattamente un bell’aspetto.

Anche se il Conte Dracula di Stoker è il più famoso, il primo vampiro della letteratura britannica fu Lord Ruthven, protagonista del racconto “Il vampiro”, del medico-scrittore John Polidori.

John Polidori

Polidori, che era medico personale di George Byron, si ispirò a un personaggio abbozzato dallo stesso Byron nel 1816, in quella famosa notte di giugno, buia e tempestosa, durante la quale il poeta inglese invitò i suoi ospiti a scrivere delle storie di fantasmi. In quel periodo Byron aveva preso in affitto Villa Diodati, sul lago di Ginevra, dove incontrò il poeta Percy Shelley, la sua futura moglie Mary, e la sorellastra di lei, Claire (che poi divenne la sua amante).

Villa Diodati, sul Lago di Ginevra


In quella particolare serata di giugno imperversava un violento temporale, mentre cinque scrittori erano riuniti sotto lo stesso tetto, a leggere racconti dell’orrore. La tempesta impediva di lasciare l’abitazione, così Byron propose a ciascuno dei suoi ospiti di scrivere una storia di paura. Mary Shelley diede vita a Frankenstein, mentre Byron abbozzò la figura di un vampiro, che poi non sviluppò.

George Byron

Ispirandosi a quella fantasia, e alla figura dello stesso Byron, Polidori creò Lord Ruthven, un vampiro seduttore e aristocratico che incarnava in qualche modo il personaggio del ribelle bello e maledetto tanto caro al poeta inglese, che ne era la personificazione. Polidori si rifece anche a un romanzo di Caroline Lamb, che dopo aver avuto una relazione tempestosa con Byron, scrisse Glenarvon, dove il protagonista, che ricorda in tutto e per tutto il poeta, non viene descritto come una brava persona.

Il vampiro di Polidori è affascinante e seduce con facilità ragazze innocenti, che invariabilmente appartengono all’alta società, un personaggio pericoloso, tenebroso come la notte che lo ripara. La storia comincia in Inghilterra, prosegue in Italia e in Grecia, come nel classico Gran Tour tanto amato dai giovani rampolli britannici, per concludersi tragicamente al ritorno in Gran Bretagna: Lord Ruthven conduce alla follia e alla morte il giovane Aubrey, che non riesce a salvare la sorella, uccisa dal vampiro.

Il racconto, uscito nel 1819, ebbe un immediato successo, forse perché fu inizialmente attribuito a Lord Byron, che comunque diede subito il merito all’amico Polidori. Poi, nel 1897, arrivò il Dracula di Bram Stoker, e il Vampiro fu dimenticato, inghiottito da una notte tempestosa come quella che lo aveva visto nascere.

Prima edizione di Dracula

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Annalisa Lo Monaco

Annalisa Lo Monaco

Appassionata di arte, romanzi gialli e storia, ha scoperto che scrivere può far viaggiare tutto il mondo da una sedia!