Il 1° Gennaio 1561, dopo tre mesi e sei giorni dalla partenza della spedizione, Pedro de Ursua morì, tradito e trucidato dai suoi stessi compagni. Juan de Vargas, anche se in precedenza aveva lamentato i disagi del viaggio, non aveva preso parte alla cospirazione. Quando, svegliato dal trambusto, si fece avanti per capire cosa stesse succedendo, venne ferito a morte e sepolto insieme a Ursua. Gli altri furono sottomessi in fretta, e quando le acque si calmarono Guzman fu nominato governatore e Lope de Aguirre vicecomandante. La notte si svolse tra bagordi e baldorie, canti e balli intorno ai fuochi, gli ammutinati scialacquarono le riserve di vino (tenute da parte per le celebrazioni religiose), e nell’ubriachezza generale anche le teste di quelli ancora fedeli a Ursua vennero tagliate.

Di natura violenta, Lope de Aguirre aveva partecipato a tutte le guerre civili scoppiate in Perù, cambiando schieramento a seconda del caso, vagava da una provincia all’altra guadagnandosi da vivere come poteva, e ben presto si conquistò l’appellativo di Aguirre il Folle. Una volta venne condannato a duecento frustate dall’alcalde Francisco de Esquivel; a condanna compiuta Aguirre iniziò a meditare vendetta. Esquivel terrorizzato intraprese la via della fuga: andò a Lima ma venne raggiunto; si rifugiò a Quito e fu trovato; si spostò a Cuzco, ma neanche lì era al sicuro. Aguirre viaggiò a piedi percorrendo migliaia di chilometri, braccando costantemente il suo bersaglio per più di tre anni. Esquivel ormai viveva nella paura, di rado si allontanava dalla sua casa, ed era costantemente armato, tuttavia anche lui doveva dormire.

Un giorno, stremato dal poco sonno e costretto a chiudere gli occhi Aguirre entrò a casa sua e lo assassinò; uscì e si dileguò, facendo perdere le proprie tracce

Intanto, all’accampamento, le prime regole vennero stabilite, si impose il divieto a bisbigliare e girare di notte, venne poi operata la divisione delle cariche. Guzman riunì in assemblea gli esponenti del tradimento e propose di continuare la ricerca dell’Eldorado, trovarlo e offrirlo al re, con una lettera di giustificazione per chiedere la sua clemenza; Aguirre non era d’accordo. A suo dire ormai erano tutti traditori e punibili con la morte, e certamente continuare la ricerca avrebbe causato ulteriori morti e fatiche.

L’unica soluzione sarebbe stata prendere possesso del Perù, una terra ben conosciuta e decisamente ricca

Gli spagnoli discutevano con veemenza, Aguirre sosteneva che ormai erano tutti traditori e condannabili, Guzman e Juan de la Bandera pensavano di essere nel giusto. Non accettavano di essere chiamati traditori, specialmente Bandera, il quale arrivò persino a sfidare chiunque sostenesse il contrario. Per il momento gli animi si calmarono e dopo qualche giorno ripresero a discendere la corrente del Rio delle Amazzoni alla ricerca dell’Eldorado.

Aguirre non era intenzionato ad abbandonare i suoi propositi, risolse dunque di far affondare le zattere, bucandole di nascosto, costruire delle navi, percorrere uno degli affluenti del Rio verso nord e dal Venezuela raggiungere il Perù. Le imbarcazioni colarono a picco e la spedizione fu costretta a fermarsi per costruire nuovi brigantini. Lavorarono per tre mesi, combattendo i morsi della fame; il fiume in quel tratto era povero di pesci, gli alberi offrivano poca frutta, così iniziarono a mangiare i polli, cani e cavalli che avevano con sé. Il vicecomandante approfittò della situazione per eliminare gli ultimi oppositori. Diversi ufficiali morirono. Arze fu arrestato e strangolato; Belalcazar il giudice del gruppo, dopo aver contestato la condanna di Arze, fu vittima di un tentato omicidio da parte di Aguirre, ma riuscì a ripararsi sotto la protezione di Guzman. Altri due cospiratori furono arrestati e uccisi, accusati di aver tramato contro il governatore. Bandera intanto fu eletto vicecomandante al posto di Aguirre, degradato capitano di cavalleria.

I soldati iniziavano a cospirare contro Aguirre. Cercavano in ogni modo di convincere Guzman a liberarsi di quel folle, ma questi non aveva il coraggio di dare l’ordine. L’ex vicecomandante girava e dormiva armato, temendo la vendetta dei suoi “compagni”, tentando ogni tanto di ingraziarsi i favori di Guzman, il quale era fortemente terrorizzato da lui. La sua influenza risolse la situazione per il meglio, andando anche oltre le aspettative: il governatore promise di ridargli il titolo di vicecomandante (maestro del campo) e di consentire il matrimonio tra suo figlio (un nobile) e la figlia di Aguirre stesso.

Sistemata la faccenda, Aguirre prese di mira un altro bersaglio: Bandera. Questi era entrato in conflitto con Salduendo, a causa della vedova di Ursua (contesa dai due) che accompagnava ancora la spedizione, e a causa della sua arroganza aveva alimentato forti dissapori nel gruppo. Aguirre sfruttò la situazione e sparse la voce che Bandera avrebbe presto attentato alla vita di Guzman. Quest’ultimo, dopo un’iniziale indecisione, emise la sentenza: la pena capitale attendeva Bandera e il suo fedele amico, Chaves.

I due verranno uccisi alla fine di una partita a carte

Durante la costruzione dei brigantini alcuni nativi si fecero avanti per commerciare, venendo violentanti dagli spagnoli, ormai privi di freni. I malcapitati fuggirono e non si fecero più vedere, ma probabilmente sparsero la notizia sulle violenze perpetrate dai conquistadores, dato che quando un gruppetto andò a cercare del cibo cadde vittima di un’imboscata.

Intanto la paranoia di Aguirre lo portò a “consigliare” al fantoccio Guzman di richiedere a ogni singolo soldato di giurare ufficialmente fedeltà alla causa. Solo tre si rifiutarono di farlo: Francisco Vasquez, Juan de Cabañas e Juan Zapata. Per il momento furono lasciati liberi, ma senza armi. Nel frattempo, durante una messa, Aguirre proclamò Guzman principe del Perù e re del Sudamerica.

La navigazione riprese, e come stabilito imboccarono un affluente del Rio, dirigendosi verso il Venezuela. Si trovavano nella provincia dei Machiparo, intorno al Rio Japura, non lontana dal territorio degli Omagua, il popolo dell’Eldorado brasiliano. Si destreggiavano in un intricato dedalo di fiumi imboccando, in qualche modo, prima il Rio Negro, poi l’Orinoco.

Intanto durante la sosta per i festeggiamenti pasquali altri uomini furono uccisi con l’accusa di tradimento. Poco dopo ripartirono per poi fermarsi in un villaggio, dove si diedero all’ozio e alla manutenzione dei brigantini. L’inattività porto alcuni membri della spedizione a pensare a tutto ciò che era successo, soprattutto agli omicidi consumati nel corso del viaggio, mettendo addirittura in dubbio la fattibilità del piano di conquista di Aguirre. Guzman stesso iniziava a pensare a come liberarsi del marionettista e riprendere la ricerca dell’oro. I cospiratori si riunirono e risolsero di uccidere Aguirre, diventato molto sospettoso in quei giorni, alla ripresa della navigazione.

Il viaggio stava per essere ripreso; Salduendo, l’amante di doña Iñez (la vedova di Ursua), mentre cercava di caricare nella sua già ampia cabina altri materassi per la compagna, ebbe una discussione con Aguirre, il quale infrangendo gli ordini di Guzman (Salduendo era sotto la sua protezione) lo assassinò.

La stessa sorte spettò a Iñez

La giustificazione fu che essi erano intenzionati a uccidere il comandante. Ormai si era instaurato un clima di terrore, e il proposito di attentare alla vita di Aguirre veniva via via abbandonato, anzi due uomini in preda alla paura raccontarono al Folle della cospirazione ai suoi danni.

Gli spagnoli si fermarono su un isolotto. Alle due estremità erano stati posti gli alloggi di Guzman e Aguirre, al centro si trovavano tutti gli altri. Giunta la notte Aguirre fece uccidere i sostenitori del governatore, poi si ritirarono per aspettare l’alba e riprendere il massacro alla luce del giorno. Così avvenne; diversi uomini persero la vita in quella giornata, Guzman compreso.

Il “re dell’America” era morto

Aguirre non aveva più oppositori, uccisi tutti a causa della loro incapacità a governare. Adesso era lui il capo. Nessuno poteva bisbigliare, toccare un’arma in sua presenza e girare in gruppo.

Ripresero la navigazione sul Rio Negro; a est si vedevano basse montagne e fuochi, si trattava della terra degli Omagua. Nessuno poteva parlarne, pena la morte. L’oro era vicino ma protetto dalla barriera innalzata da Aguirre, la barriera del terrore. Giunti in un villaggio di cannibali Arnaquina, dopo aver scacciato gli abitanti, furono uccisi altri uomini, un luterano che non era stato abbastanza crudele e alcuni uomini sospettati di ammutinamento. Le guide brasiliane fuggirono, probabilmente stanche di quel bagno di sangue. Gli spagnoli avevano imboccato l’Orinoco, la cui foce fu raggiunta abbastanza in fretta, non senza aver prima eliminato altri due compagni. Dopo nove mesi dalla partenza da Santa Cruz erano giunti nell’Atlantico; il loro piano d’invasione poteva finalmente avere inizio. Era il 1° luglio 1561.

Sbarcarono a Margarita, un isola venezuelana. Qui ingannarono il governatore, raccontando di essere semplici e sventurati marinai. Ottennero il permesso di scendere armati. Colsero al volo l’occasione e presero la città, che saccheggiarono, stuprando le donne. Aguirre continuò la sua avanzata, continuando a spargere il sangue dei suoi compagni, sospettati di tradimento. Intanto un’armata era stata allestita per liberarsi di lui. La battaglia finale si svolse a Barquisimeto. Aguirre non riusciva più a tenere il controllo. I suoi lo stavano abbandonando. Erano stanchi del sangue, dell’orrore, del suo giogo. La città dove Aguirre era rifugiato venne assediata dal contingente di Gutierrez de la Peña, inviato a porre fine ai progetti del traditore, i cui uomini iniziarono a disertare e a unirsi all’esercito nemico.

Aguirre si era ormai rassegnato, uccise la figlia e tentò una disperata resistenza, ma venne catturato e fucilato, sotto le insistenze dei suoi ex compagni, impauriti dal fatto che potesse rivelare qualcosa su di loro. Il cadavere fu decapitato e la testa esposta a Tocuyo, come ammonimento per altri possibili traditori. Così si concluse la spedizione di Aguirre, l’uomo che sfidò la Corona spagnola, il conquistador che cercò in ogni modo di allontanarsi dall’Eldorado, puntando a qualcosa di più: la conquista del Sud America.

Sotto, il finale di “Aguirre, furore di Dio”, pellicola che ripercorre, romanzando e interpretando liberamente la storia, la vicenda di Lope de Aguirre:

Fonte, Archive.org.

Categorie: Storia

Alessandro Licheri

Alessandro Licheri

Studente di Storia, natio dell'isola più bella del mondo viaggio da un libro all'altro, traversando cronache e romanzi, dedicandomi particolarmente alla storia delle esplorazioni e spaziando sugli innumerevoli campi che questa lambisce, cercando di ripercorrere attraverso racconti d'ogni epoca quei sentieri avventurosi tracciati dall'audacia degli uomini.