Nell’angolo più lontano del bosco Vincennes di Parigi si trovano i resti di quella che fu una manifestazione pubblica per promuovere il colonialismo francese oltre 100 anni orsono, che oggi potremmo tranquillamente definire uno Zoo Umano. Nel 1907 sei villaggi diversi furono ricostruiti nel Jardin d’Agronomie Tropicale, in rappresentanza di tutti gli angoli dell’impero coloniale francese del tempo, e comprendevano: Madagascar, Indocina, Sudan, Congo, Tunisia e Marocco.

I villaggi e i loro padiglioni furono costruiti per ricreare le condizioni di vita e la cultura come identici agli habitat originari. Questo comportò anche la costruzione di edifici come le tipiche architetture locali, l’importazione di piante tropicali e l’esposizione delle persone che vivevano e abitavano quei luoghi, fatti giungere dai rispettivi luoghi di appartenenza.

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Gli abitanti umani della mostra furono osservati da oltre un milione di visitatori dal maggio all’ottobre del 1907, quando si concluse l’esposizione. Fra il 1870 e il 1930 si stima che, in tutta Europa ma anche negli Stati Uniti, oltre un miliardo di persone abbiano visitato diverse esposizioni di zoo umani in tutto il mondo.

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Sopra: nel 1906 fu costruita una replica di una fabbrica congolese a Marsiglia come parte di un’esposizione coloniale. Alcune famiglie congolesi furono portate a lavorare nella fabbrica. Nel febbraio 2004 i suoi resti sono stati bruciati.

Sotto: una cartolina dall’esposizione coloniale:

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Oggi, il Jardin d’Agronomia Tropicale viene trattato come una macchia nera nella storia della Francia. Quasi tenuto nascosto dietro cancelli arrugginiti per la maggior parte del XX secolo, gli edifici sono abbandonati e fatiscenti, e le rare piantagioni esotiche completamente scomparse.

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Nel 2006 è stato aperto al pubblico ed è stato concesso l’accesso ai giardini, ma sono poche le persone che lo hanno visitato. L’ingresso è evidenziato da un portico di 3 metri in legno di ispirazione asiatica visibile nella fotografia sottostante. L’atmosfera è tetra, inquietante, e si percepisce il ricordo devastante di un passato coloniale fatto di soprusi e crudeltà.

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Durante l’epoca coloniale oltre trentacinquemila uomini, donne e bambini lasciarono le proprie terre d’origine per finire in zoo e spettacoli esotici di tutta Europa, principalmente a Londra, Parigi e Berlino. Queste erano occasioni per mostrare la forza dell’Occidente, la presunta superiorità della cultura europea rispetto ai selvaggi di tutto il mondo, una manifestazione di forza stupida e vergognosa, monito ancor oggi della follia coloniale occidentale.

Sotto, un particolare del padiglione del Marocco:

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Gli uomini europei mettevano gli occhi sulle donne africane che venivano tenute nude o seminude, uno spettacolo impensabile da osservare nelle puritane vie delle città d’Europa. Le rievocazioni di scene di vita primitiva erano frequentissime, che servivano anche agli “antropologi” per sostenere la superiorità razziale dei bianchi rispetto ai neri.

Gli abitanti dei villaggi delle colonie venivano a Parigi di loro spontanea volontà, ed erano pagati per essere messi in mostra, ma furono egualmente oppressi, sfruttati e umiliati. Non si trattava di persone, ma di campioni da far vedere alla società parigina, volti anonimi che raffiguravano l’inferiorità delle popolazioni indigene nelle colonie.

Quando l’Esposizione Tropicale concluse il suo corso, a Ottobre del 1907, non si sa quante persone riuscirono a tornare a casa propria, attratti dalle promesse di ricchezza di agenti in cerca di bestie da mostrare e dai loro stessi capi villaggio, che li esortavano a unirsi a circhi e carrozzoni. La maggior parte di loro morì, vittime di malattie a loro sconosciute come il vaiolo, il morbillo e la tubercolosi, similmente agli Inuit che giunsero in Europa attratti dalla ricchezza.

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Sotto, un ponte come si presenta oggi:

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In tempi moderni si è parlato di una ristrutturazione del padiglione Indocinese, pensato per funzionare come piccolo museo e centro di ricerca. La soluzione potrebbe accontentare molti, perché nel caso in cui i giardini fossero distrutti il governo cittadino potrebbe essere accusato di oscurantismo, mentre se fossero completamente ristrutturati si rischierebbe di favorire il ricordo mettendolo sotto una luce positiva.

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La primitività di mettere il ‘primitivo‘ in mostra ebbe inizio con le prime conquiste coloniali Europee, del XV e XVI secolo, e la cattura degli abitanti delle Americhe, dell’Africa e dell’Australia serviva come ulteriore prova delle imprese dei navigatori. Il fatto che, nel 1907, i francesi fossero ancora impegnati a mettere in mostra le proprie conquiste coloniali ci fa capire quale fosse il livello dell’allora mondo occidentale, un ricordo che di poco più di un secolo orsono.

L’ingresso:

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Il padiglione della Tunisia:

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Fonti: Wikipedia, Encyclopedia Britannica.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...