Intorno alla creatura leggendaria chiamata Yeti, che abita le montagne dell’Himalaya, si è detto tutto e il contrario di tutto.

Immagine di fantasia dello Yeti

Immagine di Lizard King via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

Nel 1951 un alpinista britannico, Eric Shipton, mentre cerca un percorso alternativo verso l’Everest, si imbatte in un’enorme impronta, in qualche mode simile a quella di un piede umano e non riconducibile ad animali presenti nella zona. Nessuno mette in dubbio la veridicità di quella fotografia, perché Shipton è uno dei più rispettati esploratori di quelle montagne.

L’impronta fotografata da Eric Shipton

Immagine di pubblico dominio

L’impronta è nitida e mostra nettamente il segno di un pollice. Potrebbe averla lasciata un primate, ma i 30 centimetri di lunghezza escludono questa possibilità. La fantasia subito corre a una creatura leggendaria, una scimmia delle dimensioni di King Kong, per intenderci. Lo Yeti, appunto.

Dopo la pubblicazione di quella fotografia si scatena la “febbre dello Yeti” e partono molte spedizioni alla ricerca della leggendaria creatura.

Immagine satellitare dell’altopiano del Tibet e della catena dell’Himalaya

Immagine di pubblico dominio

Poi c’è Daniel Taylor, all’epoca ancora bambino, che vive in India con la famiglia, nella regione di Mussoorie, in una casa proprio in cima a una montagna. Lui conosce bene gli animali che popolano la giungla lì intorno, e rimane “scandalizzato” quando legge che il curatore del British Museum aveva associato quell’orma alla una scimmia di tipo Langur (Semnopithecus). Daniel pensa che sia impossibile e fra sé e sé considera: “Conosco la scimmia Langur, che salta continuamente sul tetto di zinco. Qualche altro animale deve aver fatto questa impronta misteriosa e umana”.

Famiglia di Langur grigie in India

Immagine di Marcus 334 via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

Ne discute con il papà e il nonno, che gli parlano per la prima volta dello Yeti “un uomo selvaggio che vive in montagna”. Da quel momento Daniel Taylor dedica la sua vita alla ricerca dell’uomo delle nevi. Nella valle del Barun trova delle impronte mai viste prima e si convince che appartengano alla misteriosa creatura delle nevi.

Ma chi è veramente lo Yeti?

Un cacciatore locale suggerisce che quelle orme appartengano a un orso nero asiatico che vive sugli alberi.

 “Improvvisamente, abbiamo avuto una spiegazione per l’origine del pollice. Un orso che vive su un albero forza un dito interno verso il basso in modo che possa fare una presa opponibile. (…) Se [l’orso] passa molto tempo sull’albero, allena il pollice per afferrare un ramo o rompere il bambù. Così ho trascorso due anni cercando di scoprire se si trattava di una specie, sottospecie o un orso giovane ”.

Cucciolo di orso nero asiatico allo zoo di Kharkiv

Immagine di Tala Tamila via Wikimedia Commons – Licenza CC BY-SA 4.0

Analisi del DNA, condotte nel 2017, sembrano supportare questa ipotesi: campioni di peli, pelle, ossa, feci, raccolte nella zona himalayana sono stati confrontati con il genoma mitocondriale degli orsi neri asiatici. La direttrice dello studio, Charlotte Lindqvist, dell’Università di Buffalo, afferma: “I nostri risultati suggeriscono fortemente che le basi biologiche della leggenda dello Yeti possono essere trovate negli orsi locali, e il nostro studio dimostra che la genetica dovrebbe essere in grado di svelare altri misteri simili”.

Un precedente studio del 2014, contestato però da molti scienziati (la sequenza del DNA è stata mal interpretata), aveva concluso invece che il misterioso animale poteva essere qualcosa di simile a un orso paleolitico. Malgrado tutto, si tratta sempre di un orso…

David Taylor, autore di diversi libri sulla sua pluri-decennale “caccia allo Yeti”, si dice contento che lo studio di Lindqvist supporti la sua teoria, ovvero che l’impronta fotografata da Eric Shipton appartenga a un orso nero asiatico, seppure l’esame del DNA non possa fornire garanzie (da dove viene il materiale genetico?).

In fin dei conti “quali prove abbiamo che siano assolutamente, definitivamente, di uno Yeti? Sono solo impronte” considera Taylor, che tra l’altro ha contributo, nel corso degli anni, all’istituzione di aree protette, tanto è vero che gli è stata riconosciuta la “creazione di una riserva naturale, non amministrata da burocrati lontani ma protetta dalle persone che abitavano entro i suoi confini. È stata un’idea audace, così nuova che a ogni incontro Daniel è stato in grado di aumentare le dimensioni ” (Wade Davis – ricercatore botanico e antropologo)

Presunte impronte di yeti sull’Himalaya trovate da Frank Smythe nel 1937

Immagine di pubblico dominio

C’è poi un aspetto non scientifico che riguarda la soluzione del mistero sulla creatura delle nevi: si tratta di una leggenda che fa parte della magia naturale di quelle montagne. Qualsiasi risposta scientifica difficilmente metterà fine alla leggenda, perché significherebbe rinunciare a credere alla possibilità che ancora esistano luoghi non contaminati dall’uomo, liberi e selvaggi.

Lo stesso Taylor non vuole farlo:

“Conosco le impronte, ma non ho risposto all’enigma. Non c’è mistero nella mia mente su nessuna delle prove, ma c’è mistero nel mio cuore,”

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.