Lo strano caso del Fantasma di Bettino Ricasoli

Il castello Brolio, dalla sua posizione, domina il Chianti senese. Posto in un luogo altamente scenografico, non a caso fu utilizzato come location per vari film (ad esempio “Io ballo da sola”, di Bernardo Bertolucci con Liv Tyler). La sua fama, però, è principalmente legata al vino: è il luogo in cui è nato il Chianti, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.

La sua struttura originaria, segno della strategicità della posizione, risale all’anno Mille. Nel tempo i Ricasoli, una delle famiglie più antiche della nobiltà fiorentina, lo hanno trasformato: da fortezza militare a residenza padronale, fino alle attuali forme ottocentesche in stile neogotico.

Il più famoso esponente della famiglia, Bettino Ricasoli, che, fra le altre cose, fu il secondo presidente del Consiglio del Regno d’Italia dopo Cavour, si dice che si aggiri ancora nel suo castello a quasi 150 anni dalla sua morte. Certamente la sua sinistra fama è dovuta anche al suo acceso conflitto con la Chiesa e alla sua iscrizione alla massoneria.

Vediamo la sua storia.

Bettino Ricasoli, il Barone di Ferro

Bettino Ricasoli fotografato da Duroni & Murer 1860 circa (Immagine di pubblico dominio via Wikipedia)

Nato nel 1809 a Firenze, Bettino Ricasoli apparteneva a una delle famiglie più nobili di Firenze. Con un carattere forte ma geniale (era soprannominato “Barone di Ferro”), fu una figura centrale nel panorama toscano e italiano della seconda metà dell’Ottocento.
Fu, tra le altre cose, l’inventore della formula del vino Chianti classico, che ottenne miscelando uve di qualità sangiovese e trebbiano nella sua tenuta di Brolio, nel comune di Gaiole in Chianti (provincia di Siena), e uno dei fondatori, nel lontano 1859, del quotidiano La Nazione. Religioso ma non particolarmente favorevole al clericalismo, amava seguire personalmente l’educazione e l’opera dei suoi lavoranti, anche dando premi ai più meritevoli, di solito delle statuette di Sant’Isidoro Agricola, patrono dei contadini. Si dice anche che avesse in odio la figura della Madonna, forse vista come superstizione, e che infliggesse punizioni terribili a coloro che avessero in casa una statuetta della Vergine o gli dimostrassero devozione. Era inoltre un uomo eccessivamente avido: si narra che contasse perfino i grappoli d’uva o i frutti sugli alberi, per paura di esser derubato.

Un personaggio controverso, insomma!

Il Castello di Brolio (Immagine di pubblico dominio via Wikipedia)

Appassionato massone, fu anche un fervente patriota. Convinto sostenitore dell’unificazione italiana sotto la corona dei Savoia, anche per scacciare il potere austriaco dalla penisola e in particolar modo dalla sua Toscana. Nel 1848 partecipò ai moti che condussero alla fondazione di una effimera repubblica toscana, nell’ambito della Prima Guerra di Indipendenza, divenendo Gonfaloniere (cioè sindaco) di Firenze.

Deluso anche da quest’ultimo governo, e dalla mancanza di una visione più liberale del Granduca Leopoldo II, nel frattempo ritornato al governo, si auto-esiliò in Svizzera nel 1849, avvicinandosi alle posizioni liberali di Camillo Benso, conte di Cavour. Tornato in Toscana nel 1851, fu lui a dirigere nel 1859 il Governo Provvisorio Toscano, una volta partiti definitivamente i Lorena. Come tale, nel 1860, organizzò il plebiscito che sanciva l’unione della Toscana al Regno di Sardegna, auspicando la conquista di Roma da parte di Garibaldi, per completare l’unità d’Italia.

Bettino Ricasoli presenta il plebiscito di annessione della Toscana all’Italia di Vittorio Emanuele II di Savoia (Immagine di pubblico dominio via Wikipedia)

Fu senatore del regno già nel 1861 e, dopo la morte di Cavour nel giugno di quell’anno, ebbe l’ambita nomina a Presidente del Consiglio, affrontando i problemi che affliggevano il neonato stato italiano. In particolare, conforme alla sua fama di “duro”, si distinse nella repressione del fenomeno del brigantaggio.

Il suo governo durò poco: già nel 1862 si dimise perché giudicava Re Vittorio Emanuele II troppo attendista per quanto riguarda l’unificazione della penisola italiana, vale a dire la presa di Roma e del Veneto. Si ritirò nuovamente nel suo castello di Brolio, dove ricevette la visita del sovrano in persona nel 1863; segno della sua grande importanza politica.

Tornò al potere nel 1866, trovandosi a sedare alcune rivolte filoborboniche in Sicilia: ai suoi ordini Palermo fu cannoneggiata, mentre inviava sull’isola un contingente di cinquantamila uomini, al comando del Generale Cadorna per riportare l’ordine. Contemporaneamente cercò una riconciliazione con la Chiesa di Roma, a cui il Regno Sabaudo aveva espropriato le proprietà degli ordini religiosi soppressi, tentando di far approvare la restituzione di tali proprietà.

Sconfitto, capì che la sua influenza politica stava scemando e nel 1867 si dimise, restando senatore nella corrente della Destra Storica. Dopo aver salutato con grande soddisfazione l’annessione di Roma al regno d’Italia, dichiarandosi allo stesso tempo a favore di un risarcimento al Papato (Legge delle Guarentigie), nel 1871 si ritirò a vita privata in modo definitivo, mantenendo solo la carica di sindaco del comune di Gaiole in Chianti.

Morì settantunenne nel suo amato castello di Brolio, il 23 ottobre 1880, e lì è sepolto, nella cappella di San Jacopo.

Ma la sua storia non ebbe termine quel giorno…

La cappella di San Jacopo: è qui che è sepolto il Barone di Ferro (Immagine condivisa su licenza CC BY 3.0 Wikipedia)

Il fantasma del Barone di Ferro

La sinistra fama di Bettino Ricasoli non si smentì neanche dopo la sua dipartita.
Le testimonianze del tempo, forse alimentate da certi ambienti ecclesiastici che non vedevano di buon occhio il personaggio (e la cosa era reciproca, come abbiamo visto) e anche dai suoi dipendenti che di certo non lo amavano alla follia, ci narrano che già durante la veglia strani fenomeni si presentassero al suo capezzale.

I giardini all’italiana all’interno del parco del Castello (Immagine condivisa su licenza CC BY 3.0 via Wikipedia)

Quella notte si narra che un nugolo di falene entrasse nella sua camera e volando attorno alle candele ne spegnesse le fiammelle, tanto che si rinunciò ad accendere di nuovo i ceri. Al mattino dopo la sua bara, posta sul suo letto di morte, fu misteriosamente trovata fuori dalla stanza. A nulla valse il riposizionamento sul catafalco: non ne voleva proprio sapere di stare al suo posto.

Anche dopo la tumulazione nella cappella di famiglia del castello di Brolio, la salma non trovò pace: veniva sepolta la sera e la mattina era sempre fuori della porta. Fu chiamato un sacerdote che, data la fama di sacrilego del defunto, volle far portare la bara in una zona impervia, nel mezzo del bosco, in un luogo detto il “Borro dell’Ancherona”. Un luogo sconsacrato, lontano da tutto, per una persona che in vita era considerata terribilmente spregevole.

Quando i portantini caricarono la cassa sulle spalle, questa si dimostrò eccezionalmente pesante, quasi intrasportabile. Man mano che procedevano, mentre il sacerdote recitava le preghiere di rito, la bara si fece più leggera.

A metà strada, da dentro la cassa, si levò la voce cavernosa del Barone che protestava:

“Frate, tu che mi accusi di essere empio, non sei senza peccato. Una volta rubasti un tordo. Non sei senza peccato, non puoi confinarmi fuori dal terreno consacrato.”

E, mentre i presenti si guardavano spaventati, il sacerdote per nulla impressionato rispose:

“Io non ho rubato niente: presi il tordo da un laccio di un cacciatore, ma lasciai anche il denaro per ripagarlo”.

Come facesse a sapere di quell’episodio era un mistero, ma il sacerdote, rispondendogli a tono, lo aveva fatto tacere.

E così, secondo il racconto, la bara fu sepolta nel remoto Borro dell’Ancherona. Questo episodio, ancor vivo nella memoria dei paesani più anziani, è ceratmente frutto di una fervida immaginazione: il Barone Bettino Ricasoli riposa nella sua tomba al Castello di Brolio, e non ci sono prove per dimostrare il contrario.

La tomba di Bettino Ricasoli, nella cappella di San Jacopo nel Castello di Brolio (Immagine condivisa su licenza CC BY 3.0 via Wikipedia)

Il presunto confinamento del suo spirito maligno in un luogo lontano da tutti e da tutto, sempre che ci sia stato, non ebbe tuttavia l’effetto sperato.

La sua presenza si sente ancor oggi nel castello e nelle case vicine.

Molte leggende si sono susseguite nel tempo. Si narra ad esempio di oggetti spariti o misteriosamente spostati e di pile di piatti nelle cucine del maniero che cadono da sole con un gran fragore seguito dal suono della sua risata stridula. Persone raccontano di essersi sentite premere addosso le coperte del letto, come se qualcuno ci fosse seduto sopra o, peggio, come se il tessuto si fosse trasformato improvvisamente in piombo, mentre nel buio balenavano i suoi occhi scintillanti.

Nelle notti di luna piena non è raro vedere la sua scura sagoma avvolta in un mantello stagliarsi contro la luna a cavallo di un nero destriero, spesso seguito da una muta di cani da caccia. Nella sua camera, che gli eredi hanno voluto preservare intatta dalla sua morte, spesso si trova un mozzicone di sigaro fumante e il letto sgualcito, senza che, ovviamente, nessuno vi sia entrato.

Veduta della parte più antica del Castello di Brolio, con i camminamenti delle mura e il mastio (Immagine condivisa su licenza CC BY 3.0 Wikipedia)

Il caso divenne famoso fra gli appassionati di fantasmi, tanto che, nel marzo 1964, un celebre fumettista, Renato Polese, volle dormire nelle stanze che furono di Bettino. A mezzanotte in punto un rumore lo fece svegliare di soprassalto.

Di fronte a lui c’era la diafana figura del barone, vestito nella finanziera nera come amava fare da vivo, che aveva lo sguardo torvo fisso su di lui con i suoi occhi scintillanti. Subito dopo lo spettro svanì nel nulla e si udì lo scalpiccìo degli zoccoli di un cavallo in lontananza.

Il fatto fu talmente eclatante che Polese scrisse un accurato resoconto sulla Domenica del Corriere, la cui copertina raffigura il Barone di ferro mentre cavalca di notte un cavallo bianco e fu dipinta dal celebre Walter Molino.

C’è chi dice che negli anni ’70, grazie a cerimonie religiose volte a placare lo spirito del Barone, i fenomeni spiritici siano cessati del tutto. Ma in realtà, a quanto si dice, Bettino Ricasoli fa ancora sentire la sua presenza nel suo magnifico castello e nelle case che erano dei suoi contadini. Sembra proprio che Brolio sia ancora abitato dal suo Barone di Ferro, oltre che dai suoi discendenti.

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

https://it.wikipedia.org/wiki/Bettino_Ricasoli

https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Brolio

https://www.treccani.it/enciclopedia/ricasoli-bettino-barone/

https://www.ricasoli.com/news/il-fantasma-del-barone-bettino-ricasoli/

Polese, Renato Il fantasma a cavallo in La Domenica del Corriere Giugno 1964

Alessandro Orlandini, Il fantasma di Bettino. Genesi di uno spettro: la leggenda del Barone Bettino Ricasoli, Franco Angeli, 1988

Biliorsi, Massimo Al di là di Siena, IFI, 1988 p. 81 sgg. (con particolare riferimento all’episodio della sepoltura nel Borro dell’Ancherona, riassunto in questo articolo)


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